COSTUME E SOCIETÀ - 19 gennaio 2026, 07:30

Su Nuraghe: "La fiamma della parola"

Nicola Loi e il dono poetico di Sant’Antonio del Fuoco alla Sardegna delle Alpi

Burgos, falò di Sant’Antonio 2026, nello sfondo il castello giudicale del Goceano

Burgos, falò di Sant’Antonio 2026, nello sfondo il castello giudicale del Goceano

Il dono della poesia è, prima di tutto, un atto di responsabilità civile e culturale. Con i suoi versi dedicati a Sant’Antonio del Fuoco, Nicola Loi, di Ortueri, offre alla Comunità sarda che vive ai piedi delle Alpi non solo un testo letterario di alto profilo, ma un segno di appartenenza e di continuità, capace di rinsaldare legami e di rinnovare una memoria collettiva, che attraversa i secoli e le geografie.

Poeta contemporaneo dalla voce autorevole, Loi si muove come un vate moderno, erede di una storia millenaria che affonda le proprie radici in su connottu, “il conosciuto”: quell’insieme di saperi, riti e simboli, che costituiscono l’ossatura profonda dell’identità sarda. La sua scrittura, salda nella tradizione e insieme aperta al presente, restituisce alla parola poetica la funzione originaria di guida, capace di indicare valori condivisi, invocare pace e promuovere la convivenza comunitaria.

La figura di Sant’Antonio Abate, universalmente associata al fuoco, al calore e alla luce, diventa nei versi di Loi un potente crocevia simbolico. Le leggende legate al santo, alla sua lotta contro il demonio e alla sua vita eremitica, si intrecciano con l’antica consuetudine dei falò invernali, i fuochi di Sant’Antonio, che nelle comunità isolane segnano la fine dei giorni più rigidi e aprono simbolicamente le porte al Carnevale. I

l fuoco, elemento primordiale, assume così un duplice valore: terreno e spirituale, capace di purificare, scacciare il male e riaccendere la speranza.

Nella poesia inviata al Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella, il poeta invoca il santo affinché porti concordia e allontani le tribolazioni, legando la fiamma che arde nelle piazze a una luce interiore che illumina le coscienze. Non è casuale che l’incipit sia un augurio di pace universale, espresso in versi endecasillabi di grande equilibrio formale:
“Chi Sant'Antoni potedas festare,
Cun amistade e paghe, in donzi logu.
A totucantos cherzo augurare,
Sa disaùra brujet cussu fogu”.

Un auspicio che, nella traduzione italiana, ribadisce il valore della condivisione e della serenità come fondamento della festa e della vita comunitaria.

Le cinque ottave che compongono il testo si inseriscono con naturalezza nella ricca produzione poetica dedicata a Sant’Antonio del Fuoco, fondendo la matrice pagana dei riti del falò con la dimensione cristiana dell’eremita. Il fuoco si fa metafora di lotta e di salvezza, di gioia collettiva e, soprattutto, di pace, contrapposta alle difficoltà e al “freddo”, inteso tanto in senso fisico quanto spirituale.

La festa di Sant’Antonio è anche celebrazione dell’abbondanza e dell’amicizia: un momento in cui si attinge alle riserve della dispensa e si condivide ciò che si ha.

Nei versi di Loi trovano spazio i sapori e i gesti della tradizione, dagli spiedi di maialino e capra al vino nuovo, fino al dolce rituale per eccellenza, su pane ’e saba, il pane di mosto cotto:
“Pro Sant'Antoni totu sos ispantos.
Cun sos ispidos, de porcheddu e craba,
Su binu nou e su pan'e saba”.

La poesia, nella traduzione curata da Antonio Ledda di Villanova Monteleone e nella rivisitazione di Roberto Perinu, confluirà nell’antologia del Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”. Un percorso didattico che mira all’apprendimento della lettura e della scrittura nell’idioma materno contemporaneo, rafforzando il valore della lingua come strumento di identità e dialogo.

L’iniziativa si sviluppa all’interno di un laboratorio linguistico transoceanico che unisce il Circolo Su Nuraghe di Biella al Circolo Sardo Antonio Segni di La Plata, in Argentina, attraverso incontri sulla piattaforma Zoom. Un ponte ideale tra comunità geograficamente lontane, unite nel segno della poesia, della lingua e di quella fiamma simbolica che, da secoli, continua a scaldare e illuminare il cammino dei Sardi nel mondo.

Sant'Antoni de su fogu

Chi Sant'Antoni potedas festare,

Cun amistade e paghe, in donzi logu.

A totucantos cherzo augurare,

Sa disaùra brujet cussu fogu.

E sa chijina nos potat lassare,

Comente semper, solu festa e giogu.

Est Sant'Antoni una festa manna,

Ca su carrasegare est in sa janna.

Un'and'e beni, in sos bighinados,

Tra sonazados, cun ballos e cantos,

Mancu su nie, mai los at frimados,

De su connotu, folas e incantos.

Betzos pitzinnos, chi parent fadado,

Pro Sant'Antoni totu sos ispantos.

Cun sos ispidos, de porcheddu e craba,

Su binu nou e su pan'e saba.

A su primu tocu de s'Avemaria,

Deretu est allutu su luminu.

Sa zente est piena 'e bramosìa,

Est festa manna in donzi caminu.

S'intendet in s'aèra s'allegria,

Note de fogu e de magasinu.

Comente si faghiat a s'antiga,

No b'at orariu pro sa zente amiga.

Augurios mannos a numene tentu,

De sos Antonis finas sas segnoras.

Chi siat una festa de ammentu,

Mancari fritu, pero totu foras.

Mai si timet ne abba, ne bentu,

Cando in armonia sunt sas oras.

Peri sa 'idda a istare paris,

No lu pagat ne oro, ne dinaris.

Totu in pag'ora, cun contos antigos,

Sa gioventude cun sos betzos mannos.

De balentias fatas cun amigos,

De furas e bardanas de chent'annos.

Istanote trobias e cherrigos,

Pan'e saba e pet'a cantos mannos,

Acanta 'e fogu, tra contos e binu,

Semper torrat in paghe su 'ighinu.

Nigolau Loi, Sant’Antoni de su fogu 2026

 

Sant'Antonio del fuoco

Che Sant'Antonio possiate festeggiare,

Con amicizia e pace, in ogni luogo.

A tutti quanti voglio augurare,

Sa disavventura bruci questo fuoco.

E la cenere ci possa lasciare,

Come sempre, solo festa e gioco.

È Sant'Antonio una festa grande,

Perché il carnevale è alla porta.

Un andare e tornare, nei vicinati,

 Tra sonagli, con balli e canti,

Neanche la neve, mai li ha fermati,

Del conosciuto, favole e incantesimi.

Vecchi bambini, che sembrano fatati,

Per Sant'Antonio tutte le meraviglie.

Con gli spiedi, di maialino e capra,

Il vino nuovo e il pane di sapa.

Al primo rintocco dell'Avemaria,

Subito è acceso il fiammifero.

La gente è piena di bramosia,

È festa grande in ogni contrada.

Si sente nell'aria l'allegria,

Notte di fuoco e di baldoria.

Come si faceva in passato,

Non c'è orario per la gente amica.

Auguri grandi a chi ha quel nome,

Di Antonio anche alle signore.

Che sia una festa da ricordare,

Anche se freddo, però tutti all'aperto.

Non si teme né pioggia, né vento,

Quando in armonia sono le ore.

Per il paese stando assieme,

No lo paga né oro, né denari.

Tutti in poco tempo, con racconti antichi,

La gioventù con i più anziani.

Di arditezze fatte con amici,

Di furti e razzie di cent'anni.

Stanotte scodelle di sughero e crivelli,

Pane di sapa e carne a grandi porzioni,

Accanto al fuoco, tra racconti e vino,

Sempre ritorna in pace il vicino.

Nicola Loi, Sant’Antonio del fuoco 2026

C.S. Battista Saiu, Su Nuraghe

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