Dal 2 ottobre 2025 al 3 maggio 2026, la Pinacoteca Albertina di Belle Arti di Torino ospita la mostra Il riflesso di Leonardo. Sebastiano Ferrero e gli enigmi di un trittico rinascimentale. L’esposizione mette in luce gli straordinari legami storici e artistici tra la collezione dell’Albertina, la tavola leonardesca conservata al Museo del Territorio Biellese, le tavole laterali custodite a Palazzo La Marmora e la città di Biella.
Il progetto, nato dall’intuizione e dall’impegno di Francesco Alberti La Marmora e organizzato dalla Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella & C., ripercorre la vicenda di un enigma rinascimentale che ruota attorno alla copia coeva, a grandezza naturale e su tavola, della leonardesca Vergine delle Rocce e ai due pannelli laterali raffiguranti Sebastiano Ferrero e i suoi figli, figure di spicco del Rinascimento piemontese e lombardo.
Un dialogo tra opere e suggestioni rinascimentali
Due sale interamente dedicate al trittico permettono di approfondire le complesse vicende storico-artistiche delle tavole, arricchite dal confronto diretto con alcune opere della collezione dell’Albertina. Tra queste, i celebri “cartoni gaudenziani” donati da Carlo Alberto di Savoia nel 1832: testimonianze preziose del lavoro di bottega di Gaudenzio Ferrari, Gerolamo Giovenone e Bernardino Lanino nel Vercellese, che intrecciano la loro storia con le committenze della famiglia Ferrero nel XVI secolo.
Secondo gli studi più recenti, fu proprio il potente generale delle finanze Sebastiano Ferrero a commissionare la Vergine delle Rocce biellese. Un documento del 1508 affida infatti a Giovanni Ambrogio de Predis – artista vicino a Leonardo e già attivo nella realizzazione dell’originale – la creazione di una copia della celebre opera, che potrebbe corrispondere proprio a quella oggi conservata a Biella.
L’attribuzione a Bernardino dei Conti dei tre elementi del trittico è stata ricostruita nel tempo: nel 1975 lo storico dell’arte Federico Zeri individuò la mano dell’artista nelle tavole laterali, mentre nel 2003 Edoardo Villata riconobbe la sua paternità anche nella copia della Vergine delle Rocce.
Conservazione condivisa e nuove indagini scientifiche
La mostra rappresenta anche un importante esempio di “conservazione condivisa”, nata dalla collaborazione tra la Città di Biella e la famiglia Alberti La Marmora, che nel 2019 aveva già reso possibile la ricomposizione del trittico dopo cinquecento anni.
Grazie a una nuova campagna diagnostica promossa da Banca Patrimoni Sella & C., che si avvale delle più avanzate tecnologie di indagine scientifica, sarà possibile presentare al pubblico e agli studiosi i più recenti risultati delle analisi condotte sulla Vergine delle Rocce biellese, aprendo la strada a ulteriori interpretazioni.





