CRONACA - 08 aprile 2021, 18:00

"Furbetti del vaccino", 23 indagati. Tra loro anche i vertici di Asl Poggio e D'Aloia

Tutto è partito da un esposto che evidenziava le gravi anomalie verificatesi fra la seconda e la terza settimana di gennaio durante la campagna vaccinale, avviata in ospedale lo scorso 31 dicembre

Foto Newsbiella

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Sono 23 gli avvisi di garanzia (e non 60, come erroneamente indicato nei giorni scorsi) inviati dalla Procura della Repubblica di Biella in merito al caso dei “Furbetti del vaccino”. Tra loro ci sono anche i vertici di Asl Biella, il direttore sanitario Francesco D’Aloia, il commissario Diego Poggio e il direttore amministrativo Carla Becchi. Ad annunciarlo il Procuratore Teresa Angela Camelio, durante la conferenza stampa che si è svolta alle 17 di oggi 8 aprile.

Tutto è partito da un esposto che evidenziava le gravi anomalie verificatesi fra la seconda e la terza settimana di gennaio durante la campagna vaccinale, avviata all’Asl Biella lo scorso 31 dicembre (leggi qui).

Per questo motivo, lo scorso 28 gennaio, la Procura ha provveduto ad acquisire gli elenchi di tutti i vaccinati sia in ambito ospedaliero che presso le RSA (che allora ammontavano a 6131). Dati estratti dalla Piattaforma SIRVA, Sistema Informativo Regionale per la gestione delle Vaccinazioni. Già da una loro prima analisi sommaria, in particolare dei codici fiscali, emergeva che alcuni soggetti (dell'ordine di centinaia) non avrebbero dovuto essere vaccinati in quella prima fase. Parliamo della prima fase del Piano vaccinale Arcuri del 17 novembre 2020 allora in vigore.

Gli elenchi estratti dalla piattaforma SIRVA della Regione Piemonte sono quindi stati inviati all'Agenzia delle Entrate di Biella affinché venissero effettuati gli accertamenti sull'attività lavorativa svolta dai soggetti vaccinati e, conseguentemente, l'effettiva appartenenza alle categorie contemplate nel piano vaccinale e nelle disposizioni della Regione Piemonte. Nel frattempo, è stata acquisita dall'ASL tutta la documentazione relativa al piano vaccinale.

Ottenuti i dati richiesti, dai 6000 nomi sono stati stralciati quelli rientranti nelle categorie autorizzate e si è proceduto ad analizzare i rimanenti 450. Da queste posizioni rimaste da analizzare è stata effettuata una seconda "scrematura" accantonando, ad esempio, quelle relative ai volontari "attivi" e agli altri soggetti che a seguito delle disposizioni regionali dell'Unità di Crisi della Regione Piemonte, nel frattempo intervenute, avevano diritto alla somministrazione del vaccino.

Le rimanenti posizioni, sono state controllate a campione. La verifica, effettuata in co-delega da parte dei NAS e della sezione di Polizia Giudiziaria locale, ha interessato circa 180 nominativi. Delle 120 persone sentite in Procura, alcune avevano ricevuto il vaccino senza averne diritto a causa dei mancati controlli della ASL, altre avevano attestato, contrariamente al vero, di far parte delle categorie indicate. Sotto il profilo dell'accertamento delle responsabilità individuali, la Procura ha definito tre percorsi distinti.

Il primo riguarda la condotta omissiva da parte dei vertici ASL riguardo ai soggetti non aventi diritto a vaccinarsi, appunto, presso l’azienda sanitaria locale. Il secondo riguarda invece quella commissiva, ovvero attiva, da parte di legali rappresentanti, direttori di struttura, direttori sanitari e terzi estranei in concorso con questi ultimi, tradotta in peculato per distrazione con riferimento a soggetti che hanno ricevuto la somministrazione del vaccino in alcune RSA della provincia. 
Il terzo ha infine a che fare con i soggetti, tutti medici in pensione, che hanno dichiarato il falso nell'autocertificazione (introdotta solo l'11 gennaio) affermando di essere in servizio attivo. Nei confronti di questa categoria la Procura verificherà e adotterà caso per caso le decisioni da intraprendere.

Redazione bi.me.

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