La domanda, lanciata da due turisti lungo una via meno battuta della Baraggia di Candelo, strideva con le immagini della mattinata: un fotografo a “caccia” di gruccioni, numerosi ciclisti lungo i tracciati dedicati, podisti, gruppi a cavallo e persone a passeggio si godevano il clima estivo della “savana biellese” ancora non troppo assolata.
Paesaggio povero e inospitale?

Un luogo “brullo” per chi non sa osservare: “Quest’area è un lascito del ritiro dei ghiacciai: un altopiano argilloso che qui ha creato un paesaggio unico” racconta Marco Macchieraldo, guida escursionistica che nella Riserva Naturale delle Baragge ha accompagnato visitatori e fotografi. “Il tratto distintivo è la brughiera: la vegetazione non cresce in altezza ma forma cespugli e macchie irregolari, dando vita a un design particolare. Persino gli alberi secchi diventano un percorso artistico naturale. Ho accompagnato fotografi di Milano che, all’alba e al tramonto, hanno voluto fissare questa atmosfera singolare.”
“Ai margini del torrente Cervo, la brughiera si apre come un grande pianoro ai piedi delle Alpi. Da qui lo sguardo abbraccia l’arco alpino biellese, in un quadro che permette di leggere la conformazione del territorio.” La Baraggia è anche un riferimento per i migratori: aree di sosta e nidificazione, perfette per il birdwatching. “Trekking, cavallo, bicicletta, fotografia: la riserva è vissuta in tanti modi. I sentieri sono percorribili tutto l’anno, anche se il caldo estivo scoraggia maggiormente i visitatori”.

Non solo Candelo, la zona orientale si estende oltre i confini biellesi: “La Riserva non si ferma qui, ma scende verso Rovasenda. Dalla Baraggia di Candelo si può arrivare a quelle zone contornate dalle risaie dell’Alto Piemonte: è una parte meno raccontata, ma altrettanto significativa.” Sul piano amministrativo, la Riserva naturale delle Baragge copre circa 4mila ettari e interessa tre province: Biella, Vercelli e Novara, con sette porzioni distribuite in 22 comuni. I tre nuclei principali sono Baraggia di Candelo, Baraggia di Rovasenda e Baraggia di Piano Rosa, con altitudini tra 150 e 340 metri. Un territorio esteso che presenta importanti differenze, in base all’area che si decide di esplorare.
Brughiera e praterie alternate a sporadici alberi e vallette boscate, un’immagine che ha ispirato il paragone con una piccola “savana” piemontese. Il Baraggione tra Candelo e Cossato è la porzione più nota, con rete di percorsi accessibili dalle strade statali, provinciali, comunali e una fitta maglia ciclabile.
Il paesaggio naturale si intreccia a luoghi della cultura materiale: il Ricetto di Candelo e, verso le Baragge vercellesi, Castellengo con l’Ecomuseo del Cossatese e delle Baragge. Nella lista figurano anche siti storici diffusi tra i 22 comuni interessati.

La gestione, la salvaguardia e la valorizzazione della riserva, istituita nel 1992, fanno capo all’Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore, con diverse sedi operative: Cerrione (BI), Albano Vercellese (VC) e Mercurago (NO).
Tra Candelo e Massazza è presente il poligono militare con esercitazioni periodiche e relative interdizioni temporanee: un vincolo che, paradossalmente, ha contribuito a preservare il carattere selvatico dei piani erbosi. Prima di programmare un’uscita, è buona norma verificare eventuali giornate di sgombero.
Ad uno sguardo meno superficiale, la Baraggia offre molto più di quanto si possa notare al suo ingresso.
Le Baragge non sono soltanto un paesaggio naturale suggestivo: la loro origine racconta la forza dei torrenti che, dopo aver depositato enormi quantità di sedimenti glaciali e fluviali, hanno inciso e smantellato le antiche pianure, modellando terrazzi e scarpate. Questo processo geologico, iniziato milioni di anni fa, richiama in piccolo quello che ha dato vita al Grand Canyon americano: un paesaggio scolpito dall’acqua, che ancora oggi rivela le sue stratificazioni e i segni del tempo.

Non solo natura: la Baraggia custodisce anche leggende e racconti che ne arricchiscono il fascino. Una delle più note è quella di Ysangarda, borgo fortificato che sorgeva tra queste lande, abitato dal Conte e dalla Contessa che aiutarono i candelesi a costruire il Ricetto. Col tempo la rocca scomparve, ma restano ancora oggi il nome e le maschere del Conte e della Contessa d’Ysangarda, memoria di un legame tra storia e territorio.
Dietro l’apparente essenzialità di un altopiano brullo, si svela dunque un mondo che ha mille sfaccettature: geologiche, naturalistiche, storiche e leggendarie. È un ambiente che non concede spettacoli immediati e non offre effetti speciali, ma premia la pazienza di chi intende soffermarsi: i fotografi che aspettano l’alba, i ciclisti che ne percorrono i sentieri, gli appassionati di birdwatching che inseguono il volo di un migratore. Un lato del Biellese che rivela la sua forma discreta e si racconta solo a chi lo vive con rispetto.











