Italiani: popolo di santi, poeti, navigatori… e amanti delle cedole!
È risaputo che noi italiani amiamo ricevere le cedole distribuite periodicamente da alcuni prodotti finanziari: ci trasmettono un senso di appagamento e di ricompensa, un po’ come quando i nonni ci davano la paghetta.
Rispondiamo oggi alla domanda di un lettore:
“Devo fare un investimento: meglio optare per un prodotto che distribuisce cedole oppure per uno che le reinveste automaticamente?”
La domanda è un po’ generica, ma si presta ad alcune riflessioni di carattere generale che vale la pena esplorare.
Cedole o capitalizzazione automatica?
Nel vasto panorama degli investimenti, è possibile scegliere tra prodotti che distribuiscono cedole periodiche (annuali, semestrali, ecc.) e altri, spesso analoghi, che invece reinvestono automaticamente i proventi.
Le cedole non vanno demonizzate, anzi: se servono a soddisfare esigenze specifiche della propria pianificazione finanziaria, vanno ricercate.
Tuttavia, è importante ricordare che le cedole sono tassate alla fonte:
· 12,5% per titoli di Stato o equiparati
· 26% per tutti gli altri strumenti
Questo significa che, se si intende reinvestire la cedola, lo si fa su un importo già al netto della tassazione, riducendone l'efficacia nel lungo periodo.
Un esempio pratico: i fratelli e il lungo orizzonte
Immaginiamo quattro fratelli — A, B, C e D — che lo stesso giorno investono 10.000 euro nello stesso strumento, con un rendimento annuo ipotetico del 5% e un orizzonte di 30 anni.
· Fratello A: sceglie un prodotto con cedola annuale del 5%, tassata al 12,5%, e reinveste ogni volta.
· Fratello B: stesso prodotto, ma la cedola è tassata al 26%.
· Fratello C: sceglie un prodotto che non distribuisce cedola; la tassazione (12,5%) avviene solo sulla plusvalenza a scadenza.
· Fratello D: come il fratello C, ma con tassazione del 26% sulla plusvalenza finale.
Il risultato dopo 30 anni è:
A | B | C | D |
36.132 € | 29.741 € | 39.067 € | 34.582 € |
Il fratello C ottiene un montante finale circa 10% superiore rispetto ad A.
Con tassazione al 26%, il vantaggio rispetto a B sale a circa 20%.
In linea di principio:
il differimento della tassazione rende l’investimento più efficiente
· Con l’allungarsi della durata dell’investimento
· Con l’aumentare dell’aliquota di tassazione
Quindi le cedole sono da evitare?
Assolutamente no!
Se l’obiettivo è ottenere entrate periodiche, per esempio per integrare la pensione o lo stipendio, le cedole sono uno strumento del tutto idoneo.
Come sempre, non esistono strumenti giusti o sbagliati a priori: ogni investimento va valutato in base agli obiettivi personali, al proprio piano finanziario e al contesto in cui si opera.
Avete domande o curiosità? Potete scriverle alla redazione del giornale oppure tra i commenti su Facebook
Andrea Fabbris – Consulente Finanziario Indipendente
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