Il campionato di Eccellenza si è concluso pochi giorni fa, con la Junior Biellese di mister Andrea Roano che ha conquistato la meritata salvezza al termine dell'ultimo match interno contro il forte Aygreville. Nell'ultima giornata, i bianconeri, sulle ali dell'entusiasmo, sono andati a violare il campo del Nove, squadra costruita per puntare alla categoria superiore, raggiungendo i 47 punti in classifica. Un record per le ultime cinque stagioni.
Come sempre, i conti si fanno alla fine. E allora Newsbiella li ha fatti con il capitano della Biellese, Diego Giordano.
Facciamo un bel salto all'indietro e torniamo ad inizio stagione. Il primo problema, allora, era quello di mettere insieme la squadra.
All'inizio, in effetti, non eravamo tanto credibili perché c'erano delle difficoltà oggettive ad assemblare la squadra. Molti di noi hanno deciso comunque di rimanere, adeguandosi sia sotto il profilo economico che in termini di progetto.
In questa fase mister Roano ci ha messo del suo?
Sì, siamo stati subito molto coinvolti dal mister. Ha iniziato a chiamarci già nel mese di giugno. Abbiamo fatto tante telefonate, anche tra di noi, per cercare di mettere insieme il maggior numero di compagni. Così è nato subito un primo gruppetto di sei giocatori: io, Cagliano, Giunta, Marazzato, Bustreo e Fusetto. Poi, piano piano, siamo riusciti a portare anche Coppo, il gruppetto dei giovani, più Mancuso e Curtolo che arrivavano da categorie inferiori.
Vi siete trovati bene fin da subito, come spogliatoio, intendo?
In realtà, all'inizio, non avevamo molta fiducia in noi stessi, ma abbiamo avuto la capacità e la volontà di parlare molto, di confrontarci. Poi abbiamo fatto una buona preparazione che ha contribuito parecchio ad unire e organizzare lo spogliatoio.
E l'avvio del campionato è stato positivo.
Le prime partita ce le siamo giocate tutte, senza mezze misure: o vincevamo o perdevamo, ma eravamo molto spensierati, proprio perché si era all'inizio. Abbiamo accumulato un bel gruzzoletto di punti e giocavamo senza pressioni, sulle ali dell'entusiasmo. Poi siamo arrivati a metà stagione con 27 punti, che sono tanti... Un cammino da playoff.
A quel punto cos'è successo?
E' stato lì, secondo me, che qualche pressione in più è salita, soprattutto tra i giovani. Noi più vecchi e il mister abbiamo cercato di creare una specie di guscio per isolarli dalle pressioni esterne, che non venivano dalla società, ma da tutto ciò che ci stava intorno: giornali, tifosi, ma anche, a volte, dalle nostre famiglie e dagli amici. Per noi l'obiettivo principale era quello di raggiungere la quota salvezza, che quest'anno era molto alta: gli altri anni con 36/37 punti non si rischiava nemmeno i playout.
Quindi quando vi siete accorti che si poteva fare qualcosina in più, sono saltati i vostri equilibri?
Esatto, e come poi si è visto, abbiamo dovuto soffrire fino alla penultima giornata. Ma poi abbiamo chiuso con 47 punti che sono il record degli ultimi cinque anni.
Visto che era solo un problema di testa, quand'è che vi siete sbloccati? Penso che la svolta sia arrivata cinque giornate fa, prima della partita con la Juve Domo. Venivamo dalla brutta gara col Santhià ed eravamo molto preoccupati. Durante la settimana ci siamo parlati e ci siamo detti a viso aperto cosa non andava, ed è venuto fuori che molti di noi avevano paura di retrocedere. In quel momento ci siamo resi conto che avevamo tirato fuori le nostre paure e le nostre preoccupazioni, e abbiamo deciso, tutti insieme, di dare il massimo. A Domodossola, infatti, pur nella sconfitta, siamo restati uniti fino alla fine, cercando di fare il nostro gioco.
Da lì in avanti le cose sono migliorate, no?
Sì, certo. Nelle ultime partite abbiamo avuto anche un po' di fortuna, ma eravamo a credito. Sono quegli episodi che ti girano a favore quando te lo meriti. Ce la siamo giocata sempre con tutti e abbiamo perso diverse partite negli ultimi minuti.
Alla fine della stagione, dopo i bilanci, si pensa al futuro. La squadra è molto ancora molto giovane, il gruppo è affiatato. Quindi si può costruire?
Assolutamente. Da questa squadra si può partire per creare qualcosa di buono: siamo quasi tutti biellesi e anche il vivaio sta mettendo in mostra ragazzi molto validi. Ripartiamo da qui, con tanti '97 che hanno fatto esperienza. Il gruppo è davvero molti unito, anche fuori dal campo. Speriamo di partire subito bene.
Per la stagione appena conclusa, lei ha qualche rimpianto?
Forse si poteva fare qualche punticino in più ma l'obiettivo, come ho detto prima, era la salvezza e la paura più grande era quella di portare giù la formazione della nostra città. Per me, al primo anno da capitano, la salvezza è stata una liberazione. Se fossimo retrocessi, sarebbe stato un grande fallimento.
Secondo lei, quali sono state le sorprese e le delusioni del campionato? Guardi, al di là della Virtus Verbania di mister Brando, che è già promossa, e me lo aspettavo, a me è piaciuto molto lo Stresa, per come l'ho visto giocare sul campo. La delusione? Forse la Juve Domo. Mi sono piaciuti anche gli Orizzonti. E l'altra delusione è stata il Nove, che ha dei signori giocatori.
Chi vince i playoff? Risposta secca.
Il Borgaro.
E capitan Giordano cosa farà il prossimo anno? Sarà ancora a Biella?
Io sto bene qui. Inoltre sto finendo gli studi in Scienze Motorie. Non nascondo che qualche proposta ce l'ho, ma non ho più voglia di spostarmi. E poi mi trovo davvero bene con questo gruppo e con questa società. Resto a Biella.





