AL DIRETTORE - 06 ottobre 2020, 19:38

Lettere dalla Valle Cervo: “Prato dove giocavo con cane sparito, cuore a pezzi nel vedere il disastro”

maltempo lettera

Riceviamo e pubblichiamo:

“Sabato 3 ottobre 2020: un'altra data che rimarrà scolpita nel cuore dei valìt. Fin dalla sera di venerdì pioggia forte, vento, rumore di pietre che rotolano nel Cervo e fin qui erano rumori che ogni tanto sentiamo quando il torrente aumenta di volume. Poi i primi messaggi di frane lungo la provinciale e allora capisci che la situazione si sta aggravando. Guardi fuori dalla finestra e continui a vedere tanta acqua che scende e i rumori della natura sono sempre più inquietanti.

Ti metti a letto ma hai paura perché capisci che qualcosa di brutto da qualche parte succederà. Io non abito sul torrente, ma sentivo benissimo pietroni rotolare nel Cervo e non puoi prendere sonno. Poi un messaggio:" Hai sentito la frana sotto l'asilo?" Vorresti andare a vedere ma la paura è tanta. Poi alle 4 circa va via la luce e di conseguenza anche il cellulare non funziona più, e ti senti ancora più impotente. Non capisci più cosa capita fuori e speri solo che vada tutto bene.

Aspettavo con ansia la luce del giorno per poter uscire e vedere il livello del Cervo e finalmente all'alba ci siamo trovati tutti in strada e col cuore a pezzi abbiamo iniziato a vedere i primi disastri. La frana in centro paese che bloccava la provinciale, che sapevo già, e poi ti accorgi che nella notte l'acqua aveva raggiunto dei livelli mai visti prima. Difatti il ponte in pietra del campo costruito nel 1700 era stato inghiottito dalla ferocia del torrente e quello in ferro della Fornaca, che era rimasto lì, non aveva più la terra dall'altra parte. Il prato dove andavo a giocare con il cane era sparito.

Il Cervo era diventato gigantesco una distesa immensa di acqua che portava via ogni cosa. Con un nodo in gola e gli occhi pieni di lacrime tutti ripetevamo che una cosa così non l'avevamo mai vista. La cosa più importante è stata rendersi conto che stavamo tutti bene, terrorizzati ma salvi”.

Valentina Suardi

SU