Il 2025 è stato un anno meteorologicamente complesso e caratterizzato da forti contrasti anche in Piemonte. A certificarlo è il bollettino ufficiale pubblicato l’8 gennaio 2026 da Arpa Piemonte, che analizza l’andamento climatico dell’anno appena trascorso, confermando una tendenza ormai consolidata: il riscaldamento regionale procede più rapidamente della media globale.
Secondo Arpa, il Piemonte si colloca in un vero e proprio hot spot climatico, dove l’aumento delle temperature, l’innalzamento dello zero termico e la modificazione dei regimi di precipitazione rappresentano elementi strutturali e non episodici.
Biellese: temperature sopra la norma e piogge concentrate
Nel quadro regionale, anche Biella e il Biellese riflettono chiaramente le caratteristiche del 2025. Le temperature medie annuali sono risultate superiori ai valori di riferimento del periodo 1991-2020. Fa eccezione il dato delle temperature massime, che a Biella – così come a Verbania – sono state lievemente inferiori alla media climatica, pur all’interno di un anno complessivamente caldo.
Il valore massimo annuale a Biella è stato registrato il 10 agosto, una data che coincide con uno dei picchi di calore più significativi dell’estate 2025 in Piemonte. Per quanto riguarda le precipitazioni, il giorno più piovoso per Biella è stato il 16 aprile, in linea con un mese che, a livello regionale, ha fatto segnare accumuli eccezionalmente elevati.
Un altro aspetto rilevante riguarda la neve: per il terzo anno solare consecutivo, non si sono verificate nevicate di rilievo né a Torino né, più in generale, sulla pianura piemontese, le nevicate raggiungono a stento le basse quote, anche nel Biellese.
Un Piemonte sempre più caldo
Nel complesso, il 2025 si colloca al quinto posto tra gli anni più caldi in Piemonte dal 1958 a oggi. La temperatura media annuale regionale è stata di circa 10,8 °C, quasi un grado in più rispetto alla media del trentennio di riferimento 1991-2020. Un dato che assume particolare rilevanza se si considera che quattro dei cinque anni più caldi dell’intera serie storica appartengono agli ultimi quattro.
A contribuire maggiormente all’anomalia termica positiva sono stati i mesi di giugno e dicembre, risultati rispettivamente il secondo e il terzo più caldo delle rispettive distribuzioni storiche. Nessun mese del 2025 ha registrato temperature inferiori alla norma. Giugno è stato il mese più caldo dell’anno, mentre gennaio è risultato il più freddo.
Un altro indicatore significativo è rappresentato dall’andamento dello zero termico, misurato attraverso i radiosondaggi di Cuneo-Levaldigi. Dal 2000 a oggi, le quote mostrano un chiaro trend di crescita. Nel 2025 la media dello zero termico si è attestata intorno ai 2.945 metri, un valore leggermente inferiore alla linea di crescita degli ultimi anni, ma comunque molto elevato.
Il picco massimo è stato raggiunto a fine giugno, quando lo zero termico ha toccato quota 5.100 metri, un livello che, pur eccezionale, sta diventando sempre meno raro nelle estati più calde.
Piogge sopra la media, ma irregolari
Dal punto di vista delle precipitazioni, il 2025 si è chiuso con un lieve surplus. La precipitazione media regionale è stata di 1.113,8 millimetri, circa l’8% in più rispetto alla norma 1991-2020. Aprile è stato il mese più piovoso dell’anno, con 227 millimetri di pioggia e un’anomalia positiva superiore al 100%, mentre febbraio è risultato il mese più secco, con appena 30,1 millimetri.
L’autunno ha invece mostrato una marcata carenza di precipitazioni: tra ottobre e novembre il deficit è stato compreso tra il 60% e il 70%. Nonostante ciò, sette mesi su dodici hanno registrato piogge superiori alla norma, permettendo di chiudere l’anno con un bilancio complessivamente positivo.
A livello regionale, nel 2025 si sono contati 71 giorni piovosi, contro una media climatica di 54. Nei capoluoghi di provincia, le precipitazioni sono risultate superiori alla norma quasi ovunque, mentre il numero di giorni piovosi è stato superiore alla media in tutte le città.
I dati raccolti nel 2025, sottolinea Arpa Piemonte rappresentano un ulteriore tassello di una tendenza ormai consolidata. Anche nel Biellese il trend sembra segnato: temperature più alte, inverni sempre meno freddi, precipitazioni concentrate in pochi episodi intensi e una progressiva riduzione della neve alle basse quote.
Un contesto che rafforza la necessità di continuare il monitoraggio scientifico del clima e di supportare, anche a livello locale, politiche di adattamento e mitigazione basate su dati affidabili e aggiornati.





