Ed è così che password, dati bancari e messaggi privati finiscono nelle mani sbagliate. Questo articolo non ha l’obiettivo di spaventarti, ma di fare chiarezza su un fenomeno in crescita e di spiegare come funziona il meccanismo. Nel 2026, gli attacchi non sono più grossolani o evidenti: sono silenziosi, credibili e studiati tenendo conto delle nostre abitudini quotidiane. Vediamo quindi i modi più comuni con cui gli hacker ottengono i tuoi dati, perché sono così efficaci e cosa possiamo fare per difenderci.
1. Phishing: la “chiave” che apre la porta
Il phishing resta la tecnica più usata, e non è un caso. Email, SMS o messaggi social che sembrano provenire da banche, corrieri, servizi di streaming o perfino colleghi di lavoro. Il contenuto è studiato per trasmettere nel destinatario un chiaro senso d’urgenza: “l’account è bloccato”, “la verifica deve essere immediata”, “ultimo avviso”.
Secondo un’analisi pubblicata nel 2024 i click su link di phishing si sono quasi triplicati, arrivando a oltre 8 click malevoli ogni 1.000 utenti al mese, con un incremento vicino al +190% rispetto all’anno precedente. Queste cifre fanno capire senza mezzi termini perché i criminali continuino a investire su questa tecnica.
Il problema non è solo il link:
- inserisci le credenziali su un sito falso → ora sono nelle mani di “n” organizzazioni criminali.
- Scarichi un allegato → hai installato un malware.
- Autorizzi un’app fake → gli accessi e le concessioni che hai fornito sono reali.
Tutto parte da un solo click.
2. Siti web falsi: quando l’occhio viene ingannato
Molti attacchi non passano più dalle email, ma dai motori di ricerca e dagli annunci sponsorizzati. I cybercriminali clonano pagine di login di banche, e-commerce o servizi cloud, con URL molto simili a quelli originali.
Qui entra in gioco un dato che fa riflettere: secondo test di consapevolezza digitale citati da testate italiane nel 2025, meno di 1 persona su 5 è davvero in grado di riconoscere un sito di phishing a colpo d’occhio. Il resto si affida alla grafica, che oggi è praticamente indistinguibile da quella autentica.
Risultato?
- Furti di username e password.
- Dati della carta di pagamento che vengono inseriti “per errore”.
- Account svuotati nel giro di pochi minuti.
3. Download malevoli: il file che non dovevi aprire
Questi download funzionano perché si inseriscono in scenari credibili che riducono la soglia di attenzione. Oltre ai software pirata, anche falsi PDF, CV, fatture o file ZIP possono trasportare trojan e spyware, spingendo all’azione con messaggi del tipo “aggiorna il browser”, “installa il plugin per proseguire” o “scarica il documento”.
Una volta aperto ed eseguito il file, l’utente non vede nulla. In compenso, il malware:
- Registra cosa viene digitato dalla tastiera (keylogger).
- Intercetta le password salvate.
- Accede a email e cloud.
Una quota rilevante degli oltre 1.100 incidenti informatici registrati nell’ultimo trimestre in Italia ha avuto origine proprio da file scaricati e aperti dagli utenti. Nessun hacker dalle capacità “geniali”: solo una trappola ben confezionata.
4. Wi-Fi pubblico senza protezioni: il paradiso del “man-in-the-middle”
Bar, aeroporti, hotel, coworking. Il Wi-Fi pubblico è comodo, ma spesso è il punto più debole della catena. Sulle reti non protette o mal configurate, un attaccante può intercettare il traffico e leggere ciò che passa in chiaro.
Nella pratica, questo significa:
- credenziali per il login non crittografate;
- pagamenti intercettabili;
- sessioni rubate.
Ed è qui che molti utenti pensano: “uso una VPN gratis e sono al sicuro”. Purtroppo, non è (quasi) mai così semplice.
5. VPN gratis: protezione o falso senso di sicurezza?
Una VPN ha l’obiettivo primario di crittografare il traffico e impedire che terzi vedano cosa stai facendo online, soprattutto su reti vulnerabili. La loro utilità nell’ambito della cybersecurity è innegabile. Il problema, però, nasce quando si parla di VPN gratis.
Molte VPN gratuite presentano queste criticità:
- Tracciamento degli utenti e raccolta delle abitudini di navigazione.
- Rivendita dei dati per monetizzare il servizio.
- Utilizzo di protocolli di cifratura deboli.
- Monetizzazione aggressiva tramite annunci pubblicitari.
Il paradosso è evidente: lo strumento che dovrebbe tutelare la tua privacy può diventare un ulteriore punto di raccolta dati. E se stai inserendo password o dati bancari pensando di essere al sicuro, il rischio aumenta.
Questo non significa che le VPN non servano. Al contrario: una VPN affidabile, usata correttamente, è una barriera efficace su Wi-Fi pubblici, ogni volta che effettui acquisti online o quando lavori da remoto. Ma “gratis” spesso vuol dire che il costo del servizio viene assorbito in altro modo, a discapito dell’utente.
6. Perché funziona tutto così bene? Il fattore umano
Circa l’80% degli incidenti informatici nasce da un’azione dell’utente: un click, un download, una password inserita nel posto sbagliato. A volte, la colpa va ascritta all’incompetenza. Ma, spesso, ci sono altri fattori, come fretta, fiducia, sovraccarico di informazioni. Gli attacchi moderni non forzano necessariamente i sistemi di sicurezza ma convincono le persone.
Difendersi senza stress
Vivere il tema con ansia è controproducente. Fondamentalmente, quel che serve è la consapevolezza.
In sintesi:
- Diffida dei link, anche se sembrano affidabili.
- Controlla sempre URL e contesto.
- Evita download non necessari, soprattutto da fonti sconosciute.
- Considera il Wi-Fi pubblico come una “zona a rischio”.
- Usa VPN affidabili, e non sceglierle per il semplice fatto che sono gratuite.
Perché oggi, davvero, un solo click è tutto ciò che serve. E sapere dove si clicca resta la prima, vera linea di difesa.





