ATTUALITÀ - 26 gennaio 2026, 06:50

Polizia, parla il dirigente delle Volanti di Biella: “Il rapporto con i cittadini è la chiave per interventi efficaci” VIDEO

Di tecnologia e prevenzione si è anche parlato con il commissario Bertolini: “Il Progetto SCUDO è un valido strumento di supporto agli agenti”.

Polizia, parla il dirigente delle Volanti di Biella: “Il rapporto con i cittadini è la chiave per interventi efficaci” VIDEO

Polizia, parla il dirigente delle Volanti di Biella: “Il rapporto con i cittadini è la chiave per interventi efficaci” VIDEO

“Il rapporto quotidiano e costante con il cittadino è fondamentale per le forze di Polizia”. A parlare il commissario Noemi Bertolini che, da 6 mesi, è alla guida dell'Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico presso la Questura di Biella. 

Di cosa si occupa precisamente il suo ufficio?

“Principalmente, con le squadre Volanti, si monitora e controlla il territorio del comune di Biella. Oltre a vigilare sugli obiettivi sensibili e sui presidi statici fissi, come i palazzi istituzionali, le unità forniscono servizio di intervento a seguito delle richieste pervenute al numero di emergenza unico (112) da parte dei richiedenti”. 

Negli ultimi anni avete osservato un cambiamento nel tipo degli interventi più frequenti nel territorio biellese?

“Biella rientra in un contesto di criminalità che noi definiamo tradizionale. Tra i fenomeni più diffusi rientra sicuramente quello relativo alle truffe verso gli anziani, fisiche o telematiche, con tecniche sempre più ricercate, come il falso operatore di polizia o il finto incidente, dove i malfattori richiedono denaro alle ignare vittime. A queste situazioni, si aggiungono i furti nei supermercati, spesso di prodotti alimentari, da parte di persone indigenti. Non vanno poi dimenticati i casi, sempre più diffusi, che riguardano la vulnerabilità sociale, come le aggressioni al personale di polizia da parte di soggetti con disturbi psichiatrici, spesso inseriti in contesti familiari di media e grave entità”.

Quali competenze — tecniche o umane — ritenete oggi indispensabili per gli operatori di volante, considerando la rapidità con cui devono prendere decisioni spesso delicate? 

“A livello tecnico, le competenze degli operatori derivano dalla scuola della Polizia di Stato a cui si aggiunge, in anni successivi, il costante aggiornamento professionale di ognuno. A livello umano, ogni agente deve sicuramente possedere una buona dose di empatia, sensibilità e competenza a seconda delle situazioni in cui si trova ad agire”. 
 


 

Quanto è importante la collaborazione con i cittadini sulla riuscita degli interventi? 

“Mi lasci dire, è fondamentale: a partire dalla chiamata in sala operativa, le informazioni e i dettagli forniti dai richiedenti sono spesso decisivi nella tempestività di un intervento e nella successiva risoluzione di una situazione. È un rapporto che va rafforzato e potenziato ogni giorno sulla base della fiducia reciproca”. 

Infine, come vi state adattando all’evoluzione tecnologica e quali strumenti ritenete più utili nel vostro lavoro quotidiano? 

“L'equipaggio tecnico in dotazione alla Polizia di Stato è in una fase di costante implementazione. Sicuramente la tecnologia è un valido strumento di supporto per gli agenti: a tal proposito cito il Progetto SCUDO, una piattaforma di supporto alla gestione delle attività di pronto intervento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni connessi alle violenze domestiche o di genere. In pratica consente di evidenziare i precedenti interventi degli equipaggi nei confronti di vittime di lite, o violenza, anche nei casi in cui non sia stata presentata denuncia o querela. In particolare, attraverso la sua consultazione, le forze dell'ordine possono avere contezza di precedenti interventi sul medesimo obiettivo attraverso la consultazione di diverse chiavi di ricerca. I dati inseriti in SCUDO riguardano sia gli episodi rientranti nel cosiddetto 'codice rosso' sia i fatti che, seppur non caratterizzati da particolari gravità o aggressività, come le liti verbali, attraverso una condotta abituale potrebbero assumere, in futuro, rilievo penale, come atti persecutori o maltrattamenti ai danni di familiari o conviventi”. 

g. c.

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