- 21 maggio 2016, 07:00

"Anche tu come Alberto Mosca", il podista esempio per i giovani FOTOGALLERY

L'atleta biellese si racconta a Newsbiella tra impegno, sacrifici e la passione per la corsa. Dai Giochi della Gioventù al sogno di una vita: la partecipazione alla maratona di New York

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Essere un esempio a favore dei giovani che vogliono correre, per chi fa già atletica o pratica sport. Perchè facendo tanti sacrifici è possibile ottenere qualcosa di importante per la propria carriera. Come ha fatto Alberto Mosca, protagonista ieri, venerdì 20 maggio, di una serata tutta dedicata alla passione per la corsa. All'Auditorium di Gaglianico l'atleta biellese ha ripercorso le tappe della sua straordinaria carriera, dando preziosi consigli a tutti quei ragazzi o ragazze che si vogliono avvicinare al mondo del running.

"Anche tu come Alberto Mosca" è stata un'idea di Mario De Nile, vice sindaco di Gaglianico e podista. Il portacolori dell'Atletica Palzola ha raggiunto i 26 anni di carriera, iniziando dai Giochi della Gioventù fino ad arrivare alla Maratona di New York, corsa nel 2011. "Sono contento dell'iniziativa - spiega Alberto Mosca a Newsbiella - anche perchè vorrei dire ai giovani che lo sport è importante e va fatto nella maniera giusta. Ma soprattutto è necessario sacrificarsi per arrivare ai risultati". L'avvio nel 1988: "Poi il mio professore di ginnastica, Gianmarco Mellano (allenatore di calcio, ndr) mi ha consigliato di iniziare con l'atletica insieme all'Ugb. Ho cominciato ad allenarmi con una certa continuità e mi sono tolto tante soddisfazioni".

Un titolo italiano nel 1997, secondo al mondiale junior di corsa in montagna nel 1996 e tante prove di Coppa del mondo. Praticamente partendo da zero. "Nel 2000 sono entrato in Forestale, poi dopo la laurea ho deciso di dedicarmi al mio attuale impiego, in uno studio di commercialisti. Una scelta di vita che però non mi ha fatto abbandonare le corse". Vittorie, podi, piazzamenti di rilievo anche con la società Orecchiella Garfagnana, dove ha corso fino al 2014 prima di arrivare alla sua attuale società.

Nel mezzo la volontà di provare a correre una maratona: "L'esordio a Firenze non è stato dei migliori, poi le cose sono andate sempre meglio fino alle 2h24', un tempo che rappresenta il mio personale. Nel novembre 2011 ho finalmente corso la maratona di New York dove sono arrivato 29.mo assoluto in 2h28'. Com'è correre nella Grande Mela? L'aria che si respira in quella corsa non si respira da nessun'altra parte. La gente ti tifa dal primo all'ultimo chilometro...". Senza dimenticare Londra, con la vittoria sulla mezza maratona in occasione del “Richmond Running Festival” del 2014. La premiazione, con tanto di corona e scettro, non la dimenticherà mai.

A 38 anni Alberto Mosca continua nella sua passione e sempre con spirito agonistico. Nel 2014, complice la sua regolarità nelle lunghe distanze, è diventato 'pacemaker', cioè l'atleta che fa da lepre in alcune gare di rilievo. "Precedo le donne - spiega - mi è capitato nella mezza maratona del Lago Maggiore, per la nazionale cinese e in altre prove. Servono come tappe di avvicinamento alle maratone vere e proprie". Nel frattempo, nel suo 2016, ci sarà spazio per una maratona in autunno, forse Valencia, e ancora tanto spirito di sacrificio. Lo stesso che serve ai giovani atleti: "Insieme a tanta determinazione e a non chiedere troppo da se stessi...qualche buon corridore c'è anche nel biellese, bisognerà vederli nel corso del tempo se riusciranno a mantenere buoni livelli".

Alberto Mosca pensa anche alla solidarietà: con il progetto di Matteo Raimondi "Io non corro solo", si impegna a donare 5 centesimi per ogni km di corsa ad un ente specifico. In questo caso la scelta è caduta sull'Humanitas: "Si tratta di una sfida tra runners, dove ci si impegna a dare il valore più alto possibile alla nostra corsa per aiutare chi è meno fortunato di noi e per far conoscere le associazioni che si impegnano in questa missione. Vorrei solo che molti altri atleti di spessore potessero avvicinarsi a questa iniziativa così lodevole".

l.l.

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