Cossato e Cossatese - 18 febbraio 2018, 08:08

Il biellese magico e misterioso: Le creature infernali nascoste nei laghi e torrenti biellesi

A cura di Roberto Gremmo

Il biellese magico e misterioso: Le creature infernali nascoste nei laghi e torrenti biellesi

Molti corsi d’acqua o stagni biellesi sono dei luoghi cosidetti ‘infestati’.

   Nel suo bel libro su Cossato, Maddalena Rosa ricorda il terrore che veniva trasmesso ai bambini per la presenza nel rio Miola, nello Strona e nella Quargnasca d’una creatura mostuosa terribile e pericolosa, la “Cativòjra” che, come il quasi omonimo essere del torrente Oropa, era “aggressiva specialmente di notte quando usciva dai suoi nascondigli per cibarsi dei bambini che si aggiravano intorno ai torrenti, grazie al suo sguardo ipnotico”.

    Anche in val dl’Elf si tramandano macabri racconti sul piccolo ma impetuoso torrente che prende il nome evocativo di Ara.

   Negli anni 30, il mio sfortunato nonno materno pubblicò sull’“Illustrazione Biellese” la tragica storia all’origine della fama sinistra di quel corso d’acqua raccontando la vicenda di due fanciulle “esemplari di bellezza alpina forte, opulenta, sana” che vivevano in due casolari sulle opposte rive del torrente ma erano rivali nel contendersi un giovane montanaro che “possedeva un torso d’atlante, una voce tonante ed una forza erculea nei muscoli d’acciaio”.

   L’alpigiano amava la ragazza più seria e con una “sensibilità d’animo quasi religiosa” ma al contempo “non sapeva sfuggire alle lusinghe viziate” dell’altra.

   Una notte la giovane virtuosa aveva deciso di seguire di nascosto l’innamorato “coperta solo dalla bianca camicia”  per scoprire se aveva davvero una tresca con la nemica tentatrice e l’aveva seguito di nascosto nella notte.

   Purtroppo, il giovane era “superstizioso come tutti i contadini” e scorgendo quella figura che lo seguiva furtivamente, terrorizzato, perse l’equilibrio e cadde nell’acqua proprio mentre stava valicando l’Ara. Salvato dai montanari accorsi alle sue invocazioni d’aiuto, non fu più “il giovane dalla voce maschia, dai muscoli d’acciaio e dal torso d’Atlante”, era impazzito dalla paura e la giovane che involontariamente aveva provocato la sua regressione mentale dopo qualche tempo “morì di mal sottile”.

    Anche il lago del Mucrone sarebbe la tomba d’un amore perduto fra un pastore ed una bella alpigiana che lo scapestrato giovane avrebbe abbandonato per seguire una misteriosa ‘femme fatale’ in una tentacolare città tentatrice e corrutrice.

   Mentre scendeva a valle abbandonando i suoi monti sarebbe caduto morendo nel torrente Oropa ed anche la sua innamorata, pazza di dolore, avrebbe fatto la stessa tragica fine, annegando nel laghetto alpino.

    Per miracolo, le acque dello specchio d’acqua si sarebbero aperte, lasciando scivolare il corpo senza vita della giovane accanto a quello del suo amore, unendoli per sempre.

    Un altro specchio d’acqua che nasconde molti segreti é il laghetto  alpino che prende il nome evocatore di “Lago della Mora” e si trova a poca distanza dal santuario d’Urupa, sul sentiero che porta alla Muanda.

    Colpisce il fatto che il sentiero che vi si conduce inizi proprio all’altezza dell’ultima cappella  del ‘Sacro Monte’ dove termina un percorso devozionale ascensionale che presenta all’interno del primo edificio un quadro statuario dove la scena é dominata da un grande drago.

   Se si pensa che per il torrente Oropa é ancora viva la leggenda funerea di un’acqua traditrice “ch’a massa” e che nel lago di Viverone si credeva esistesse un essere infernale domato dal beato Bonomio si potrebbe pensare che il gruppo statuario ricordi qualche tradizione su presenze maligne proprio al vertice della montagna cristianizzata. Magari nascosto dentro al “Lago della Mora” da cui si scende lungo il “Canal Secco” che scorre accanto al cimitero di Oropa e si versa nel torrente Urupa sotto l’alpe di San Bartolomeo.

   Anche questo luogo é un mistero perché secondo autorevoli studiosi sarebbe l’unico monumento pre-romanico del Biellese, sede di priorato e poi abbandonato con un pretesto e ridotto ad alpeggio con la chiesa trasformata in cucina dei margari.

   Ma Urupa é tutto un enigma.

    Mentre i gorghi e i fondali del Biellese nascondono presenze misteriose ma diaboliche, nella vicina Valsesia si scopre la singolare cristianizzazione d’una pietra magica nel torrente Mastallone.

   Nel 1971, ha scritto Luigi Balocco per “Il Monte Rosa” un toccante racconto sul “Sasso della Madonna”, un grande masso sul greto del torrente Mastallone nei pressi del vecchio ponte della Gula fra Varallo e Prati di Cervarolo che presenterebbe un “miracoloso incavo” con l’impronta di una Madonna con bambino apparsa ad un pastorello del luogo.

   Sempre a proposito della stessa pietra miracolosa, sul periodico “Il Varallino” Costantino Burla ricorda la tradizione della madre che guarì la figlia grazie a quel masso levigato posto fra le acque perché “Aveva sentito narrare, fin da fanciulla, che chiunque fosse andato a pregare, la vigilia dell’Epifania, a mezzanotte, sul sasso dei miracoli esistente nel greto del Mastallone, a poca distanza dal ponte di Cervarolo, avrebbe visto apparire la Madonna e ricevuto, se degno, la grazia” perciò “Raggiunta la carrozzabile proseguì sola, a passi veloci, per arrivare al sasso levigato, su cui aveva riposato, in una gelida notte lontana, la Vergine benedetta lasciando sulla pietra, divenuta concava, la corporea impronta”.

   Dopo aver invocato la Madonna ed avuta una mistica visione, tornata a casa trovò la figlia completamente guarita.

    Questa pietra mariana era la cristianizzazione d’un masso dove nell’antichità veniva reso omaggio alla potenza delle divinità pagane delle acque ?

   Gli anziani del luogo chiamano “Madunina bianca” la grande pietra  chiarissima, lunga quasi due metri e con una forma particolare che richiama un sedile ed é posta dove il torrente esce da un orrido profondo, spumeggiante e dove s’ode un rombo sordo provocato dall’ urto delle acque sulle rocce.

   Nella tradizione popolare il masso viene divinizzato per sè stesso, gli si riconosce una natura soprannaturale intrinseca e le sue fattezze singolari non vengono attribuite ad interventi mariani.

  La Vergine é venerata solo in una cappelletta posta qualche centinaio di metri più in basso, al di là d’un altro ponte per Cervarolo ma si tratta d’un edicola modesta e comunque appoggiata ad un pietrone.

   Sentinella di pietra per fermare le forze acquatiche del male.

  Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Segnaliamo che nel pomeriggio di sabato 24 febbraio a Borriana l’Associazione culturale “Sold ëd j’Alp” organizza la video-presentazione a cura di Silvio Tonda del libro di Roberto Gremmo “Gli ultimi briganti delle Alpi”.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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