Le criticità non sono mancate e, nel corso dei mesi, il servizio di bike sharing è finito più volte al centro delle segnalazioni dei cittadini per utilizzi impropri, biciclette lasciate fuori posto, mezzi vandalizzati e comportamenti non sempre corretti sulle strade. Un tema che continua ad alimentare discussioni e richieste di intervento. Su questo punto è intervenuto il presidente della Provincia, Emanuele Ramella Pralungo, secondo cui “comportamenti episodici non possono diventare il criterio con cui giudicare l’intero progetto”.
Il tema è emerso nella mattinata di ieri, mercoledì 25 marzo, nella sala Becchia della Provincia di Biella, dove i rappresentanti delle realtà coinvolte nel progetto – Ener.bit, Provincia di Biella, Vaimoo, Atap e i Comuni aderenti – si sono riuniti per fare il punto sul servizio a circa 18 mesi dal lancio. Al centro dell’intervento, accanto ai risultati raggiunti, la volontà di difendere un’iniziativa che ha dato una risposta concreta a un bisogno reale del territorio. “Abbiamo vinto una sfida, perché i dati lo dimostrano – ha dichiarato Ramella Pralungo –. È stata una scelta vincente, favorita anche dall’interconnessione con il trasporto pubblico e dalla possibilità di usare la bicicletta con un abbonamento Atap o con un biglietto. Ma vincente è stata soprattutto la scelta compiuta da Ener.bit, dalla Provincia e dai Comuni che hanno collaborato, perché ha dato al territorio una risposta concreta sul fronte dei collegamenti”.
Nel Biellese, infatti, le connessioni tra il capoluogo e i paesi limitrofi non sono sempre semplici e, fino a un anno e mezzo fa, molti giovani avevano minori possibilità di spostarsi in autonomia proprio a causa di una copertura non sempre adeguata del trasporto pubblico locale. In molti casi si muovevano meno oppure dipendevano dagli accompagnamenti in auto dei familiari.
“In questi mesi abbiamo letto molte segnalazioni, come se chi usasse una bicicletta fosse, in modo aprioristico, uno scellerato – ha sottolineato il presidente –. Sicuramente ci sono state situazioni nelle quali la bicicletta è stata utilizzata da due soggetti oppure lasciata all’esterno degli stalli predisposti”. Episodi reali, che Ramella Pralungo invita però a ricondurre alla loro giusta dimensione, senza trasformarli in una lettura generalizzata: “C’è un obbligo di tutela e di controllo, ed è giusto intervenire quando ci sono comportamenti scorretti. Ma non possiamo raccontare questa realtà come se fosse composta soltanto da ragazzi imprudenti o vandali".
Il presidente ha inoltre osservato che si tratta di criticità emerse soprattutto nella fase iniziale del progetto e progressivamente ridimensionate, mentre i numeri presentati nel corso dell’incontro, con circa 11 mila utenti registrati e quasi 500 mila km percorsi in 18 mesi, avvalorano l'ampio utilizzo del servizio. Da qui anche il rilancio sul futuro: il bike sharing, secondo Ramella Pralungo, ha dimostrato di funzionare e ora la sfida è estenderlo ulteriormente, coinvolgendo anche altri Comuni oggi esclusi dal sistema delle postazioni fisse e ragionando, parallelamente, sul tema delle piste ciclabili e della tutela di chi si sposta in bicicletta.








