Il virus corre. Nella giornata di domenica il Pronto Soccorso dell'ospedale di Ponderano ha registrato 181 accessi. Lunedì il dato è sceso a 167, segnando una lieve diminuzione, ma la situazione resta comunque impegnativa per il personale e le strutture. Di fronte a questo scenario, arriva una raccomandazione rivolta soprattutto ai più giovani: in presenza di sintomi lievi come mal di gola e febbre, è consigliabile evitare di recarsi direttamente in Pronto Soccorso. Un afflusso non strettamente necessario rischia infatti di sovraccaricare il sistema, con ricadute negative su chi ha reali e urgenti bisogni di cura come anziani, persone fragili e bambini, le categorie che più frequentemente necessitano di interventi immediati in questa fase di forte circolazione influenzale.
“Si conferma la presenza di numerose virosi influenzali, con un aumento di accessi anche in Pronto Soccorso e di conseguenza si registra anche un incremento nell’occupazione di posti letto; la situazione è comune ad altri Pronto Soccorso - spiega Guido Perlo, Direttore Struttura Complessa Medicina e Urgenza ASL BI- . Domenica si sono avuti 181 accessi e lunedì 167, al di sopra della media dei normali accessi. Si sono recati in Pronto Soccorso persone anche giovani con mal di gola e rialzo febbrile, ossia sintomatologie per le quali recarsi in Pronto Soccorso non dà alcun beneficio e che si risolvono in qualche giorno. La raccomandazione è quella di utilizzare il Pronto Soccorso come un servizio di emergenza e non in sostituzione dei servizi territoriali, quali il medico curante o la guardia medica. Al momento la situazione generale risulta sostenibile, più critica quella dei posti letto; si vedrà quale sarà l’andamento dei prossimi giorni e durante le festività”.
Lieve incrementi dei ricoveri anche in Pediatria: “Abbiamo un netto incremento delle visite e delle consulenze pediatriche in pronto soccorso, e anche un lieve incremento dei ricoveri, per quanto non abbiamo ancora, fortunatamente, saturato la capacità di risposta del reparto di pediatria – spiega Paolo Manzoni direttore di dipartimento materno infantile e direttore della struttura complessa a direzione sanitaria della della Pediatria - . Quello che vediamo è effettivamente un aumento delle visite e del ricorso all'ospedale per bambini di tutte l'età, dai primi mesi di vita fino all'età adolescenziale che hanno sindrome febbrile, che dura per qualche giorno, con febbre anche abbastanza elevata, accompagnata da tosse secca e stizzosa, più delle volte, malessere generale, cefalea per quelli più grandicelli che riescono a manifestarla. E quindi siamo nel pieno dell'attività, come in genere succede nei momenti invernali. È ovvio che con la quiete, noi pediatri, abbiamo molta relazione con l'apertura e la chiusura delle scuole, con l'inizio adesso del periodo di due settimane di festività, ci aspettiamo una diminuzione o, perlomeno, un non aumento ulteriore della circolazione tra le comunità pediatriche di questi virus, tenendo però presente che la stessa forma che colpisce anche gli adulti e, quindi, se viene meno il serbatoio della scuola e dell'asilo, aumenta parallelamente quello della famiglia, dei nonni, degli zii e dei ritrovi delle festività, per cui, alla fine, il saldo netto potrebbe non essere così vantaggioso. In ogni caso, siamo abituati, siamo pronti a dare le risposte necessarie come abitualmente succede in ogni stagione invernale”.





