Biellese Magico e Misterioso - 27 settembre 2020, 08:00

Biellese magico e misterioso: Il castagno centenario di Villa del Bosco

A cura di Roberto Gremmo

Biellese magico e misterioso: Il castagno centenario di Villa del Bosco

   Il piccolo borgo di Villa del bosco si trova al centro d’una zona ai margini dell’antico Principato di Masserano già indicata in una pergamena del 1447 come “baraggia Bramaterra” dove si produce un vino particolarmente pregiato.

    Ha anche un’isola amministrativa raggiungibile solo attraversando il Comune di Sostegno chiamata “Or bel”, un nome che nella parlata biellese orientale indica un salubre e vivibile luogo elevato ma che é stato brutalmente italianizzato in “Orbello”, un termine che indica una lama tagliente usata per spianare il cuoio. Anche la frazione “Ferracane” potrebbe essere l’italianizzazione di “fërla” (ramoscello) e “cane” (canne), la zona dei germogli e dei canneti. Altri toponimi della zona richiamano direttamente il mondo affascinante e misterioso delle selve come Casa del bosco e San Giacomo del bosco di Masserano ed anche Prucengo potrebbe derivare da “Prunela”, il basilico selvatico.

   Poco oltre il camposanto si snoda nel bosco un sentiero ormai poco visibile che conduce ad un grande castagno plurisecolare ed é singolare pratica degli abitanti del luogo di recarsi di quanto in quanto ad ammirarne la maestosità passandogli sotto ed anche una grande quercia millenaria situata a poca distanza é oggetto di particolare attenzione.

    Fra i due alberi secolari, ad un quadrivio s’incontrano i ruderi d’una chiesa dedicata a San Fabiano il cui sarcofago litico é conservato fuori dalla chiesa parrocchiale di Scopello. Perché si sia lasciato in abbandono l’edificio di Villa del Bosco non si é mai capito.

   E’ invece ben plausibile che la straordinaria importanza data in questa zona agli alberi possa essere interpretato come il residuo d’un antico culto delle selve.

    Del resto, nella non lontana Valsesia, in Val Mastallone, sopra la località di Sabbia del Comune di Varallo si trova una chiesetta alpina che chiaramente cristianizza antiche devozioni pagane.

  E’ il santuario della “Madonna del Rovaccio” che prende questo nome dalla “rol”, la quercia rossa.

    Secondo la tradizione, la piccola edicola sarebbe stata edificata fra il 1500 ed il 591 per celebrare il miracolo d’una fanciulla muta che avrebbe acquistato la parola dopo la miracolosa apparizione della Vergine su un vecchio albero di rovere.

       Una giustificazione plausibile, ma che potrebbe occultare una diversa verità, scomoda e fastidiosa.

   Sempre in Valsesia suscita qualche curiosità per un nome che rimanda agli alberi anche il piccolo oratorio dedicato alla “Madonna della quercia” nel centro della parte vecchia di Prato Sesia. 

   E’ certo che la chiesa è stata edificata nel 1646 per volontà d’un personaggio facoltoso, un certo Viocca. 

  Si racconta che con questa donazione avrebbe voluto onorare la moglie, una donna di Viterbo, località vicina al famoso santuario di “Santa Maria della Quercia”, chiamato in questo modo dal 1417 quando un dipinto della Vergine venne fatto appendere ad una grande quercia. Non sappiamo se il singolare gesto votivo venne fatto per cristianizzare antiche e mai perdute devozioni, ma la tradizione vuol che subito dopo l’esposizone del dipinto sull’albero un cavaliere inseguito da feroci nemici si sia subito salvato gettandosi devotamente ai piedi dell’albero diventando miracolosamente invisibile.

   Dopo due secoli la devozione doveva passare dal Lazio alla Valsesia,

   Le fedi popolari hanno gambe molto lunghe.  

  

   Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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