E' stato accolto con un lungo applauso ieri sera 22 ottobre a Biella a Città Studi Gino Cecchettin, il papà di Giulia, uccisa per mano del suo ex fidanzato, Filippo Turetta, nella notte dell'11 novembre 2023. Quella sera Giulia uscì con il giovane, e non fece più ritorno a casa. Il padre ne denunciò la scomparsa il giorno seguente. Il corpo della ragazza fu ritrovato una settimana dopo, il 18 novembre in Friuli, mentre Turetta venne arrestato in Germania e poi estradato in Italia.
“Io sono felice di avere vissuto 22 anni con lei, anche se sono stati pochi, anche se non saranno mai abbastanza, fino all'ultimo dei miei giorni io morirò con il desiderio di abbracciare ancora una volta Giulia, ma preferisco questo dolore, al fatto di non averla conosciuta. Io non voglio focalizzarmi su chi me l'ha portata via, perchè questo vorrebbe dire soffrire ancor di più”, questo il pensiero di un papà, del papà di Giulia, la cui vita è stata stravolta da un giorno all'altro per mano di un ragazzo che mai avrebbe pensato potesse fare una cosa del genere. Essì, perchè come dice lui stesso “Io pensavo di essere immune. Quando leggevo di tremendi fatti di cronaca, mi sono sempre sentito appartenere a un mondo lontano, io ero il “normale”, ma nessuno di noi lo è”.
A condurre la serata intercalata con letture del libro scritto dal papà Gino “come regalo per Giulia”, come ha spiegato lui stesso, è stata Marina Deandrea, presidente di Voci di Donne. Quindi sul palco si sono alternate rappresentanti di alcune associazioni del territorio come “Non sei sola”, “Undergrund”, “Paviol” e "Le parole fucsia 2.0". Un fiume di riflessioni profonde, dal femminicidio al patriarcato, a domande su cosa si possa fare per cambiare la società di oggi, una società ancora fatta di troppi stereotipi, e in cui le uccisioni delle donne avvengono purtroppo sempre in maniera crescente per via del tentativo delle stesse di guardare al futuro e in cui i salari tra uomo e donna sono ancora troppo diversi. “Di fronte a un mondo dove la donna e sempre più emancipata si è assistito a un aumento dei femminicidi – sostiene Cecchettin- . Questo perchè si sta assistendo a una crisi del patriarcato in una società dove il maschio è sempre stato relegato a un ruolo di potere, ma non siamo fatti così. E alla fine ti ritrovi solo”.
Cecchettin ha ripercorso momenti di vita con Giulia e i fratelli, la malattia della moglie che per la prima volta nella vita lo ha messo di fronte a interrogativi importanti nella sua vita. Ha raccontato chi era la sua Giulia, “una ragazza sempre sorridente, che quando arrivava a casa alla sera stanco e magari arrabbiato riusciva sempre a fargli tornare il sorriso”. “Perchè lei era così – racconta il papà – , lei era “curativa”, amava fare sorridere le persone, farle stare bene”.
Tra le domande del pubblico non sono mancate quelle in riferimento a Filippo. “Si sbaglia, capita, anche in modo pesante. Secondo me è possibile ravvedersi, e mi rendo conto che tante persone non capiscono quello che dico, non lo condividono. Per Filippo faccio fatica. Provo ancora sentimenti, dolori forti perchè mi ha tolto tantissimo, ma mi ha tolto mia figlia, che è un dolore che non auguro nemmeno al mio acerrimo nemico. Ma anche quando sono arrabbiato, e penso a lui con odio, mi ravvedo, perchè mi ha già tolto tanto e non voglio che mi tolga anche solo un altro istante della mia vita”.

E poi ci sono stati i riferimenti agli attacchi che Gino e la sua famiglia hanno vissuto “Quando ho realizzato che non avrei più rivista Giulia ho pensato a cosa fare. Ce l'ho come sfondo nel cellulare, gli amici mi chiedono se non mi fa male, no. Giulia vive perchè ne parliamo, e io non voglio perderla, dobbiamo cercare la felicità che ogni tanto la vita ci sa ancora donare. La settimana scorsa Elena si è laureata. Si sentiva la sua mancanza, ma quella felicità che ho provato per Elena, io non volevo perderla, e se fossi andato in depressione per sua sorella, non avrei vissuto così quel momento. Per questo voglio andare avanti, fare le cose che voleva fare Giulia, anche se sembrano semplici, strane. Ho scritto un libro tre mesi dopo la sua morte, e per questo sono stato attaccato. Elena non è stata zitta, lei parla. E questo è come andare contro corrente. Si pensa che queste non possano capitare a due universitari, mentre questo è stato, e questo ho scritto. Io so quanto ho sofferto e non vorrei che qualche altro vivesse la stessa cosa. Per questo è nata la Fondazione che avevo immaginata prima del libro, e volevo farla nascere con le mie forze, magari con i diritti del libro”.

Tra il pubblico anche il papà di Erika Preti, la giovane di Pralungo uccisa nel 2017 per mano del fidanzato mentre erano in vacanza in Sardegna. “Come è possibile per noi andare avanti?”, la domanda del papà. “Ci è stato tolto troppo, ma noi non possiamo fare nulla – la risposta di Gino -. Non abbiamo potere di tornare indietro nel tempo e cambiare le cose, possiamo solo andare avanti e cercare di onorare la vita per chi la vita la voleva vivere, e viviamo per loro. Io mi sono messo a fare le cento cose che voleva fare lei, non so se riuscirò a farle tutte, ma ogni volta che ne faccio una sono felice e la sento rivivere, è come se fossi lei”.
I fondi raccolti attraverso la fondazione nata per volontà del papà di Giulia sono serviti a finanziare un centro anti violenza, corsi di formazione per la Polizia, progetti di cultura. A breve partirà il progetto più grande, in collaborazione con l'Università di Firenze: saranno formati insegnanti della scuola primaria. Oltre a questi la Fondazione ha in cantiere 30 progetti di educazione e di formazione anche sulle aziende.
















