Quando il premier Conte ha emanato il Dpcm del 18 ottobre esercizi come palestre e piscine avevano speranza di poter riuscire a restare aperte. “Si faranno dei controlli durante questa settimana e si determinerà cosa fare”, queste erano state le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio ed era un concetto gradito da parte del settore dell’attività fisica, convinto di poter sottostare a tutte le normative presenti nel documento. E così è stato: le regole sono state rispettate, come affermato dal ministro Spadafora, ma palestre e piscine sono state chiuse lo stesso, lasciando l’amaro in bocca ai lavoratori del settore, capaci comunque di comprendere la grave situazione sanitaria che si sta vivendo correntemente.
Ma qual è il pensiero degli esercenti rispetto a queste misure? In primo luogo, Marco Toniolo presidente dell’Asd Fudoshin di Biella, ha sottolineato che l’assenza di attività fisica possa essere un fattore di rischio per la trasmissione del virus: “Muoversi è fondamentale per abbassare il livello di stress che accumuliamo. È noto che, quando eccessivo, lo stress possa contribuire ad abbassare le difese immunitarie. Tant’è che, in Cina, era obbligatorio durante l’emergenza fare esercizio fisico regolarmente per gli operatori sanitari. Chi non pratica sport non può godere di questi benefici”.
Il presidente di Asd Mushin, Dennis Marcolin, ha invece delineato un altro fattore interessante: “Lavoro anche in un supermercato e posso affermare che il numero di prodotti che viene toccato senza guanti dai clienti possa facilmente portare più contagi delle nostre palestre. Lo sport però viene considerato attività non essenziale ma io mi chiedo se possa invece essere necessario avere il pane fresco ogni giorno, recandosi ogni 24 ore al supermercato. Servono limitazioni in tutti i settori, non solo in quello dell’attività fisica”.
Massimo Vaglio di Nippon Biella e Raffaella Dragotta di Funakoshi 1976 si soffermano invece sulla diligenza dimostrata dalle loro palestre nell’affrontare le richieste presentate dal Dpcm del 18 ottobre. “Abbiamo rispettato tutto ciò che ci hanno chiesto - racconta Dragotta - anche quando ogni giorno venivano aggiunte nuove normative, diverse dalle precedenti. Non ci sono stati gravi focolai all’interno delle palestre ma ci rendiamo conto che si voglia limitare il numero di persone che si incontra ogni giorno, l’importante è che tutti i settori vadano nella stessa direzione”.
“Con bagni e spogliatoi chiusi, distanze rispettate e santificazioni frequenti abbiamo reso quasi impossibile la diffusione del Covid-19 all’interno della nostra struttura - spiega Vaglio - perciò diventa difficile comprendere la chiusura. In tre mesi nessuno dei nostri tesserati è stato trovato positivo”.
E come si intende affrontare questa situazione? Le soluzioni sono diverse ma affini. I responsabili di queste quattro palestre intendono cominciare a proporre allenamenti online, sia in diretta che con video da poter visionare quando si vuole oppure sfruttare la possibilità di allenarsi all’aperto per organizzare dei corsi all’esterno delle proprie strutture, disponendo di ancora più spazio rispetto a prima.





