Benessere e Salute - 17 febbraio 2026, 06:50

Nuove tecnologie all'Ospedale di Biella: 50mila euro per la riabilitazione FOTO

Nuove tecnologie all'Ospedale di Biella: 50mila euro per la riabilitazione

Nuove tecnologie all'Ospedale di Biella: 50mila euro per la riabilitazione

Oltre 50mila euro saranno destinati al potenziamento della Medicina Riabilitativa dell’ASL BI. Il progetto di raccolta fondi è stato presentato ieri mattina, lunedì 16 febbraio, nella sede della Direzione Generale dell’Azienda Sanitaria Locale. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Amici dell’Ospedale di Biella, prevede l’acquisizione di diverse tipologie di dispositivi destinati ai pazienti che affrontano percorsi riabilitativi complessi.

La campagna, tuttora aperta, ha ricevuto un primo e significativo contributo da familiari e amici in memoria del dottor Luca Schneider, che hanno sostenuto l’acquisto di una parte delle attrezzature previste.

Il progetto si rivolge a pazienti con disabilità di origine ortopedica e neurologica e punta a rafforzare la qualità dell’offerta sanitaria, introducendo strumenti capaci di migliorare l’efficacia dei trattamenti e, al tempo stesso, ottimizzare l’organizzazione del lavoro degli operatori.

Leo Galligani, Presidente dell'Associazione Amici dell’Ospedale di Biella: “Questo progetto nasce dopo una stagione dedicata all’alta tecnologia ed è il frutto di una scelta precisa: investire sì nell’innovazione, ma con una forte attenzione all’umanizzazione. Il nostro compito è migliorare l’ospedale sotto il profilo tecnico, ma con particolare attenzione al rispetto della persona.

La riabilitazione non può essere un compartimento isolato: il percorso di cura deve essere integrato, dall’intervento fino al reinserimento nella società. È un errore che ogni reparto lavori come una realtà chiusa. Oggi la medicina ha raggiunto livelli straordinari, ma dobbiamo recuperare una visione più completa, che accompagni la persona nel suo ritorno alla vita sociale.

Questa iniziativa è resa possibile anche dal gesto di una famiglia che ha scelto di trasformare un ricordo in qualcosa di utile per altri pazienti. È un passaggio delicato, ma profondamente significativo”.

Mario Sanò, Direttore Generale ASL BI: “Ringrazio l’Associazione e la famiglia Schneider per la sensibilità dimostrata. Il nostro obiettivo è rendere la struttura sempre più vicina ai bisogni delle persone. Ci sono aspetti meno misurabili, come l’attenzione e la vicinanza, che incidono profondamente sull’esperienza del paziente.

Questo progetto interviene in un ambito che può fare la differenza nel recupero dei pazienti ortopedici e neurologici. In sanità sono fondamentali gli investimenti nelle grandi tecnologie, stiamo aggiornando i due acceleratori lineari in Radioterapia, ma sono altrettanto importanti le iniziative che rispondono ai bisogni concreti delle persone e nascono dalla collaborazione tra comunità e professionisti”.

Lia Rusca, Direttore S.C. Medicina Riabilitativa ASL BI: “Ringrazio la famiglia Schneider e l’Associazione per un contributo che consente di mettere a disposizione strumenti moderni e funzionali, adatti a pazienti con disabilità diverse.

Se nella fase acuta l’attenzione è sull’emergenza, quando questa viene superata la domanda diventa: come si vive dopo? La riabilitazione deve restituire la migliore qualità di vita possibile e accompagnare la persona verso il reinserimento sociale.

Per noi significa passare dal movimento al gesto con una finalità: quando il paziente vede il risultato di ciò che fa, aumenta la fiducia e cambia l’atteggiamento verso il percorso di recupero”.

Massimo Bocchio Ramazzio, Coordinatore Ambulatori S.C. Medicina Riabilitativa ASL BI: “Le nuove tecnologie rappresentano un salto di qualità. Lo standing dinamico, ad esempio, integra attività motoria e cognitiva attraverso uno schermo interattivo, rendendo il paziente più attivo e coinvolto. Sono strumenti capaci di adattarsi alle condizioni della persona e di monitorarne i progressi. Migliorano la qualità dell’intervento e rendono più efficiente il lavoro degli operatori.

La riabilitazione si concentra sulle capacità residue: lavoriamo su ciò che funziona e definiamo obiettivi progressivi, accompagnando il paziente fino al ritorno alla vita quotidiana; il nostro compito è valorizzare".

“L’informatizzazione cambia la dimensione dell’esperienza riabilitativa – Aggiunge Galliani - L’attenzione non resta più sul limite, ma sull’azione da compiere. Quando il movimento assume un significato concreto, come raccogliere un fiore e riporlo in un vaso, il paziente si concentra sul gesto e non sulla propria difficoltà. È un passaggio apparentemente semplice, ma che racchiude un grande valore”.

Merina Colaiacomo, Coordinatore Degenze S.C. Medicina Riabilitativa ASL BI: “Dopo la fase acuta occorre aiutare la persona a reinventare la propria vita, spesso in condizioni diverse da quelle precedenti. Ridare autonomia significa restituire dignità e offrire strumenti concreti per tornare a essere protagonisti del proprio quotidiano. Anche un gesto che può sembrare semplice, come potersi rivedere in posizione verticale, rappresenta un cambiamento profondo, perché consente di ritrovare uno sguardo diverso sul mondo e sugli altri.

Ho conosciuto il dottor Schneider prima come professionista, in ortopedia, e poi come paziente. Dietro il ruolo autorevole c’era una persona con fragilità, paure e desideri, come ciascuno di noi. Questa esperienza ci ricorda quanto sia importante accompagnare ogni persona anche nel percorso umano che segue la malattia".

Alberto Petti, Responsabile S.S. Ingegneria Clinica ASL BI: “Ringraziamo l’Associazione e tutti i donatori che contribuiscono al rinnovo del parco tecnologico. Dopo gli investimenti sulle grandi apparecchiature, restano fondamentali le tecnologie medie e piccole, quelle che vengono utilizzate ogni giorno. Queste donazioni ci permettono di intervenire anche su questo livello, incidendo concretamente sulla qualità dell’assistenza”.

Familiari del dottor Luca Schneider: “Per noi questa iniziativa rappresenta un segno positivo dopo un percorso di sofferenza. Ringraziamo chi ci ha accompagnato e chi ha contribuito a questo risultato. Abbiamo visto quanto la tecnologia, insieme alla competenza e alla sensibilità del reparto, possa fare la differenza anche dal punto di vista psicologico. Sapere che queste attrezzature aiuteranno altre persone ci dà un senso profondo di continuità”.

Le attrezzature previste

Per i pazienti con lesioni prevalentemente di tipo ortopedico è prevista una “poliercolina”, una spalliera a muro dotata di contrappesi che consente al paziente di eseguire movimenti in maniera attiva. È utilizzata soprattutto per la riabilitazione degli arti superiori, ma può essere impiegata anche per quelli inferiori e può essere utilizzata in autonomia, seguendo le indicazioni del fisioterapista. Il valore supera i 1.500 euro.

Per pazienti con disabilità di tipo ortopedico è inserita una “rota”, del valore di circa 3.400 euro, utilizzata prevalentemente per gli arti superiori. Anche in questo caso il paziente lavora in modo attivo e autonomo, secondo le indicazioni ricevute.

Per pazienti sottoposti a interventi ortopedici, come protesi di anca o di ginocchio, sono previsti quattro mobilizzatori passivi, strumenti che consentono la mobilizzazione delle articolazioni, in particolare anca e ginocchio, soprattutto nella fase iniziale del percorso riabilitativo. Ogni mobilizzatore ha un valore superiore ai 4.400 euro.

Accanto a questi dispositivi, il progetto include due strumentazioni altamente tecnologiche e sofisticate, destinate a pazienti con disabilità gravi che necessitano di percorsi riabilitativi complessi.

Il primo è uno “standing dinamico”, utilizzato da pazienti che devono recuperare e mantenere la posizione eretta. Rispetto agli standing tradizionali, è dotato di un software che, grazie a un collegamento wireless con uno schermo di grandi dimensioni, consente di simulare attività realistiche, rendendo più stimolante il percorso riabilitativo. Il programma può, ad esempio, riprodurre sullo schermo un prato fiorito e, attraverso le oscillazioni del macchinario, evocare l’attività di raccolta dei fiori, rendendo l’esercizio più coinvolgente, permettendo di sperimentare il risultato ultimo di un lungo percorso di riabilitazione. Il valore supera i 22.000 euro.

Il secondo dispositivo è un “cicloergometro”, una sorta di cyclette che permette di monitorare e controllare con precisione lo sforzo compiuto, utilizzata sia per la riabilitazione degli arti inferiori sia superiori. Anch’esso è collegato a un software e a uno schermo che rendono l’esercizio più dinamico, simulando un percorso da completare. È in grado di rilevare eventuali spasmi durante la pedalata e di ridurre automaticamente la forza richiesta per continuare l’attività. Il valore supera gli 8.500 euro.

Oltre a migliorare la qualità del percorso riabilitativo, i nuovi dispositivi consentono di rendere più efficiente l’attività dei fisioterapisti, riducendo lo sforzo fisico richiesto all’operatore e permettendo una maggiore disponibilità di percorsi per i pazienti. Fra i vantaggi trattati vi è la raccolta di dati utili al percorso riabilitativo del singolo paziente, la possibilità di osservare gli immediati benefici del trattamento (in proiezione) e toccare con mano le abilità che si potranno acquisire nel corso delle sedute, ancor prima che ciò sia realmente avvenuto.

G. Ch.

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