Se c’è una legge non scritta che identifica gli ex come un pericolo da temere, Biella la sta finora ribaltando, avendoli sconfitti tutti nelle vittorie contro Capo d’Orlando, Torino, Napoli e Ferentino. Matteo Soragna, Massimo Chessa, Lorenzo Gergati, Matteo Malaventura, Luca Garri, sono questi in ordine temporale tutti gli ex che Biella ha affrontato (e battuto) in queste prime sei giornate di DNA Gold.
Domani l’Angelico troverà sul suo cammino un’altra fetta del suo passato recente, il play maker Fabio di Bella e il pivot Gino Cuccarolo. Se Cuccarolo ai piedi del Mucrone è stato poco più che una meteora (da gennaio a maggio 2011), Fabio Di Bella è parte della storia rossoblù: arrivato a Biella nel 2002 a 24 anni, Di Bella è stata una delle tante scommesse vinte dalla società laniera in questi anni. Il play nativo di Pavia è stato tra i protagonisti assoluti nelle prime tre stagioni di serie A della Biella targata Lauretana, raccogliendo 100 presenze e oltre 1.000 punti e diventando capitano della squadra allenata da coach Alessandro Ramagli. Le cifre di Di Bella sono quelle di un giocatore che è stato per tanti anni al vertice del basket Nazionale: 356 presenze in serie A (coppe Europee escluse), 3.606 punti (10.1 di media) in 12 stagioni, 893 rimbalzi (2.5 di media), 853 assist (2.4 di media), 48 presenze in Nazionale e una leadership grazie alla quale ha saputo farsi valere su ogni parquet.
I complimenti di coach e g.m. della sua nuova squadra fanno ben capire quale sia il ruolo di Di Bella a Brescia: “Fabio è un giocatore eccezionale, che pian piano sta mettendo in campo tutta la sua grande leadership, il motivo principale per il quale abbiamo deciso di puntare forte su di lui e di farne il nostro capitano”, sottolinea coach Martelossi, “Di Bella? Gioca come un ventenne, con grande energia e carisma”, dice invece il g.m. Abbiati. E lui a 35 anni continua davvero a divertirsi come un ragazzino, in serie A prima, in DNA oggi, così come faceva sui campi della serie C quando aveva 20 anni.
Fabio, passano le stagioni, cambiano le squadre, ma la passione e la grinta restano le stesse di quando giocavi sui campi della serie C o al campetto.
"Sono caratteristiche che fanno parte del mio DNA di persona e di giocatore. Negli anni sono cambiate tante cose ed è cambiato il mio modo di stare in campo: l’esperienza mi ha insegnato a pensare prima di tutto alla cosa giusta da fare per la squadra. Diciamo che prima l’istinto prevaleva sulla ragione, ora vedo sicuramente le cose in modo diverso".
Come vivi questa discesa di categoria dopo 12 stagioni in serie A, che ambiente hai trovato a Brescia e che campionato ti sembra la DNA Gold?
"La proposta di Brescia mi ha permesso di avvicinarmi a casa dopo la morte di mio padre e di ritrovare un coach (Alberto Martelossi, ndr) che mi aveva già allenato a Pavia all’inizio della mia carriera e con il quale mi trovo benissimo. A Brescia ho trovato un ambiente molto carico dopo la bellissima stagione scorsa e, dopo un inizio un po' in salita, siamo in crescita. Il campionato? Finalmente si rivive un po’ di 'Italianità', con tanti giocatori Italiani giovani e altrettanti esperti che rendono il torneo molto interessante".
Tra due giorni affronterai una delle tue ex squadre, non una qualunque, ma quella che ti ha permesso di affermarti ai massimi livelli. Che ricordi hai di Biella?
"Tanti e tutti molto belli. Se penso a Biella mi vengono in mente una società e una città nelle quali la pallacanestro è parte integrante nella vita delle persone. Ricordo le vibrazioni del PalaPajetta e quel tifo sfrenato che ci ha aiutato a vincere tante partite".
Biella oggi è prima in classifica. Che ne pensi della nuova squadra?
"Devo fare i complimenti alla società, perché dopo tutto quello che è successo nell’ultima stagione non era facile ripartire con così tanto entusiasmo. Invece Biella ci è riuscita, facendo leva sul talento dei suoi giovani e su un ambiente sempre innamorato della pallacanestro, anche se non più di serie A".
Per la tua Brescia quella di domenica sarà una sfida importante. Come bisogna affrontare questa Angelico che corre ai mille all’ora?
"Giocheremo in casa e dovremo essere bravi a controllare i ritmi della partita, non permettendo al nostro avversario di giocare in velocità come ama fare. Se lasci il campo a una squadra così giovane e rapida hai poche possibilità di vincere".
Hai già pensato a cosa farai una volta smesso di giocare?
"Se mai smetterò…mi piacerebbe mettere al servizio dei giovani tutta l’esperienza che ho accumulato in questi anni. Di sicuro vorrei restare nella pallacanestro, lo sport che amo fin da quando ero bambino".
Qualcosa Di Bella lo sta già facendo per i giovani: due anni fa infatti ha inaugurato il progetto “Here you can”, dedicato ai ragazzi dai 5 ai 19 anni di età nelle province di Milano e Pavia. In 24 mesi la sua società è passata da 60 a 600 iscritti, tutti con un esempio da seguire, Fabio Di Bella, uno che è partito dal nulla e con grande determinazione si è costruito una carriera che 15 anni fa nessuno, o quasi, gli pronosticava.





