Il 2025, sul fronte dell’occupazione della dinamicità delle imprese del biellese, non si era aperto con i migliori degli auspici – e dei dati. Vale la pena ricorda che, quella che un tempo rappresentava la locomotiva economica dell’area nord-occidentale del Piemonte, ha visto un gennaio caratterizzato da soli 1.120 nuovi contratti di lavoro programmati; l’anno precedente erano stati 1.380. Numeri che, peraltro, avevano certificato il sorpasso – per lo meno sul fronte delle muove posizioni lavorative – da parte della vicina Vercelli, che ha conosciuto una rapida crescita occupazionale, in particolar modo sul fronte della logistica.
A metà del 2025 il trend si conferma pressoché immutato: a giugno 2025 il Servizio Studi della Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte, a partire da un’elaborazione del Bollettino mensile del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e ANPAL, ha conteggiato 990 entrate, contro alle 1.020 del 2024. Va peraltro sottolineato che soltanto 3 su 10 saranno caratterizzate da un contratto a tempo indeterminato.
Tutto questo sapendo peraltro che, se la creazione di nuove posizioni nel biellese va al rilento, nemmeno la ricerca di nuovi talenti risulta particolarmente veloce. Anzi: anche a Biella, come del resto nelle altre province servite dalla Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte, la difficoltà di reperimento del personale è superiore al 44%, con le ricerche di personale del biellese che anzi risultano ancora più difficili. Vengono dunque meno le nuove posizioni e, nonostante questo, continua a essere molto difficile trovare personale (del resto è da notare anche il calo demografico del territorio, con Biella che ha chiuso il 2024 con 127 abitanti in meno rispetto all’anno precedente).
Come rendere quindi più attrattive le imprese del biellese? Una risposta arriva dagli esperti della Società di head hunting Adami & Associati, i quali partono da un’analisi del territorio e dai dati degli ultimi mesi: “in uno scenario in cui i talenti tendono a muoversi verso le grandi città o perlomeno a non allontanarsene, non meraviglia vedere il sorpasso di Vercelli su Biella, per via dei migliori collegamenti ferroviari e autostradali della prima rispetto alla seconda, sia con Torino che con Milano” spiegano gli head hunter. “Questo impone uno sforzo doppio da parte delle aziende biellesi, che per assicurarsi profili necessari sono chiamati a investire tempo e risorse nella propria strategia di employer branding”. Si parla dunque delle attività tese a promuovere la propria immagine come datore di lavoro, di modo da attirare l’interesse di professionisti desiderosi di fare carriera.
Non è tutto qui: come sottolineato dagli head hunter di Milano per superare i limiti attuali del mercato del lavoro, caratterizzato da un ampio mismatch, è bene andare oltre i classici processi di ricerca del personale. “In questi anni dominati dalla talent shortage è frequente vedere delle ricerche di personale basate sulla pubblicazione di annunci di lavoro andare a vuoto: questo perché, semplicemente, la quasi totalità dei talenti, quando si parla di profili specializzati o tecnici, è già occupata, e quindi non alla ricerca attiva di un lavoro. Ne risulta quindi” spiegano i cacciatori di teste “che gli annunci di lavoro non vengono visti dal pubblico a cui sono diretti. Da qui l’importanza di affidarsi a degli head hunter, che praticano la caccia diretta di candidati, anche passivi, anche già occupati, ma interessati a nuove opportunità di carriera”.




