Scade oggi, 1 marzo, l’avviso pubblico del Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri "Educare in Comune", che ha l’obiettivo di contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale dei bambini e dei ragazzi, in un momento in cui l’emergenza sanitaria da COVID-19 ha acuito le disuguaglianze, le fragilità e i divari socioeconomici.
Sulla questione i consiglieri comunali del PD della Città di Biella Manuela Mazza, Valeria Varnero, Marta Bruschi, Mohamed Es Saket, Paolo Rizzo hanno depositato un’interrogazione con cui chiedono a sindaco e ad assessore competente se il Comune di Biella ha partecipato al bando e “se sì, quali proposte progettuali sono state presentate? Se no, quali sono le motivazioni che hanno spinto l’Amministrazione a non partecipare?” si legge nel documento.
“Anche a Biella ci sono bambini e ragazzi che hanno sofferto e soffrono di queste problematiche - spiegano i consiglieri - e riteniamo che rappresenti un'importante opportunità per i nostri bambini e ragazzi per ottenere risorse in più, con l'obiettivo di contrastare la povertà educativa e l’esclusione. Una delle conseguenze che la pandemia ha comportato, infatti, è una povertà economica che alimenta una povertà educativa, condizione in cui un bambino o un adolescente si trova privato del diritto all’apprendimento in senso lato; delle opportunità culturali; del diritto al gioco; del diritto allo sport. In questo anno abbiamo assistito inermi all'impossibilità da parte dei giovani, di vivere la propria quotidianità, di frequentare la scuola serenamente, di partecipare alle attività sportive e ricreative con spensieratezza.
Crediamo che una buona amministrazione debba cogliere ogni opportunità di finanziamento in più che possono giungere dalla Regione, dal Governo o dall'Europa. Questo tipo di finanziamenti possono essere utilizzati anche per contrastare certe situazioni di maleducazione, vandalismo e teppismo che interessano qualche area di alcuni quartieri della nostra città. Riteniamo che le forme repressive di intervento debbano essere portate avanti insieme a interventi di tipo educativo, perché diventare un buon cittadino dipende soprattutto dalla cultura”.





