Ha lasciato casa e famiglia trasferendosi dalla sua Monza a Biella quando aveva appena 15 anni, voluto fortemente da Federico Danna, che ne aveva individuato un talento di prim’ordine tra i pari età. Niccolò De Vico è l’ultimo prodotto del settore giovanile di Pallacanestro Biella e il più giovane (classe 1994) tra i giovani della nuova Angelico di coach Fabio Corbani. Doti tecniche con pochi eguali tra gli Under 20 Italiani, l’unico suo limite è un fisico che non sempre in queste stagioni ha retto la pressione di tanti allenamenti e partite.
De Vico è un’ala piccola che ha giocato in tutti e cinque i ruoli nella sua carriera giovanile. L’obiettivo di Biella, come sottolineato da coach Corbani all’inizio di questa stagione, è costruirlo fisicamente e farne un giocatore da rotazione. Domenica ha fatto il suo vero esordio da protagonista tra i professionisti, dopo gli scampoli di partita in serie A. La sua risposta è stata da campione seppur ancora in erba: due triple importantissime nel terzo quarto, tre rimbalzi e una difesa efficace su Matteo Soragna, suo punto di riferimento fino a pochi mesi fa.
Niccolò, come esordio stagionale non è andata poi così male vero?
"In settimana mi sono allenato bene ed ero pronto per dare una mano alla squadra. Alla fine ero doppiamente felice, per il risultato della squadra e per essere riuscito a dare il mio contributo".
Quando ti sei trovato di fronte Soragna cosa hai provato?
"Sono sincero, quando il coach mi ha detto di entrare ero molto tranquillo e pronto, nessuna emozione particolare".
La tua estate è stata poca vacanza e molto lavoro in palestra.
"Ho continuato ad allenarmi anche dopo la fine della scorsa stagione, fermandomi solo una decina di giorni ad agosto, per poi riprendere assieme a Murta e Raspino una settimana prima del raduno. So di dover crescere ancora molto dal punto di vista fisico ma sono tranquillo, perché ora che ho finito la scuola avrò molto più tempo da dedicare alla pallacanestro".
Che aspettative hai per questa stagione?
"Sono consapevole che per me si tratterà di un anno importante. Giocherò senza dubbio meno rispetto alle ultime due stagioni (50-60 partite l’anno tra serie C e under 19, ndr), ma lavorerò ogni giorno per riuscire a dare il mio contributo a questa squadra".
Quali sono i più bei ricordi di queste quattro stagioni a Biella?
"Ho ancora impressa nella mente la prima convocazione con la serie A nel 2009-2010 (Luca Bechi in panchina, ndr) e la prima volta che sono entrato in campo contro Siena (stessa annata, ndr). Sullo stesso piano ci metto le tante esperienze fatte con le giovanili".
Il compagno con cui ho legato di più?
"Lorenzo Uglietti, che ora gioca a Latina in DNB. Nell’ultima stagione siamo stati compagni di squadra e siamo diventati grandi amici. In generale sono stati tanti i compagni con cui ho legato e con i quali continuo a sentirmi e vedermi".
Quando arrivasti a Biella eri un play, l’anno scorso hai giocato anche da pivot. Che tipo di giocatore pensi di diventare?
"Sto cercando di lavorare molto sulla rapidità di piedi, aspetto che mi permetterà di migliorare sia in difesa sia in uscita dai blocchi per tirare prima che il difensore mi arrivi addosso. Il coach mi sta allenando molto nella lettura delle varie situazioni di gioco: dove non arrivano le gambe è importante che arrivi la testa".
Il compagno di squadra più forte con cui hai mai giocato?
"Come talento puro dico sicuramente Laganà, come capacità fisiche Lombardi, entrambi hanno margini di miglioramento incredibili".
Un giocatore Italiano e uno straniero a cui ti ispiri.
"Tra gli Italiani metto al primo posto Matteo Soragna, un giocatore e una persona dalla quale ho imparato tantissimo, un esempio di professionista al 100% per i giovani. Tra gli stranieri mi piaceva molto Marko Jaric, sia per le sue qualità tecniche che per la sua forza mentale".
Un giudizio sul tuo nuovo coach Fabio Corbani.
"Di lui mi hanno colpito molte cose, una su tutte il suo saluto ad inizio allenamento: ogni volta che entra in palestra ti dà la mano e ti chiede come stai. Sembra una sciocchezza, ma è un gesto di grande educazione che a me fa molto piacere. Quest’anno si respira davvero un bel clima anche grazie a lui".
E se pensi a Federico Danna?
"Un allenatore che mi ha insegnato tutto quello che so fare in campo, aiutandomi anche dal lato umano. Ho vissuto anche a casa sua per un anno intero. Federico era e resterà un importante punto di riferimento per me".





