Biellese Magico e Misterioso - 10 maggio 2020, 09:50

Biellese magico e misterioso: Come il “ròch” dl’Urupa anche la “Pera di Guridis” e quella di Santa Varena sono guaritrici

A cura di Roberto Gremmo

Biellese magico e misterioso: Come il “ròch” dl’Urupa anche la “Pera di Guridis” e quella di Santa Varena sono guaritrici

 Il masso erratico della cappella di Sant’Eusebio d’Urupa ha proprietà terapeutiche grazie a speciali riti paganeggianti, ma altre pietre magiche son presenti anche nella pianura, finite chissà quando lontano dalle montagne.

    Sono quelle venerate in alcune località appartate del Piemonte rurale.

   Mentre le rocce alpine oggetto di ritualità pagane sono saldamente piantate nel terreno ed inamovibili i massi guaritori di pianura risultano trasportati da un altro luogo sconosciuto nei paesi dove sono al centro di culti litici di guarigione.  

   Certamente misteriosa é la “Pera ‘d Gudiris” (pietra di Gudiris), una lastra rettangolare alta quasi due metri e larga 30 centimetri con un’iscrizione indecifrabile, oggi conservata nel Museo civico di Savigliano.

   Scoperta sepolta in un campo nel 1403 fra l’Apparizione e Santa Maria di Genola divenne oggetto di venerazione perché “Il popolo per devozione baciava la pietra e cercava staccarne polvere e scheggie guastando la scrittura e alterandola con punte di ferro”, come accade con la statua lignea di Limbania a Rocca Grimalda o con la pietra di san Besso in Valsoana. Soltanto nel 1949 il dotto sacerdote Alfonso Maria Riberi appurò che la pietra era semplicemente una tomba d’epoca longobarda e la sottrasse alle pratiche superstiziose del popolino.

   Sempre a Savigliano, ancora nel ‘600, come lasciò scritto il nobile Domenico Fiora, nella chiesa di “Santa Croce” oggi trasformata in magazzino era murata un’altra pietra “tuta rasata con coltelli per bever laqua dove se meteva detta rasatura di pietra e tuti queli bevevano di detta acqua guarivano dalle febbri”.

   Nel Vercellese la pietra magica della cascina Isana di Livorno Ferraris non é stata rimossa e conserva larga fama di possedere facoltà miracolose.

   Emerge dal terreno accanto ad un rigagnolo che scorre attorno ad un borgo campestre dove sorge una chiesa del XII secolo dedicata a “Santa Maria Assunta”.

   Un abitante della cascina ci ha confermato che la roccia guarirebbe i dolori dorsali.

   L’appassionato ricercatore di tradizioni locali Lodovico Ellena ha scritto nel libro “Alice Castello e dintorni” pubblicato nel 2005 che a questa pietra “vengono attribuite proprietà miracolose contro reumatismi e malanni simili; sarebbe infatti sufficiente collocare per qualche minuto la parte malata a contatto con la pietra, di forma triangolare e alta una cinquantina di centimetri circa, che questi sparirebbero nel giro di pochi giorni. E inoltre, esattamente come la pietra della vita di Oropa, le si imputerebbero anche proprietà atte a favorire la fertilità femminile, evidente retaggio di antiche credenze mai del tutto annichilite”.

   Del resto, la singolare denominazione d’“Isana” per la cascina suona nel piemontese del luogo come “ij san-a”, che in italiano si potrebbe tradurre “li guarisce”.

   Ed é proprio così.

   A Crova una fonte detta “Isana” che richiama foneticamente il nome della cascina livornese si trova accanto all’antica “strada maestra” da Vercelli alle Gallie, poco dopo Salasco dove in un lontano passato sarebbe stata adorata una “preja cagnòla” (pietra cagna) e la compianta maestra Carla Spesso ricordava che i bambini del paese conoscevano il proverbio “Tra Salasch e Cròva j’é ‘na preja cagnòla che la val pusé che Salasch e Cròva” (fra Salasco e Crova c’é una pietra cagna che vale più di Salasco e Crova) dotata di poteri terapeutici e la cercavano lungo un tracciato viario di grande importanza in passato ma ormai abbandonato fra i campi.

    Non é dunque escluso che la pietra guaritrice di cascina Isana sia stata trasportata magari in epoca medioevale accanto ad un particolare ‘ospitale’ per pellegrini lungo le strade devozionali della famosa “Via Francigena” per Roma, il percorso più importante per i pellegrini cristiani.       

   Una “Via maestra” attraversa anche Villa del Foro, oggi frazione di campagna di Alessandria ma importante centro già in epoca romana e proprio in questo borgo é oggetto di culto una singolare pietra magica, addirittura murata alla base della facciata della chiesa, indicata come "Pietra di Santa Varena".

   Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro reperibile alla libreria “Ieri e Oggi” di via Italia a 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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