Riceviamo e pubblichiamo:
"Con il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) gli investimenti complessivi per la scuola sono di 17 miliardi di euro. Molti interventi sono già terminati, altri in fase di esecuzione o di attuazione. In alcune scuole del nostro territorio fanno bella (?) mostra le targhe con l’entità dei contributi ricevuti per i progetti “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento”, “apprendimento e socialità”, “interventi infrastrutturali per l’innovazione tecnologica, laboratori professionalizzati e per l’apprendimento delle competenze chiave”.
Il PNRR nasce con un obiettivo preciso ridurre il “divario digitale tra scuola e territorio”, “rendere gli ambienti più inclusivi e collaborativi”, “allineare la scuola italiana agli standard europei”. In questo clima non si è “progettato”, almeno per ora, una forma disciplinare avanzata, l’aumento delle ore di insegnamento, il numero di studenti per classe. Servono, a mio avviso, meno progetti e più competenze nelle varie discipline. La maggior parte degli interventi sulla parte definita “innovativa o tecnologica” hanno enfatizzato la digitalizzazione a svantaggio di interventi educativi. Ritengo che alcune scuole sono diventate o diventeranno contenitori di macchine talvolta sofisticate immaginando che questo significhi innovazione. Nulla da dire sulla messa a norma e nuova costruzione di molti edifici scolastici e l’adeguamento degli spazi per le attività sportive. Immagino che ci sia stata la corsa a portare a casa contributi piuttosto che riflettere su iniziative che servono davvero. Alcune scuole sono diventate, nei casi in cui esistono le competenze dei “progettifici” portati avanti verificando i requisiti, la forma, il rispetto delle norme senza preoccuparsi molto dell’efficacia dell’intervento per la concreta didattica legata ai programmi da svolgere e approfondire. Importante a mio avviso che la formazione sia utile, reale e soprattutto di qualità e non semplicemente obbligatoria e subita da enti formatori che sovente non vivono la scuola al suo interno. I programmi ministeriali dovrebbero essere periodicamente revisionati, ma sicuramente utile, accade già oggi, che tale revisione sia introdotta dagli insegnanti che non vivono esclusivamente isolati nel loro lavoro. Aggiungerei che si dovrebbe ridurre il carico burocratico cercando di liberare tempi per la didattica, gli approfondimenti, la preparazione delle lezioni.
I progetti finanziati per l’innovazione tecnologica, per i moderni laboratori, per le aule immersive, per programmi e macchine sofisticate, mega lavagne digitali, dovranno poi essere utilizzate con competenza per non correre il rischio di diventare cattedrali nel deserto. Il clima in alcuni paesi europei è quello di un abbandono dei sistemi digitali come assoluti ma utilizzandoli come strumenti di supporto all’insegnamento. Sembra peraltro provato che da sole le tecnologie ben poco abbiano contribuito a un maggior apprendimento. Poi tutto da rifare con l’introduzione dell’Intelligenza artificiale? L’insegnante motivato, preparato e competente deve essere al centro dell’attività di tutte le scuole e il dialogo docente-allievo deve essere continuo e stimolante. Con un po' di amarezza si dovrebbe anche considerare che un insegnante a fine carriera arriva, se va bene a 2 mila euro al mese. Attenzione, non dovremmo parlare di carriera, ma di anzianità poiché sotto il profilo economico oltre il 90% l’unica “carriera” è l’aumento automatico del (poco) compenso negli anni. Pagare meglio i docenti non deve essere un premio ma una condizione necessaria rendere dignitoso un lavoro difficile, impegnativo e carico di responsabilità.
Cosi com’è oggi ogni professore deve trovare dentro di sé le motivazioni per andare avanti con la sua preparazione e passione. Inutile aggiungere che qualche contributo dovrebbe essere destinato alle famiglie oggi quasi sempre assenti se non per aggredire, non solo verbalmente gli insegnanti dei propri figli di fronte ai loro motivati e giustificati insuccessi. Senza pensare ai metal detector la scuola e le famiglie dovrebbero cercare di “sentire” la presenza di bulli e violenti".





