L'acqua è tornata nei letti dei fiumi e negli invasi artificiali. Merito delle piogge intense che si sono abbattute in questi mesi su tutto il Biellese e che hanno portato un po' di respiro ai corsi e agli alvei, paurosamente in secca lo scorso inverno e immortalati in un precedente articolo (leggi anche: Spettro siccità nel Biellese, l'allarme di Consorzio Baraggia).
La riprova arriva non solo dalle foto scattate nei giorni scorsi ma anche dagli ultimi dati, riferibili al 4 luglio, che delineano un quadro incoraggiante rispetto a qualche tempo fa. A cominciare dalla diga dell'Ingagna, tornata oggi a livelli normali, con 6,5 milioni di metri cubi d'acqua su una capienza massima di 7. Il 20 febbraio scorso disponeva di 1 milione e 582.188mila di metri cubi d'acqua. Stessa sorte anche negli invasi dell'Ostola e del lago Ravasanella: il primo contiene 3 milioni e 365mila metri cubi su un totale di 5 (il 20 febbraio era fermo a 1 milione e 236.598mila metri cubi); il secondo si assesta sui 3 milioni e 407mila metri cubi su un totale di 5.
Buone notizie ma non abbastanza da lasciarci alle spalle lo spettro della siccità, come conferma Leonardo Gili, presidente del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese: “Oggi le dighe sono piene d'acqua, a disposizione per l'irrigazione e l'idropotabile ma l'emergenza non è affatto superata. Si è risolta una situazione critica ma non è detto che nel prossimo futuro possano ripresentarsi simili episodi”.
La nuova sfida, infatti, è trovarsi pronti ai cambiamenti climatici che, giorno dopo giorno, stanno mettendo a dura prova gli abituali comportamenti della popolazione. “Il Consorzio, assieme ai tecnici e ingegneri, sta studiando i dati dei prossimi 5-10 anni, a livello di macrosistema – spiega Gili - Gli elementi, fin qui raccolti, e le proiezioni ci mostrano che la siccità può ritornare a situazioni cadenzate. Se la tendenza dovesse ripetersi rischiamo di affrontare altre stagioni deficitarie. Per questo è necessario programmare e mettere in campo tutta una serie di azioni non più procrastinabili. Così da evitare conseguenze peggiori che andrebbero ad intaccare il tessuto socio-economico. Che questi mesi siano una lezione per il futuro che ci attende”.
Per Gili le priorità sono essenzialmente due: “Unire le tre dighe biellesi esistenti con un collegamento sotterraneo così da mantenere una quantità d'acqua sufficiente in riserva. Da conservare, utilizzare alla bisogna e trasferirla in uno dei tre invasi se dovesse mancare. Così facendo si eviterebbero sprechi, verrebbe razionalizzata l'acqua e sarebbe in sicurezza l'idropotabile per tutto il territorio. Le dighe sono una cassaforte della fonte più preziosa al mondo”.
Oltre ai collegamenti interrati, l'attenzione del presidente del Consorzio si rivolge ai corsi fluviali: “Penso solo al Sesia, è necessario porre paratie mobili sulla traversa del fiume. Si potrebbe gestir meglio l'acqua per l'idropotabile, l'irrigazione dei campi e la fornitura dell'energia elettrica. Inoltre, il Consorzio proseguirà nei suoi interventi e nella progettazione degli invasi Questi sono solo alcuni degli interventi che permetterebbero di affrontare il cambiamento climatico. Ma occorre agire, ora”.
Sul tema ha preso la parola anche il presidente del Cordar Biella Gabriele Martinazzo: “L'emergenza di questi mesi è finita ma occorre mantenere alta la guardia. Il clima sta cambiando, occorre adattarsi, agire con tempestività ed evitare gli sprechi. Proprio Cordar utilizza ogni anno 3,5 milioni di euro per riparare perdite e migliorare le condutture dell'acqua potabile. Inoltre, stiamo investendo nella ricerca di nuove fonti d'acqua da utilizzare così da ampliare il bacino fluviale a disposizione”.
Infine, l'appello alla popolazione: “Chiedo una maggior responsabilità e sensibilità nell'uso quotidiano dell'acqua. Torniamo ai metodi insegnati e praticati dai nostri padri e nonni: piccole cose, comportamenti corretti proprio per evitare di disperdere un bene prezioso come l'acqua”.











