Entusiasmo, solidarietà ed energia. Queste le tre parole d’ordine della stagione 2014/15 del Teens Basket Cossato come spiega il presidente Luciano D’Agostino.
Perchè è stato scelto questo motto?
Questi saranno gli obiettivi di quest’anno. Entusiasmo, perché è ciò che ci trasmettono i bambini e in un periodo buio come questo è il sentimento che ci permette di continuare a sperare. Solidarietà, poichè in questa stagione avremo uno sponsor d’eccezione, per aiutare le famiglie in difficoltà. Energia, perchè dal punto di vista economico noi siamo insignificanti, ma cerchiamo di aiutare chi è meno fortunato di noi.
Parliamo dello sponsor di quest’anno #sharEat. Perché proprio questa realtà?
#sharEat è una sorta di colletta alimentare per aiutare le famiglie che sono in difficoltà sul territorio. In questo modo, noi vogliamo sensibilizzare ed aiutare i bambini a crescere e a far capire loro, che a volte con poco si può aiutare il prossimo.
Voi sarete presenti sul territorio in maniera capillare. Come vi organizzerete?
Avremo 6 formazioni (Promozione, U 19 Elite, under 17, under 14, under 13 Regionali, Esordienti ), che manterranno la classica struttura sportiva. Però noi con l’aiuto delle nostre associazioni, porteremo il gioco del minibasket in diverse scuole dell’infanzia e primarie del Biellese. In oltre continua il progetto di attività motoria e di avviamento all’agonismo in diverse palestre della provincia. In tutto, saranno coinvolti circa 3mila bambini, con particolare attenzione per i ragazzi differentemente abili.
Per quale ragione un genitore deve scegliere per il proprio figlio il minibasket?
Le ragioni sono molte, ma soprattutto per come intendiamo l’agonismo. Non vincere a tutti i costi, ma confrontarsi continuamente con se stessi e gli altri per dare il massimo. Un valore importante, non solo nello sport, ma anche nella vita.
C’è un ruolo in cui i bambini preferiscono giocare?
No. Perché il minibasket è un gioco sport. Ciò significa che i bambini prima sviluppano le proprie capacità motorie, la propria personalità e crescono emotivamente e successivamente imparano la tecnica. Solo dopo i 16 anni si decide se saranno dei playmaker, piuttosto che dei pivot. Un esempio: stiamo portando avanti il centro estivo in piscina e i bambini si divertono a correre, lanciare e saltare, non hanno ancora alcun interesse a ricoprire un “ruolo” in squadra.
Qual è la maggiore difficoltà ad insegnare il basket ai bambini?
Confrontarsi con il loro stile di vita. Ormai i più piccoli sono sedentari e giocano con il loro corpo solo fino ai 4 o 5 anni. Dopo entrano in scena i video games e si divertono solo con il mondo virtuale. Questo ha conseguenze negative sul loro fisico, tanto che alle scuole medie hanno bassissime capacità aerobiche.





