Ci sono dischi che possiedono una sorta di "data di scadenza inversa": non appena parte la prima nota, ti proiettano istantaneamente in un momento preciso della storia. “The Final Countdown” degli Europe è esattamente uno di questi. Oggi facciamo un salto nel tempo, più precisamente ci ritroviamo nel 1986, nel cuore pulsante degli anni ottanta, un’era dominata dalle tastiere, melodie monumentali e ritornelli nati con un unico scopo: essere cantati a squarciagola negli stadi di tutto il mondo. Reduci dalla fredda Svezia ma pronti a conquistare il pianeta con un suono che guarda lontano, Joey Tempest e compagni hanno saputo unire il carisma di una voce unica a una produzione impeccabile.
Con dodici appuntamenti già alle spalle, il nostro viaggio tra nostalgia e grandi canzoni non accenna a fermarsi. Benvenuti al nuovo capitolo della nostra rubrica settimanale: “Riascoltati per voi”.
“The Final Countdown”, è diventato molto più di un semplice successo: è entrato nell’immaginario collettivo, ed è ancora oggi riconoscibile dopo pochi secondi. Il segreto del loro successo? Un mix perfetto di hard rock melodico, una produzione pulitissima e canzoni che ti girano per la testa per giorni e giorni. In questo album, il rock diventa epico, quasi cinematografico: non è aggressivo, non è cupo, bensì è luminoso, potente, pensato per i grandi palchi. Ogni brano è molto ben costruito per colpire subito, senza complicazioni.
La voce di Joey Tempest è uno degli elementi chiave del disco: è pulita, altissima, super riconoscibile ed è perfetta per questo tipo di rock. Non urla mai troppo, non esagera: accompagna le canzoni con sicurezza e rende i ritornelli a dir poco memorabili. È una voce che ti resta in testa, anche dopo tanti anni. Non da meno sono gli arrangiamenti: le tastiere, come detto, sono protagoniste assolute, soprattutto nel brano simbolo dell’album. Senza dimenticare le chitarre, che entrano decise e danno quel giusto peso al rock e a tutto il disco. Così come la sezione ritmica è ben strutturata, solida, precisa, sempre al servizio della canzone. Gli arrangiamenti sono curati, puliti, senza sbavature: ogni suono è dove deve stare. Punto. Sono convinto sia uno di quegli album che suona ancora bene oggi, proprio grazie alla sua chiarezza.
Questo è un disco perfetto da ascoltare in pieno giorno, mentre fai qualcosa che richiede energia, ed è ideale anche per riscoprire il suono degli anni ’80 senza troppe complicazioni: metti play e ti lasciati trasportare. Non serve analizzarlo troppo, “The Final Countdown” va vissuto e cantato a squarciagola.
Prima di lasciarvi all’ascolto, ci tengo a sottolineare quanto, “The Final Countdown”, sia un album-simbolo di quegli anni, capace di unire rock e melodie come pochi altri. Sicuramente non sarà il più profondo o il più poetico o quello più virtuosistico, ma credo sia uno dei più iconici di quei favolosi anni ottanta!
I miei brani preferiti sono: "The Final Countdown", "Rock the Night", "Carrie", "Danger on the Track", "Cherokee", "Time Has Come", "On the Loose" e "Love Chaser".
Voto: 9
Tracce:
1) The Final Countdown – 5:11
2) Rock the Night – 4:08
3) Carrie – 4:33
4) Danger on the Track – 3:48
5) Ninja – 3:49
6) Cherokee – 4:15
7) Time Has Come – 4:04
8) Heart of Stone – 3:51
9) On the Loose – 3:10
10) Love Chaser – 3:30
Durata: 40 minuti.
Formazione:
- Joey Tempest – voce
- John Norum – chitarre, cori
- John Levén – basso
- Mic Michaeli – tastiere, cori
- Ian Haugland – batteria, cori
Dopo aver ascoltato le ultime note, ci congediamo da “The Final Countdown” degli Europe, il disco che per questa settimana è stato la nostra macchina del tempo. Questo nostro viaggio non è mai statico; ogni riascolto svela una nuova strada, un nuovo dettaglio nascosto che merita di essere visitato. Fatemi sapere le vostre impressioni, i vostri ricordi e le vostre riflessioni. Grazie per aver condiviso la rotta anche questa settimana, il prossimo vinile è già sul piatto. A presto!





