EVENTI - 30 maggio 2017, 12:40

Biella: Bagno di folla nella sala Biver per il Comandante Alfa col suo nuovo libro FOTOGALLERY

Ieri sera l'ex carabiniere, tra i fondatori del GIS, ha raccontato come è nato nel 1977 il corpo speciale dell'Arma e delle tante volte in cui è stato chiamato in causa per la liberazione di ostaggi: "Per noi, in Italia, la vita degli ostaggi è sacra, negli altri paesi non è così. Conta solo il risultato finale dell'operazione"

Foto Fighera /Benedetti

Foto Fighera /Benedetti

Basta leggere il virgolettato che l'editore ha stampato sulla IV di sovracopertina per capire di che pasta sia fatto il Comandante Alfa, autore del libro "Io vivo nell'ombra. La vita, l'addestramento, le missioni ad alto rischio di un fondatore del GIS".

"Tutti gli uomini conoscono la paura. Pochi sanno trasformarla in coraggio. Io ho imparato a farlo. Nascondo il volto con un mephisto, ho un nome in codice, nemmeno gli amici più intimi sanno quello che faccio. Ho scelto di vivere nell'ombra per servire e proteggere lo Stato", scrive il Comandante.

Ieri sera, lunedì 29 maggio, il testo del carabiniere ormai in pensione da un anno, ma ancora attaccatissimo all'Arma è stato presentato davanti ad una sala gremita nella sede Biverbanca di via Carso. Una folla di persone che ha assistito al racconto di prima mano da parte di un uomo che passando dalla stagione del terrorismo rosso e nero, a quella dei sequestri di persona, alla malavita organizzata, è arrivato ad accomiatarsi con il GIS nella stagione del terrorismo internazionale.

L'incontro con l'autore, organizzato dalla Libreria Giovannacci di Biella, è stato moderato dal giornalista biellese Paolo La Bua, che ha "intervistato" in diretta il Comandante Alfa. A partire proprio dalla sua ultima fatica editoriale (due edizioni in due settimane, come ricorda al lettore la fascetta che avvolge il libro). E allora, a proposito dell'ultimo grande latitante in circolazione, Matteo Messina Denaro, suo concittadino, il Comandante ha detto: "Lo prenderemo sicuramente, prima o poi!"

Poi fa un appello ai presenti contro l'omertà che nasconde ancora oggi il pericoloso latitante: "Non siate omertosi, lui è nascosto sul territorio di Castelvetrano, perché solo lì può fare affidamento sull'omertà di chi lo copre. Se non ci fosse questo muro di omertà, lo avremmo già catturato da tempo". Ricorda anche la nascita del GIS, per la quale continua ad essere grato a Francesco Cossiga, che nel 1977 decise di creare questo reparto speciale. "Non sapevamo nemmeno a cosa si andasse incontro, non avevamo l'equipaggiamento necessario e ce lo compravamo noi. Poi però siamo stati mandati ad addestrarci prima in Israele, poi in Inghilterra e in Germania, e dopo qualche anno siamo diventati uno dei reparti più efficienti al mondo. Siamo stati chiamati molte volte per la liberazione di ostaggi e per noi, in Italia, la vita degli ostaggi è sacra, negli altri paesi non è così. Conta solo il risultato finale dell'operazione, anche a costo di sacrificare la vita degli ostaggi".

Non ha caso, "la nostra più grande vittoria è quella in cui non spariamo nemmeno un colpo". Il suo unico rimpianto, dopo più di quarant'anni di onorata carriera è il fatto di non aver vissuto l'infanzia dei suoi figli ma "i miei libri hanno fatto il miracolo di riavvicinarmi a loro, che mi hanno sempre considerato un egoista che ha messo la sua vita professionale davanti a quella familiare".

Ha un gran cuore, il Comandante Alfa, in tutti i sensi: "Il ricavato dalla vendita dei miei libri andrà ai figli dei colleghi caduti in servizio, perché possano avere una vita normale, nei limiti del possibile; un'altra parte sarà devoluta, sotto forma di macchinari, all'ospedale di Castelvetrano, che ne ha proprio bisogno..."

L'incontro, prima delle molte domande dal pubblico e del bagno di folla per gli autografi, si è chiuso con "una cosa che ci tengo proprio a dire: attraverso queste due mie pubblicazioni ho avuto modo di girare l'Italia in lungo e in largo e mi sono accorto di quanto la gente sia affezionata ai militari dell'Arma e al GIS".

Vincenzo Lerro

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