ECONOMIA - 28 febbraio 2026, 12:30

Nel 2025 il Pil del Piemonte cresce ancora ma ci sono nuvole nere su occupazione e manifattura

Lo dice la stima del PilNow, il superindice del Comitato Torino Finanza. Dati meno ottimistici rispetto a quelli più positivi dei giorni scorsi, diffusi da Unioncamere Piemonte

Nel 2025 il Pil del Piemonte cresce ancora ma ci sono nuvole nere su occupazione e manifattura

Nel 2025 il Pil del Piemonte cresce ancora ma ci sono nuvole nere su occupazione e manifattura

L’economia piemontese chiude il 2025 con una crescita del Pil del +0,55%, in miglioramento rispetto al +0,5% del 2024, ma ancora lontana dalla media dell’Unione Europea (+1,5%). L’ultimo trimestre dell’anno è in accelerazione, con un +0,75% rispetto allo stesso periodo del 2024, in linea con la media nazionale (+0,8%) e in netto miglioramento rispetto al +0,55% del terzo trimestre. Numeri tuttavia ancora ridotti, se si considerano invece quelli decisamente positivi  dei giorni scorsi, diffusi da Unioncamere Piemonte, per quanto riguarda produzione, fatturato e ordinativi (soprattutto grazie a export e aerospazio).

È la stima in anteprima del PILNOW, il superindice che si avvale anche dell’intelligenza artificiale messo a punto dal Comitato Torino Finanza presso la Camera di commercio di Torino. Il PILNOW anticipa di almeno dodici mesi i dati ufficiali.

Il 2025 è il terzo anno consecutivo in cui il Piemonte registra una crescita inferiore all’1%. Dopo il +0,7% del 2023 e il +0,5% del 2024, la regione si mantiene in territorio positivo grazie principalmente al traino del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e del settore turistico, mentre le esportazioni e il comparto automotive restano in sofferenza. Crescono moderatamente anche i settori alimentare e aerospazio. Sembra tuttavia in esaurimento il ciclo dominato da incentivi edilizi e turismo: occorre perciò pensare a una nuova strategia per sostenere la domanda.

Il PIL regionale a prezzi costanti del 2015 raggiunge 135,8 miliardi di euro, superando i livelli del 2019, ma restando ancora distante di circa 6 miliardi dal picco storico di 141 miliardi del 2007. A prezzi correnti il PIL regionale è stimato in 166,5 miliardi di euro. Il confronto europeo evidenzia il ritardo strutturale: la Spagna traina il continente con +2,8%, la Francia cresce dell’1,1% (sostenuta dal deficit pubblico), mentre la Germania esce dalla recessione con un modesto +0,4%.

L’occupazione regionale, dopo la crescita del +4% registrata nel 2024, si ferma con una variazione tendenziale del -0,1% (Italia +0%). L’analisi settoriale rivela una forte polarizzazione: le costruzioni crescono dell’+11% grazie al PNRR, ma il commercio-turismo si è fermato (0%) dopo il grande aumento degli anni precedenti, la manifattura arretra del -0,9% e i servizi calano del -0,6%. Servono nuovi stimoli.

La cassa integrazione guadagni registra una preoccupante accelerazione nel quarto trimestre, con una media mensile di 4,8 milioni di ore, raddoppiata rispetto al trimestre precedente. La CIG, concentrata al 95% nel manifatturiero, con il 45% di cassa straordinaria legata a crisi strutturali, costa l’equivalente di 0,7 punti percentuali di PIL annualizzato e aggiunge l’1,3% di lavoratori temporaneamente inattivi al tasso di disoccupazione ufficiale del 5,9%, portando il dato complessivo – se si contassero gli inattivi per CIG – al 7,2%.

Le esportazioni piemontesi annualizzate si stabilizzano intorno a 59-61 miliardi di euro, ancora in calo del 5% rispetto al picco di 63 miliardi del 2023 (il confronto nazionale è +1,5%). La flessione interessa in particolare il settore automotive, i beni strumentali e le vendite verso la Germania, mercato tradizionalmente strategico per l’industria regionale. La stabilizzazione rispetto al 2024 è una buona notizia, ma la riduzione nei mezzi di trasporto e nei beni strumentali è strutturale. Il Piemonte potrebbe crescere di più, se il tradizionale motore delle esportazioni riprendesse, ma è stato colpito dai dazi e dalla crisi tedesca.

Il turismo offre un parziale contrappeso: le presenze estere crescono del +5,8% nel 2025 (con punte del +10% in luglio-agosto), mentre il turismo domestico aumenta del +6,2% nel primo semestre. Tuttavia, l’incremento della spesa turistica sul territorio compensa appena il 10% della perdita di 3 miliardi di euro di esportazioni.

Il mercato del credito mostra segnali di ripresa: il credito al consumo accelera al +5,1%, un valore che denota fiducia nella spesa ma anche qualche tensione di liquidità. I prestiti alle società non finanziarie, pari a 46,4 miliardi di euro (28% del PIL), tornano in territorio leggermente positivo (+0,3%) grazie al calo dei tassi di interesse, ma la dinamica resta sotto l’inflazione.

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione media si mantiene contenuta all’1,0%, ma persistono forti divergenze settoriali: l’inflazione del carrello alimentare è all’1,7% (in moderazione rispetto al +3,5% della precedente rilevazione), mentre quella turistica si attesta al +3,8%, ben al di sopra degli obiettivi. Questa dinamica a doppia velocità continua a frenare i consumi interni in volume. Le vendite della distribuzione organizzata si stabilizzano senza mostrare una crescita tendenziale positiva, con l’alimentare che performa meglio del non-food. È una stabilizzazione, dopo un periodo di debolezza.

L’energia richiesta sulla rete di Terna nell’area torinese cresce del +8% (Italia +1,6%), un segnale congiunturale e strutturale positivo data l’elevata correlazione con l’attività economica reale. La logistica in volume prosegue l’anno accelerando dopo la pausa del primo trimestre 2025, anche se l’indice non sfonda la barriera del livello 130.

Il PIL pro capite del Piemonte raggiunge i 39.040 euro, superiore alla media italiana di 35.800 euro, ma inferiore ai 51.000 euro della Lombardia e ai benchmark europei come Monaco di Baviera (64.900 euro). Il confronto con altre regioni europee comparabili, come Lione (38.100 euro) e Barcellona (39.400 euro), colloca il Piemonte in una posizione intermedia nel panorama continentale.

Le prospettive per il 2026 pongono interrogativi importanti. Senza il PNRR, la cui spinta è destinata a esaurirsi, il Piemonte dovrà trovare nuovi motori di crescita. L’export, colpito dai dazi, deve aprirsi varchi in nuovi mercati. La produttività dovrebbe risalire con gli investimenti, dopo che per due anni l’occupazione cresciuta più del PIL ha evidenziato una riduzione di produttività media. Il ciclo dominato da turismo e incentivi edilizi sembra in esaurimento: occorre una nuova strategia per la domanda.

Il quarto trimestre 2025 – afferma Vladimiro Rambaldi, Presidente del Comitato Torino Finanza mette in evidenza la capacità dell’economia piemontese di accelerare nella parte finale dell’anno, raggiungendo una crescita in linea con la media nazionale. È una confortante dimostrazione di resilienza nonostante le turbolenze internazionali. Tuttavia, il terzo anno consecutivo di crescita «zero virgola» evidenzia la necessità di una svolta: nuovi modelli produttivi, diversificazione dei mercati di esportazione e rafforzamento della competitività del sistema manifatturiero regionale sono le sfide per il prossimo futuro. Noi, attraverso il PILNOW, continueremo a monitorare in tempo reale l’economia piemontese, offrendo alle istituzioni e agli operatori economici informazioni tempestive per orientare le decisioni strategiche”.

"I dati del PILNOW confermano la profonda resilienza del tessuto economico piemontese, capace di chiudere l'anno in accelerazione nonostante un quadro internazionale denso di incertezze - commenta il vicepresidente di Unioncamere Piemonte e Presidente della Camera di commercio di Torino, Massimiliano Cipolletta -. Se da un lato la tenuta del sistema è un segnale di fiducia, dall'altro la stasi della crescita su valori frazionali per il terzo anno consecutivo ci impone una riflessione sul futuro del nostro modello di sviluppo. Il Piemonte deve attivare una nuova strategia per la crescita che rimetta al centro la produttività e l'innovazione industriale. Il sistema camerale continuerà a monitorare questi processi, offrendo la base analitica necessaria per trasformare le sfide correnti in opportunità strutturali di lungo periodo". 

Dalla redazione di Torino

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