Marco Atripaldi è sempre stato bravo a nascondere tutto dietro a un sorriso e una battuta. Commozione, risentimento, delusione, gioia o tristezza. Del resto quella è una delle doti che fanno un buon general manager sportivo e anche un giornalista, come Atripaldi era nella sua vita precedente.
Alla conferenza stampa dell’addio a Pallacanestro Biella, il secondo, quello più triste, e non soltanto per la retrocessione guadagnata sul campo, ha seguito lo stesso copione. Ma in questo caso l’alternarsi delle emozioni è stato troppo repentino anche per lui, che qualcosa l’ha lasciato trasparire. Soprattutto commozione, ricordando gli inizi dell’avventura, quando ancora perfino l’idea di Pallacanestro Biella non aveva ancora messo radici neppure nella testa sua e di Alberto Savio, il primo che in C2 lo chiamò “per dare una mano”. E poi orgoglio: “pochi dirigenti in Italia possono vantare un’esperienza simile, dalla C2 alla serie A in un periodo di tempo così breve, passando attraverso due nuovi palazzetti”. Con un fondo di tristezza venata della solita ironia: “Nella situazione attuale non c’era più spazio per un dirigente ingombrante, in tutti i sensi, come me”.
Vent’anni di ricordi perlopiù bellissimi, che l’ultima stagione non ha certo cancellato, contestazioni comprese. “Sono stato tanto applaudito - ha spiegato il nuovo general manager della Junior Caserta – e allora ci stanno anche i fischi”. Ma comunque un po’ di amarezza cova nell’animo e ogni tanto è saltata fuori. “Molti degli insulti erano però immeritati. Quando mi sono operato alla gamba e mi muovevo sulla sedia a rotelle hanno detto che mi nascondevo, il che è vergognoso, indegno di una città come Biella”.
Al suo successore, e per sei anni fido collaboratore, Gabriele Fioretti, Atripaldi non ha voluto dare pubbliche indicazioni. “Nello sport devi sapere decidere con la tua testa, senza ascoltare nessuno. Io quest’anno ho dato retta a quello che mi dicevano e siamo retrocessi”. Di chi siano state quelle funeste indicazioni Atripaldi non lo dice, nessuno glielo chiede e forse non vorrebbe neppure rispondere, perché è il tempo di porre fine al suo intervento, che si chiude in un gelido silenzio. Soltanto dopo, quando un battimani (contenuto) segnerà la fine delle dichiarazioni di Fioretti e del nuovo amministratore delegato Gianni D’Adamo, qualcuno tra il pubblico chiederà un applauso anche per lui, ed è una toppa peggiore del buco nel cuore di questa società.
Tutto il resto sono dichiarazioni e ottimismi di circostanza, mentre Atripaldi finisce l’incontro tutto concentrato sul cellulare, senza perdere il sorriso e sottoponendosi poi di buon grado a fotografie, pacche sulle spalle, complimenti e interviste di poca sostanza. Del resto, l’abbiamo già detto, è sempre stato bravo in queste cose.





