ATTUALITÀ - 21 gennaio 2026, 16:00

Comuni montani, il Piemonte rischia il declassamento di 105 enti: 19 sono biellesi

La legge 131/2025 introduce parametri esclusivamente altimetrici, basati su pendenza e altimetria, senza tenere conto della marginalità socio-economica, della distanza dai servizi e dell’isolamento che caratterizzano molte aree interne.

Comuni montani, il Piemonte rischia il declassamento di 105 enti: 19 sono biellesi

Comuni montani, il Piemonte rischia il declassamento di 105 enti: 19 sono biellesi

Il Piemonte è tra le regioni più penalizzate dalla riforma sulla classificazione dei Comuni montani: secondo la legge 131/2025, 105 Comuni piemontesi perderebbero la qualifica di montani, il terzo dato più alto a livello nazionale, dopo Sardegna e Campania.

Il tema si inserisce in un contesto nazionale ancora irrisolto. La Conferenza Stato-Regioni non ha infatti raggiunto un’intesa sui nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani, rinviando ancora una volta una riforma che resta fortemente divisiva. La legge 131/2025 introduce parametri esclusivamente altimetrici, basati su pendenza e altimetria, senza tenere conto della marginalità socio-economica, della distanza dai servizi e dell’isolamento che caratterizzano molte aree interne. Lo rende noto l'Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali in una nota stampa.

In Piemonte emergono anche casi limite sul piano orografico. Tra i Comuni destinati a perdere la qualifica figurano Castellamonte, che raggiunge i 2.015 metri sul livello del mare, Villar Dora (1.465 metri) e Cumiana (1.445 metri), realtà che cesserebbero di essere montani nonostante le elevate quote e le difficoltà strutturali.

Ulteriori declassamenti riguardano Cassinasco, Mezzana Mortigliengo, Pozzol Groppo, San Giorgio Scarampi, Loazzolo, Castino, Denice, Avolasca e Ternengo, tutti Comuni collocati nei livelli di fragilità massima o molto alta (9° e 10° decile) secondo il Rapporto ISTAT sulla fragilità dei Comuni italiani aggiornato a dicembre 2025. Dati che rafforzano le critiche verso un’impostazione ritenuta troppo rigida. Entrando nei dettagli sono 19 i comuni biellesi a rischio: Curino, Pray, Sostegno, Strona, Ronco Biellese, Magnano, Mezzana Mortigliengo, Zubiena, Mongrando, Ternengo, Camburzano, Zimone, Casapinta, Vigliano Biellese, Cossato, Occhieppo Inferiore, Valdengo, Lessona e Quaregna Cerreto.

A esprimere forte preoccupazione sono i sindaci dei comuni piemontesi coinvolti dal declassamento.

"Questa riforma è profondamente sbagliata perché colpisce territori fragili per sostenere, invece, comuni che non hanno bisogno di aiuti con redditi procapite ben oltre la media" afferma il sindaco di Vignole Borbera, Giuseppe Teti "Le conseguenze più gravi riguardano la scuola: con criteri rigidi sul numero minimo di alunni, rischiamo la chiusura dei plessi e l’allungamento insostenibile dei tragitti per i bambini. Così si spingono le famiglie ad andare via e si accelera l’abbandono dei borghi". Il primo cittadino sottolinea anche l’impatto sull’agricoltura collinare: "Senza accesso ai fondi, le piccole aziende agricole e vitivinicole non reggeranno. Se l’obiettivo è l’abbandono di questi territori, lo si dica chiaramente".

Dall’Alta Langa arriva l’allarme da Mario Marone, sindaco di Bergolo, uno dei Comuni più piccoli del Piemonte con appena 52 abitanti, escluso dalla nuova classificazione nonostante si trovi a 650 metri di quota e confini con territori riconosciuti come montani. "È paradossale che un Comune come il nostro perda ogni tutela mentre si parla di rilancio delle aree interne. Questa impostazione apre la strada a nuove fusioni forzate e nega anni di lavoro per contrastare lo spopolamento, anche attraverso il turismo sostenibile e il recupero del patrimonio rurale. Speriamo che le battaglie che si stanno intraprendendo con ASMEL in prima fila per la difesa delle piccole realtà montane portino ad una riflessione e presa di coscienza del legislatore".

Anche il sindaco di Cossato, Enrico Moggio, contesta un approccio considerato troppo astratto. "Ridurre la montanità alla sola altitudine è limitativo! Cossato è la porta d’ingresso di un’ampia area montana e svolge una funzione di servizio fondamentale per i Comuni circostanti. Escluderci significa indebolire non solo il nostro territorio ma l’intero sistema montano che ruota intorno a noi".

Per ASMEL il rischio concreto è che la nuova classificazione produca una perdita di fondi, agevolazioni e strumenti di sviluppo, aggravando le difficoltà già esistenti e compromettendo servizi essenziali come istruzione, sanità e mobilità. Una prospettiva che, avvertono i sindaci, "non semplifica il sistema, ma accelera lo spopolamento e l’abbandono di queste aree presidio di identità per l’intero Pease".

"ASMEL – sostiene Giovanni Caggiano, Presidente dell’associazione dei 4.800 comuni italiani – sta sostenendo con forza le istanze dei sindaci, affinché il confronto con il Governo sia costruttivo. Una posizione condivisa anche dalle ANCI regionali: la recente lettera della coordinatrice Susanna Cenni al presidente nazionale Gaetano Manfredi ha evidenziato il rischio di un’inutile contrapposizione tra regioni alpine e appenniniche. Le interlocuzioni in corso dimostrano che un punto di equilibrio è possibile, ma serve una revisione dei criteri che tenga insieme dati territoriali, coesione sociale e reale fragilità dei Comuni".

Redazione Cuneo / Redazione g. c.

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