Sabato 14 febbraio 2026, con inizio alle ore 19:30, il Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella invita soci e appassionati a sedersi a tavola per la tradizionale Gran Favata, appuntamento gastronomico che inaugura il Carnevale dei Sardi in città. L’evento, ormai divenuto tappa fissa del calendario culturale isolano-biellese, celebra attraverso il gusto la memoria di usi popolari e saperi contadini, che risalgono a secoli di storia condivisa.
La favata è un piatto povero ma ricco di sapore, espressione della cucina rurale sarda e, più in generale, delle culture mediterranee che hanno fatto dei legumi una pietra miliare dell’alimentazione. Fave e fagioli, insieme ai cereali, costituiscono da sempre una base nutrizionale fondamentale e, nel corso dei millenni, si sono intrecciati con simbolismi, riti e tradizioni popolari.
Nel mondo antico, questi legumi assumevano significati ambivalenti: in alcune culture del bacino del Mediterraneo, come quelle dell’Antico Egitto e di Roma, certe figure religiose li evitavano o li consideravano impuri per ragioni simboliche legate alla morte e alla rigenerazione. In altri contesti, ad esempio tra i Greci, fave e fagioli erano inseriti nei riti legati a divinità come Apollo e Dioniso, e la pratica di includere il “Re dei fagioli” nei pani rituali esprimeva auspici di fortuna e prosperità.
Nella tradizione mediterranea, la presenza dei legumi nei banchetti di Carnevale e nelle grandi fagiolate pubbliche è legata a un tempo dell’anno di rovesciamento simbolico, in cui l’abbondanza sfida la magrezza delle dispense invernali e la comunità si ritrova a condividere cibo e convivialità prima dell’inizio della Quaresima. Anche in Piemonte, soprattutto nel Biellese, le fagiolate, che animano piazze e cortili in questo periodo, si affiancano alle favate sarde in un continuum di festa e di socialità.
Con l’avvento della cristianizzazione, molte di queste pratiche sono state reinterpretate, ma la condivisione di piatti a base di legumi durante ricorrenze collettive è rimasta viva: dalla notte del 2 novembre, nelle tavole dei morti della tradizione cristiana europea, fino alle grandi mangiate popolari senza distinzione di classe, dove pane, vino e legumi uniscono comunità in un clima di allegria e solidarietà.
Quella preparata dai cuochi del Circolo “Su Nuraghe” è una favata ricca, che, oltre ai legumi, sposa sapientemente tagli di maiale quali cotenna, zampini e costine, seguendo ricette profonde nella storia e fedeli alla loro vocazione rustica e nutriente.
L’appuntamento è aperto a tutti gli amanti della cultura gastronomica e delle tradizioni, con prenotazioni fino ad esaurimento posti. Per informazioni è possibile contattare Anna al numero 3472322175.





