Il mercato del Volley, poche regole, molti sotterfugi: così si riassume il caso dell'estate, scoppiato con veemenza nella giornata di ieri con la denuncia del Teamvolley in un lungo post sulla pagina facebook ufficiale della società.
Post che vale la pena riportare per intero prima di essere analizzato: "Far crescere le nostre atlete - scrive Enrico Pesce, dirigente del Teamvolley - è un PRIMARIO obiettivo per la nostra società. Dare a loro la possibilità di far fare esperienza nei contesti tecnici più adeguati è una nostra prerogativa... Ma che società dal blasone nazionale, apparentemente conosciute per la loro serietà, fuori Piemonte, si permettano di contattare le NOSTRE atlete su FB facendo leva sul loro nome altisonante senza passare dai Dirigenti... ebbene non solo è scorretto ma è sicuramente indice di quale attenzione poi queste società riporranno nei progetti delle atlete che seguono... BRUTTISSIMO SEGNALE!!!".
Cosa è accaduto è solo ipotizzabile, ma siamo certi di non andare troppo lontani dalla verità. Il Teamvolley ha atlete giovani decisamente futuribili, probabilmente anche per categorie nazionali: il Teamvolley è anche tra le quattro/cinque società di più alto livello in Piemonte dal punto di vista del settore giovanile (parlano chiaro i risultati degli ultimi 3 anni), ma non può offrire oggi una categoria nazionale (la prima squadra è "solo" in serie C), quindi è chiaro come le sue "stelline" possano far gola a società che, invece, possono far leva su titoli sportivi ben più roboanti. Per la prima volta quest'anno un paio di atlete sono anche state grandi protagoniste fuori dalla regione vincendo la scorsa settimana il Trofeo delle Regioni con la maglia del Piemonte, quindi... facile pensare che proprio queste ragazze (Letizia Gualinetti e Bianca Salono, classe 1999) siano quelle che sono state contattate tramite Facebook. E potrebbero anche non essere le uniche considerando il livello tecnico raggiunto da molte delle atlete del sodalizio biellese. Cosa c'è di male? Nulla agli occhi di chi è al di fuori del "giro".
In realtà è un "BRUTTISSIMO SEGNALE" come dice Enrico Pesce, che testimonia mancanza di etica laddove sarebbe auspicabile esistesse per evitare di trasformare quello che già spesso è un "mercato della carne" in un vero proprio far west senza regole. La prassi, l'etica e le regole consiglierebbero che il dialogo avvenisse direttamente tra società, poiché nella pallavolo, non dimentichiamolo, l'atleta a 14 anni firma un vincolo decennale come il regolamento impone e salvo accordi bilaterali (o interventi dei cosiddetti procuratori sportivi) non può decidere per se stessa. Invece, ormai da troppo tempo, chi è più "forte" e può fare la voce più grossa spesso fa leva direttamente sull'atleta o sui suoi genitori bypassando la società che spesso si ritrova poi con le spalle al muro e deve cedere al "ricatto", privandosi di atlete che ha cresciuto con grandi sacrifici tecnici ed economici per un pugno di euro che certo non ripagano sforzi e risorse utilizzati per la loro crescita tecnica e che, per di più, non consente di programmare serenamente il proprio futuro societario.
Detto questo è sicuramente lecito che una società chieda, ma ci sono regole da seguire, così come è giusto che se un'atleta ha la possibilità di salire di categoria possa essere accontentata. Cosa non è giusto? Far credere alle atlete di essere delle campionesse quando non lo sono e di sovradimensionarle in maniera spropositata: la storia insegna che spesso coloro che erano protagoniste e facevano la differenza in "piccole" società sono state solo delle comparse nelle "grandi" società. Ma forse oggi è più importante apparire che essere, che tradotto in linguaggio pallavolistico significa: meglio panchinaro tutto la vita in una "grande" squadra che titolare e protagonista in una "piccola". E in questo molto fanno gli insegnamenti delle famiglie. A contattare nei modi più disparati alcune volte sono dirigenti o presunti tali, altre volte sono allenatori ai quali sembra piacere parecchio "andare in giro" per palestre a parlare (che male c'è...) con le ragazze più promettenti, le convocate delle varie selezioni o magari, pure meglio, con gli stessi genitori che in molti casi si fanno accecare dal pensiero di avere in casa una nuova Francesca Piccinini arrivando a proporla loro stessi a destra e a manca. Modus operandi che poi le stesse società disconoscono additandolo come falso o comunque frutto di iniziative personali non autorizzate, quando comunque oramai la "frittata" è fatta.
E se il Teamvolley in questo frangente se la prende con società fuori Piemonte, tutti questi esempi sono stati di casa anche nella nostra piccola provincia biellese, territorio per nulla immune a questi "bruttissimi segnali" considerando che in passato spesso ci sono state "denunce" di questo tipo, magari non sdoganate su Facebook ma segnalate agli organi federali competenti. Un territorio dove il far west in alcune situazioni è stato anche "anticipato" facendo diventare atlete da "mercato" anche bambine di 11/12 anni che forse a quell'età dovrebbero pensare solo a divertirsi.





