ATTUALITÀ - 09 aprile 2026, 06:50

Longevità record, ma non per tutti: anche il Piemonte soffre le diseguaglianze

Dal 1990, la mortalità è diminuita di oltre il 40%. Oggi l'età media si attesta a 83,4 anni.

Longevità record, ma non per tutti: anche il Piemonte soffre le diseguaglianze

Longevità record, ma non per tutti: anche il Piemonte soffre le diseguaglianze

L’Italia è oggi tra i Paesi più longevi al mondo: la speranza di vita ha raggiunto gli 83,4 anni, contro i 29,8 anni del 1872. Un cambiamento radicale, dovuto soprattutto al crollo della mortalità infantile, passata da circa 230 decessi ogni mille nati vivi nell’Ottocento a 2,7 per mille nel 2023, tra i livelli più bassi al mondo.

Alla base di questo progresso ci sono il miglioramento delle condizioni di vita, i progressi della medicina, la diffusione dei vaccini e l’accesso universale alle cure. Di seguito quanto emerge dal report "La salute una conquista da difendere":

Dalle infezioni alle malattie croniche

Se in passato le principali cause di morte erano malattie infettive, oggi il quadro è completamente diverso. Nel 2023 i tumori rappresentano il 26,3% dei decessi, mentre le malattie cardiovascolari arrivano al 30%, diventando la prima causa di morte.

La mortalità generale è diminuita nel tempo, stabilizzandosi attorno a mille decessi ogni 100mila abitanti dagli anni Cinquanta, nonostante l’invecchiamento della popolazione.

Divari territoriali e sociali

La maggiore longevità non è però uniforme. Nel 2023 l’età mediana alla morte varia da meno di 82 anni in Campania a oltre 86 nelle Marche. Tra il 1990 e il 2023 la mortalità è diminuita del 43% tra gli uomini e di quasi il 40% tra le donne, ma con un calo più marcato nel Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno.

Incidono anche le disuguaglianze sociali: tra gli adulti, chi ha un basso livello di istruzione presenta una mortalità circa del 40% più elevata rispetto a chi ha un’istruzione più alta.

Focus sul Piemonte

In questo contesto, il Piemonte si colloca nel gruppo delle regioni del Centro-Nord, dove i livelli di sopravvivenza risultano più elevati e la riduzione della mortalità è stata più marcata negli ultimi decenni. Nonostante i dati evidenziati in precedenza, anche a livello regionale il quadro non è omogeneo. Accanto a indicatori complessivamente in linea con la media nazionale, emergono differenze tra territori che riflettono dinamiche già osservate su scala più ampia. Fattori come le condizioni socio-economiche, l’accesso ai servizi sanitari e gli stili di vita incidono in modo significativo sulla salute della popolazione, contribuendo a delineare una realtà articolata, in cui i progressi registrati convivono con criticità locali.

Per migliorare il quadro regionale non è sufficiente agire sulle cure: occorre rafforzare la medicina di prossimità, la diagnosi precoce, l’adesione agli screening e le politiche capaci di favorire attività fisica, alimentazione corretta e contrasto a fumo, sedentarietà ed eccesso di peso. In altre parole, la qualità della vita si costruisce specialmente nella prevenzione quotidiana, spesso lontano dai contesti clinici e ospedalieri. 

Più anni di vita, più malattie croniche

Migliora la percezione della salute: le persone che si dichiarano in cattiva salute sono passate dall’8% nel 1995 al 5,5% nel 2025. Tuttavia, cresce il peso delle patologie croniche.

Nel 2025 si stimano 13 milioni di persone con multimorbilità. Aumentano anche diabete (dal 2,9% nel 1980 al 6,4%) e ipertensione (fino al 18,9%), fenomeni legati sia all’invecchiamento sia agli stili di vita.

Fumo in calo, obesità in aumento

Tra i segnali positivi c’è il calo del fumo: tra gli uomini si passa dal 54,3% nel 1980 al 22,9% nel 2025. Più stabile il dato femminile.

In crescita invece l’obesità, salita dal 5,9% nel 1990 all’11,6% nel 2025, soprattutto tra le persone meno istruite.

L’Italia ha compiuto enormi progressi: si vive più a lungo e in condizioni migliori. Ma restano differenze territoriali, disuguaglianze sociali e una crescente diffusione di malattie croniche. La salute resta quindi una conquista da difendere, anche attraverso la prevenzione e le scelte quotidiane.

Le buone pratiche per mantenersi in salute

- svolgere attività fisica regolare
- seguire un’alimentazione equilibrata
- evitare il fumo
- limitare il consumo di alcol
- controllare periodicamente i principali parametri (es. pressione, glicemia e colesterolo)
- aderire ai programmi di prevenzione e screening
- mantenere un peso adeguato
- curare sonno e benessere psicologico
- contenere lo stress
- preservare relazioni sociali attive

C.S., G. Ch.

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