Da semplice festa di paese a grande appuntamento capace di richiamare oltre 25 mila presenze in un comune di appena 2.700 abitanti: il Summer Festival di Lessona è un esempio di come il volontariato, la passione e la voglia di rinnovarsi possano cambiare il volto di una comunità.
Il responsabile, Giuseppe Graziola, ripercorre le tappe di un progetto che non solo anima la vita sociale, ma diventa anche occasione di inclusione, promozione culturale ed economia locale.
Come nasce una festa di paese?
Le feste di paese nascono dalla volontà di animare la vita sociale e ricreativa. Almeno per quanto ci riguarda, il nostro scopo – insieme ad altre realtà e volontari – è creare eventi che tengano alto il livello di socialità, incontro e svago in un paese.
In questo modo si riesce a ottenere anche ciò che ci ha ispirati: un evento che diventa, passo dopo passo, qualcosa di culturale e creativo.
Quando arriva il momento in cui si sente la necessità di trasformarlo in un grande evento, capace di diventare attrazione turistica?
Abbiamo sempre avuto una duplicazione di attività che, col tempo, abbiamo deciso di fondere perché il format stava diventando “vecchio”. Su spinta di un gruppo di giovani, abbiamo scelto di cambiare e proporre qualcosa di diverso: più trasversale e principalmente rivolto ai ragazzi.
Avevamo notato una carenza in questo ambito e, inoltre, se non si coinvolgono le nuove generazioni, diventa difficile garantire la sostenibilità degli eventi e gestire l’associazione.
È stata una scelta decisa e con un certo margine di rischio, ma ci siamo portati dietro il bagaglio di esperienze accumulate negli anni.
Quanto è inclusiva una festa di questo genere per il paese?
Ci sono stati momenti di alti e bassi. Durante l’esperienza del “Festival di Arte di Strada”, poi inglobato dal Summer, l’inclusione è stata molto forte, soprattutto grazie al coinvolgimento delle famiglie con iniziative rivolte alle scuole e ai centri estivi. All’epoca – circa quindici anni fa – ciò che proponevamo, anche con artisti internazionali, era innovativo e attirò grande attenzione da parte del paese.
È chiaro che una manifestazione come il Summer attragga soprattutto i giovani. Negli ultimi anni, però, il Festival si è trasformato per includere tutte le generazioni: chiunque abbia voglia di partecipare può trovare qualcosa di suo gradimento.
L’obiettivo è sempre stato evitare che Lessona diventasse un paese “dormitorio”, con solo la residenza ma senza vita sociale. Proprio per questo è stata creata un’area molto estesa, in pieno centro, oggi considerata il fiore all’occhiello del paese, destinata a sport, tempo libero e svago.
Così, le persone nuove che arrivano – non solo da fuori regione – hanno l’occasione di incontrarsi e vivere il paese. Questa per noi è inclusività. È normale, in questi contesti, vedere persone provenienti da altre regioni, e questo contribuisce a creare un’immagine di efficienza e ospitalità.
Quando la festa di paese si trasforma in marketing territoriale?
Con il settore dell’arte di strada eravamo già conosciuti in Italia. Oggi lo siamo anche grazie al Summer Festival, dove abbiamo ospitato gruppi provenienti da Roma, Milano, Emilia-Romagna e Toscana.
Se gli artisti trovano un luogo accogliente sotto tanti punti di vista – territoriale, enogastronomico, paesaggistico – parlano bene del posto e lo promuovono.
C’è una constatazione che mi piace fare: un paese di 2.600-2.700 abitanti, grazie a un evento di questo genere, supera le 25.000 presenze, quindi decuplica in un mese il numero delle persone che ci vivono.
Ho apprezzato che la Fondazione Cassa di Risparmio consideri importante la città e l’intero territorio. Uno dei concetti fondamentali è che va valorizzato l’insieme, non solo la singola iniziativa.
È vero che sul Biellese pesano alcune considerazioni negative sul piano sociale; tuttavia, quando si conoscono davvero le realtà, bisogna parlarne con cognizione. Noi siamo rimasti piacevolmente colpiti dal rispetto e dalla voglia di divertirsi della stragrande maggioranza delle persone che partecipano all’evento.
Il riscontro per noi è molto positivo: la metà del budget del Festival ricade direttamente sul territorio, che viene così pienamente coinvolto.
Va però tenuto presente che oggi esistono grandi problematiche legate alla sicurezza e che la nuova normativa fiscale rischia di mettere in difficoltà – se non addirittura “stroncare” – molte associazioni.









