Riceviamo e pubblichiamo:
“Il problema non è se farlo o meno, ma come e perché. Sul “come” meglio chiarire subito che trasferire un mercato ora su oltre 8.000 mq di superficie su una di meno di 4.000 richiede una modifica delle leggi della fisica alla quale qualsiasi competenza o sforzo di fantasia non possono che sottomettersi.
Se invece il “perché” è, ripopoliamo commercialmente un centro città asfittico, senza penalizzare le già provate attività commerciali esistenti, con un’offerta differenziata, di qualità, legata al territorio dove le eccellenze locali trovino spazio e visibilità, con l’obiettivo di migliorare l’offerta e rendere Biella nord più attrattiva anche per i visitatori occasionali, oltre che per i cittadini, allora sì, è un’ottima idea.
Girare tra i banchetti e trovare i formaggi dei nostri margari, le mele delle nostre pianure e le verdure naturali e incontaminate delle nostre colline; i vini del territorio, i dolci di aziende locali centenarie e magari le acciughe che anticamente arrivavano da Genova e che hanno dato vita alla “bagna cauda”; gli scampoli di tessuti in lana e i gomitoli di filato biellese; le sedie dei “cadregat” di Cossila e le opere di altri artigiani del territorio significa promuovere la nostra competenza, il nostro saper fare nel rispetto della tradizione, quel valore che, in tutta Italia, è considerato ormai un vantaggio competitivo nazionale.
Il mercato come era inteso nella sua accezione storica e naturale, il recupero di un valore culturale ed economico biellese. Se invece vogliamo spostare un po’ di banchetti con merci ordinarie con il solo risultato di intasare ulteriormente via P. Micca e piazza Martiri, beh, lasciamo trarre le conclusioni a chi legge”.





