Pettinengo, da circa un decennio, è al centro di una delle esperienze più significative di accoglienza diffusa in Piemonte e in Italia. A dieci anni dall’inizio del progetto, le realtà promotrici – l’associazione Pacefuturo, la Cooperativa Maria Cecilia, il Consorzio IRIS, la Diocesi di Biella – in accordo con l’amministrazione comunale, hanno reso pubblici i risultati di una ricerca condotta tra i cittadini. L’iniziativa si è principalmente rivolta ai richiedenti asilo e migranti, molti dei quali in fuga da contesti di guerra o vulnerabilità. Sono stati accolti uomini, famiglie, giovani e minori, con l’intento di fornire ospitalità materiale e costruire percorsi di inclusione sociale e autonomia.
Per analizzare l’impatto di questa esperienza sul tessuto sociale, economico e culturale del paese, sabato 28 giugno a Villa Piazzo è stata presentata la ricerca sociologica condotta dal prof. Andrea Membretti, che ha coordinato il lavoro sul campo e l’elaborazione dei dati raccolti. Il progetto, sviluppato in un momento in cui l’emergenza migratoria era centrale nel dibattito pubblico, si è distinto per un approccio che, nelle intenzioni, ha privilegiato la dimensione relazionale e comunitaria.
«Il nostro obiettivo non era semplicemente ospitare, ma creare legami. Offrire possibilità di incontro fra storie diverse». Pettinengo è stato trasformato in un laboratorio sociale, dove l’incontro tra residenti storici e nuovi arrivati ha generato esperienze quotidiane di convivenza.
Dall’indagine emergono dati che invitano a una lettura articolata. Nonostante il forte radicamento territoriale (la maggior parte dei cittadini risiede a Pettinengo da oltre vent’anni), l’integrazione ha prodotto esiti eterogenei, talvolta inattesi. L’arrivo di famiglie giovani ha contribuito, in parte, a contrastare il calo demografico, portando nuova vitalità nelle scuole, nelle case e nelle relazioni sociali. In alcuni casi, questo ha favorito processi di apertura e di scambio; in altri, ha messo in evidenza le difficoltà di adattamento reciproco.
Un dato, più di altri, aiuta a comprenderne l’impatto: 1.377 persone – donne, uomini e bambini – sono passate, e spesso rimaste per mesi o anni, in un paese che conta poco più di 1.500 abitanti. Una proporzione importante, che ha inciso sull’identità stessa della comunità. Le presenze, pur variabili nel tempo, non sono rimaste ai margini: hanno abitato lo spazio pubblico, attraversato le scuole, partecipato alle attività quotidiane del paese. Il cambiamento è stato visibile e concreto, e ha messo in luce alcuni aspetti critici: rischio di isolamento per i giovani, la carenza di spazi di socialità e la difficoltà di collegamento con il centro urbano di Biella. Elementi che riguardano l’intero territorio montano, ma che l’accoglienza ha in parte accentuato o reso più evidente.
«È un’esperienza che ci ha cambiato – dichiarano alcuni residenti –. All’inizio c’era diffidenza, ma poi ci siamo conosciuti, abbiamo mangiato insieme, lavorato insieme. Ora ci salutiamo per nome». Testimonianze che indicano percorsi di integrazione riusciti, ma anche un cammino in corso, che richiede strumenti adeguati, mediazione e continuità.
Oggi, il futuro di Pettinengo passa anche da qui: dalla consapevolezza di essere diventato, nel suo piccolo, un modello. L’esperienza accumulata, le reti create, i progetti avviati, possono essere replicati, adattati e offerti ad altri territori in cerca di ispirazione. In un contesto caratterizzato da paure e tensioni, il “Balcone del Biellese” ha deciso di intraprendere la via del dialogo. Il territorio, in particolare i piccoli paesi, prova a rispondere al declino demografico: «Pettinengo non ha “subìto” la presenza migrante, l’ha integrata e accompagnata. Nelle parole degli stessi abitanti, l’accoglienza è stata inizialmente percepita come un salto nel buio, ma è attraverso l’esperienza quotidiana che la distanza si è fatta prossimità. L’ospitalità non è propriamente un gesto filantropico, ma una scelta strategica per chi, come noi, combatte ogni giorno contro lo spopolamento».
Una frontiera di paese, alle pendici delle Alpi Biellesi, che ha saputo generare profitto da un gesto d’accoglienza, integrazione oltre le differenze e che contribuirà, oggi e in futuro, a sviluppare una comunità multiculturale in cui crescere e svilupparsi: “Non è necessario rinunciare al passato per entrare nel futuro. Quando le cose si cambiano non è detto che vengano perse” – John Cage





