Nella serata del 13 febbraio, il circolo PD di Cossato e la segreteria provinciale di Biella hanno promosso un momento di analisi e denuncia politica alla presenza dell’onorevole Debora Serracchiani e della magistrata Marta Zavatta. Ad aprire il confronto è stato il segretario regionale Domenico Rossi, che ha descritto una battaglia politica ormaiv incancrenita da una comunicazione aggressiva da parte della maggioranza. Rossi ha richiamato il popolo democratico alla mobilitazione collettiva, sottolineando come la sfida elettorale sia totalmente aperta e richieda una risposta ferma contro una deriva autoritaria nei toni e nei contenuti.
Dottoressa Marta Zavatta, magistrata esponente del comitato “Giusto dire no”, ha offerto una disamina tecnica di quello che ha definito un attacco diretto ai pilastri della nostra Carta. Non si tratta, infatti, di un semplice quesito sulla separazione delle carriere, ma di un intervento che modifica ben sette articoli della Costituzione per riscrivere il ruolo della magistratura. Zavatta ha ricordato che il Pubblico Ministero deve mantenere la sua funzione di garante della legalità, con l'obbligo di ricercare anche le prove a favore dell'indagato, e non trasformarsi in un mero organo di repressione. Il passaggio più critico riguarda il CSM: la revisione punta a sostituire l'attuale sistema di elezione dei membri togati con un sorteggio all'interno di liste preventivamente vagliate dal Parlamento. Questo meccanismo, unito a una gestione dei membri laici pilotata dalla maggioranza di turno, rischierebbe di produrre un organo di autogoverno dimezzato e privo di reale autonomia.
L’onorevole Debora Serracchiani ha spostato il focus sulla gravità del progetto di revisione costituzionale, rifiutando categoricamente l'etichetta di "riforma della giustizia". Secondo la deputata dem, ci troviamo di fronte a una manovra che mira a indebolire l’autonomia dei magistrati per assoggettarli al controllo del governo, alterando profondamente l'equilibrio dei poteri sancito dai Costituenti. Serracchiani ha smontato la narrazione governativa definendola distante dalla realtà: la separazione delle carriere non risponde a un'esigenza concreta, dato che dopo la riforma Cartabia i passaggi di funzione sono diventati una rarità statistica, riguardando appena lo 0,3% dei magistrati.
Questa riscrittura della Costituzione non avrà alcun impatto positivo sulla velocità dei processi o sull'assunzione dei precari del settore, ma servirà solo a colpire l'autorevolezza dei giudici. Sostituire il merito e la competenza con la casualità del sorteggio significa creare istituzioni più deboli e facilmente condizionabili dalla politica. In ultima analisi, l'ingresso del potere esecutivo nel perimetro della giurisdizione configura il rischio di una "democrazia a metà", dove l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge viene sacrificata sull'altare del controllo politico.










