Dopo aver raccontato gli ecomusei del Piemonte, il viaggio attraverso l’obiettivo del fotografo biellese Roberto Marchisotti approda a Venezia. Tra le sue calli la città lagunare si trasforma in un palcoscenico sospeso nel tempo, dove i colori del Carnevale si fondono con un’atmosfera quasi eterea, capace di rendere Venezia un mondo a sé. Un mondo fatto di sguardi nascosti dietro maschere maestose, eleganti, raffinate, uniche.
C’è la Bauta, la più celebre e diffusa; il Medico della Peste, con il suo lungo becco diventato simbolo insieme macabro e affascinante del Carnevale; la Gnaga, travestimento tradizionale maschile che gioca con l’identità, spesso accompagnato da una maschera felina; la Colombina, mezza maschera impreziosita da oro, argento e piume; e poi Pantalone, figura teatrale veneziana per eccellenza, vecchio mercante avaro e lussurioso, fino al Domino, essenziale e misterioso. Un repertorio di personaggi che sembrano usciti direttamente dalla storia e dalla Commedia dell’Arte.

"Non ci sono coriandoli, ma eleganza ovunque: maschere e abiti d’epoca da incanto – racconta Marchisotti –. Non nascondo che spesso restavo a bocca aperta davanti a costumi così sontuosi. Quei dieci giorni di Carnevale a Venezia erano le mie vacanze: giorno e notte tra musica, feste e scatti. Migliaia di scatti, gelosamente custoditi nel mio archivio e anche nel mio cuore".
Le immagini pubblicate oggi fanno parte di una serie numerata realizzata nel 1984. Di quelle fotografie esistono ancora gli originali, con l’autentica impronta del fotografo biellese.













