venerdì 06 settembre 2013, 11:49

Aeroporto, da piccola Malpensa a grande boh

Piccola antologia dei progetti di rilancio dello scalo di Cerrione. Con la perla del Biella-Roma. Che costava a passeggero più di un biglietto aereo Caselle-Fiumicino

Aeroporto, da piccola Malpensa a grande boh

Se, ascoltando le ultime idee per rilanciare l'aeroporto di Cerrione agganciandolo all'Expo 2015, avete come una sensazione di déjà vu, state tranquilli: non è uno strano sogno cominciato con un'indigestione di anguria e finito con boeing che sfiorano, in fase di atterraggio, il campanile del Duomo. Il fatto è che di progetti per rilanciare l'aeroporto sono pieni gli archivi dei giornali, se non proprio dal 1968, anno in cui il non ancora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro tagliò il nastro inaugurale, poco ci manca.

E se c'è ancora bisogno di progetti per rilanciarlo, ecco spiegato l'esito di tutte le idee, i piani, le iniziative per trasformare quella pista di 1500 metri chiusa tra la bretella Lancia, la Trossi e la Biella-Santhià in un qualcosa di vitale (“un volano per lo sviluppo” dicevano una volta quelli bravi) e non in un malato cronico perennemente in cura. Qualche esempio in ordine sparso? L'idea di trasformarlo in sede operativa della Protezione Civile nel Nord Ovest, ridimensionata in punto di partenza e atterraggio di un paio di Canadair, quella di farne la sede operativa della Croce Rossa, poi accantonata, i contatti con la compagnia low cost inglese City Hopper, a caccia di piccole Orio al Serio per imitare Ryanair, caduta nel nulla. E poi, ad accentuare la sensazione di déjà vu con l'Expo 2015, il sogno di fare di Cerrione una “Caselle bis” per le Olimpiadi del 2006 a Torino. Non funzionò, perché – si disse – le norme antiterrorismo imposero il torinocentrismo di arrivi e partenze. In compenso a Cerrione atterrò, con le stesse modalità da passeggero vip che hanno accompagnato l'arrivo del cardinal Tarcisio Bertone poche settimane fa, l'azzurro dello slalom Giorgio Rocca, all'epoca di casa anche a Bielmonte per gli allenamenti.

In mezzo, sono passati dalla stanza dei bottoni dell'aeroporto molti tra i personaggi più influenti della politica e dell'economia locale (per restare ai primi, da Franco Smerieri a Edgardo Canuto, da Luigi Squillario capofila dei sostenitori dello scalo a Pier Giorgio Fava). Ieri come oggi, ognuno ha portato le sue idee e le cifre spese per realizzarle spesso sono state a molti zeri. Ieri come oggi, qui atterrano solo i voli privati. Ma concentriamoci sul progetto più ambizioso di tutti: il volo diretto Biella-Roma, studiato a partire dal 1993, messo in piedi nel 1995. Il sito dell'aeroporto lo ricorda con la seguente frase: «Il 10 aprile 1995 si inaugurò il primo collegamento aereo con Roma. Il volo venne effettuato con un velivolo Jet-stream 31, un turbo elica di 18 posti. Purtroppo venne sospeso per costi di gestione». Stringato e laconico, ma in cima alla lista delle caratteristiche da ricordare in 45 anni di storia. Qualche dato in più di quell'esperienza? Compagnia aerea Serib Wings, fondata da un pilota-imprenditore di Vigevano e specializzata nelle consegne rapide di merci da Caselle (per esempio, portava le copie de La Stampa da Torino alla Corsica ogni giorno), volo d'esordio e entusiasmo alle stelle lunedì 10 aprile, ultimo volo il 10 luglio, esattamente tre mesi dopo. Passivo accumulato in tre mesi, tra 350 e 400 milioni di vecchie lire. Numero medio di passeggeri per ogni volo, quattro. Costo a passeggero, poco meno di un milione di vecchie lire, più di quanto sarebbe costato un andata e ritorno Caselle-Fiumicino con un volo Alitalia, taxi compreso. Doveva essere il progetto pilota per l'avvio dell'attività commerciale e non solo turistica a Cerrione, in una terra che era (ancora) un distretto industriale vivace e vitale. Si era parlato, nei mesi precedenti il diretto per Roma, di collegamenti con Firenze, funzionali soprattutto nelle stagioni di Pitti e delle lane biellesi che sfilavano alle fiere della moda d'eccellenza. Ancora il 19 maggio 1995, fatto registrare un piccolo aumento dei passeggeri rispetto ai primi giorni, si voleva incaricare una commissione di esperti pronta a valutare altre destinazioni ideali per i voli commerciali da Biella. Del resto un intero distretto era coinvolto nel sostenere la nuova vita dell'aeroporto: il presidente era Riccardo Piacenza, della famiglia del cashmere di Pollone, l'Unione Industriale era azionista della Sace (sigla che sta per Società Aeroporto Cerrione) e sponsor del progetto, a capo della Camera di Commercio c'era Giulio Barberis Canonico, altro cognome che parla di lana. E poi c'erano gli enti locali: Regione, Provincia, Comune. Ovvero (indirettamente) noi tutti e i nostri soldi. Quanti soldi? Beppe Nicolo, assessore provinciale in quota centrosinistra, tirò le somme nel 1996, alla vigilia di un consiglio di amministrazione in cui chiese di fare un passo indietro, tornando allo status di scalo turistico e non commerciale (passo in avanti finanziato, nel 1993, da un aumento di capitale di 4,6 miliardi di lire, finanziato dai soci pubblici e privati – 298 milioni della Fondazione Crb, 200 dell'industriale Trabaldo, scrisse La Stampa all'epoca, da aggiungere ai 766 milioni ciascuna stanziati da Regione e Provincia di Vercelli nel 1992). Nel 1996, quando Nicolo era alla guida della Sace, il passivo era di 882 milioni. I servizi da aeroporto commerciale, che nel 1996 non erano più utilizzati, costavano da soli 200 milioni l'anno. Risale a quei giorni la più efficace sintesi della situazione, partorita dal sarcasmo di un collega giornalista: "Duecento milioni l'anno per non volare? Per la stessa cifra non li faccio volare a casa mia". "Con l'entrata in funzione di Malpensa 2000 e la liberalizzazione a livello europeo non ci sono più spazi per aeroporti come quello di Biella" dichiarò Beppe Nicolo a Maurizio Alfisi de La Stampa. Lo avrebbe stabilito, nel 1998, anche un'indagine commissionata da Federpiemonte: un aeroporto come Cerrione avrebbe potuto sopravvivere a livello commerciale solo con un giro di 100mila passeggeri l'anno. Ma, schiacciato tra Malpensa e Caselle (e senza un collegamento autostradale, si potrebbe aggiungere, che non c'era nel 1998 e non c'è nel 2013), avrebbe potuto contare solo sui biellesi: 180mila potenziali utenti malcontati, compresi pensionati e neonati.

Ma, se è vero che del senno di poi son piene le fosse, era davvero necessario aspettare una ricerca del 1998 per sancirlo? Il primo progetto di Malpensa 2000 porta la data del 1985. A proposito, la Serib Wings (che ora non risulta più attiva: il fondatore Dionisio Bruschi, dice LinkedIn, dopo aver collaborato proprio con Ryanair, ora fa il consulente negli Stati Uniti) aveva tentato un collegamento simile anche tra Roma e Vicenza. L'esito fu lo stesso: conti in rosso e voli sospesi dopo pochi mesi. E l'aeroporto veneto non esiste più dal 2008: hanno demolito la pista e hanno venduto parte dei terreni agli americani per una base Nato (quella accompagnata da manifestazioni e polemiche sotto lo slogan “No Dal Molin”).

Ti potrebbero interessare anche:
SU