Martedì 13 gennaio la staffetta di Milano-Cortina 2026 ha attraversato il capoluogo laniero, coinvolgendo il pubblico lungo il percorso cittadino e proseguendo verso il Santuario di Oropa.
Accanto alla cronaca dell’evento, emerge una considerazione che riguarda il metodo e i criteri adottati nella scelta dei tedofori. A sollevarla è Roberto Franco, biellese, ex atleta del freestyle, olimpionico e protagonista della scena internazionale negli anni Ottanta e Novanta.
La sua non è una rivendicazione personale, né una richiesta di trattamento di favore. Franco chiarisce subito di non aver presentato alcuna candidatura per portare la Fiamma: “Non ho fatto domanda e, sinceramente, non ci ho nemmeno pensato. Non intendo mettermi in una posizione di privilegio rispetto ad altri”.
La riflessione, però, va oltre il singolo caso e riguarda una logica che, secondo molti, dovrebbe essere alla base di eventi di questo tipo: “Se esiste un criterio, anche non formalizzato, credo che la partecipazione ai Giochi Olimpici dovrebbe rappresentare una priorità, soprattutto quando si parla di una città come Biella, dove il numero di atleti olimpici non è particolarmente elevato”.
Un principio che forse non è stato applicato in modo chiaro: “Ho avuto modo di confrontarmi con altre persone e la sensazione è che molti atleti che hanno vissuto l’esperienza olimpica si siano sentiti esclusi”.
L’impressione diffusa è che la logica dei grandi eventi sportivi sorvoli, paradossalmente, i valori dello sport. Non solo a Biella, ma a livello nazionale, i tedofori sono spesso legati alla notorietà o al portafogli… che foraggia l’evento stesso, privilegiando lo sponsor a chi un tempo ha portato la maglia azzurra, a seguito di una prestazione sportiva.
“Il rischio – sottolinea Franco – è che i valori olimpici vengano progressivamente messi in secondo piano”.
Non c’è volontà di attribuire responsabilità dirette, né di alimentare contrapposizioni. Piuttosto, emerge l’idea che esprimere un’opinione sia necessario. Si rischia di accettare passivamente ogni cambiamento, e se i valori sportivi diventano secondari alla manifestazione emblema delle Olimpiadi, forse, qualcosa si sta sgretolando…





