Dopo Tommaso Raspino (che oggi dovrebbe ufficialmente chiudere con Pesaro), Biella saluta un altro dei protagonisti dell'esaltante stagione di DNA Gold: Marco Laganà infatti è ormai promesso sposo di Cantù, approdo ideale (anche per la presenza di coach Pino Sacripanti che l'ha allenato nella Nazionale under 20) per uno dei talenti più limpidi della pallacanestro Italiana. Arrivato a Biella nel 2010 a 17 anni e con la fama di giocatore "individualista", Laganà è cresciuto di stagione in stagione, prima nei 2 anni di giovanili con il suo maestro Federico Danna, poi nella difficile tornata della retrocessione, infine guidando l'Angelico 2013/2014 fino al maledetto infortunio al ginocchio patito a Casale. Un ko che l'ha fermato proprio sul più bello, dopo aver anche ricevuto la prima convocazione nella Nazionale maggiore, ma che non ha frenato il suo entusiasmo e la sua voglia di emergere.
Marco, come è maturata la decisione di lasciare Biella?
"Da un lato c'è stata la mia ambizione di misurarsi al massimo livello, dall'altro la necessità della società di avere fin da inizio stagione il play maker titolare, senza trascurare l'aspetto economico".
Cantù sembra l'approdo ideale per te.
"Premesso che non c'è ancora nulla di ufficiale, Cantù è una piazza storica, molto appassionata e guidata da un allenatore che conosco bene. In più ritroverei Hollis, oltre a Stefano Gentile.
Da ragazzino ambizioso ma spesso "egoista" in campo, a giocatore in grado di coinvolgere e trascinare i compagni. Come è avvenuta questa metamorfosi?
"Grazie ai consigli e all'aiuto prima di Danna, che per me è stato come un padre, poi di Cancellieri ed infine di Corbani e Fioretti, che hanno creduto in me e mi hanno dato le chiavi della squadra in mano. A 18 anni anteponevo l'individualità alla squadra, nel tempo ho capito che la strada giusta era un'altra e mi sono adattato".
Il giorno più brutto e quello più bello da tuo arrivo a Biella.
"I più brutti sono stati due: a livello individuale certamente l'infortunio al ginocchio, a livello di squadra la retrocessione. Il momento più bello è stato il mio primo giorno a Biella, a pranzo con i miei genitori, Federico Danna e Alberto Savio. Da quel momento in poi Biella mi ha adottato ed io credo di essermi fatto ben volere. Sono sicuro che il rapporto con squadra e città resterà speciale nel tempo".
Il tuo quintetto biellese ideale.
"Linos, Jaramaz, Dragicevic, Jurak e Lombardi".
A proposito di Lombardi. Dopo di te toccherà a lui spiccare il volo?
"Credo che la prossima stagione possa essere quella della definitiva consacrazione. Con Erik ho un legame speciale rafforzato dal fatto che siamo cresciuti assieme".
Come prosegue il tuo recupero dall'infortunio?
"Bene, finalmente ho ricominciato a correre e fare qualche tiro. Faccio ancora un po' fatica a piegare la gamba, ma sono ottimista per il prosieguo della riabilitazione. Ora mi riposerò una settimana in Calabria (assieme a lui anche il "gemello" Lombardi ndr), poi tornerò a Biella per lavorare assieme a Marocco, Popi e lo staff dell'Azimut, in attesa della chiamata della mia nuova squadra".





