Dopo venticinque anni alla guida del Premio Biella Letteratura e Industria, Paolo Piana passa il testimone a Stefano Sanna, presidente Gruppo Giovani Imprenditori Biellese.
“Per i progetti importanti, così come per le aziende, è un dovere il pensare alla loro continuità e quindi individuare a chi affidare la responsabilità di quell’impresa.
Va fatto per tempo e con la consapevolezza che si tratta di un momento altrettanto importante quanto tutto ciò che si è fatto prima”, ha affermato Paolo Piana.
L’annuncio è arrivato sabato 31 ottobre, a Palazzo Gromo Losa, durante “L’IMPRESA DA RACCONTARE”, la serata dedicata al primo quarto di secolo del riconoscimento nato nel 2001 per raccontare attraverso la letteratura le trasformazioni dell’industria e della società italiana. Un passaggio di consegne che terrà impegnati i due presidenti guardando alla continuità, ma anche al rinnovamento.
“Viviamo un tempo in cui le risposte costano sempre meno. Quello che rischia di diventare raro è la capacità di formulare buone domande, di costruire ipotesi solide, di sostenere la fatica del ragionamento. Vorrei che il Premio diventasse sempre più un luogo in cui nascono domande capaci di influenzare il presente”, ha dichiarato Stefano Sanna all’annuncio del nuovo incarico.
Persone, lavoro e futuro: tra nuove generazioni e intelligenza artificiale
La capacità del premio di cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dai cambiamenti in atto è emersa proprio dal tema della tavola rotonda e dalla modalità della sua conduzione. Le trasformazioni del lavoro, il rapporto tra generazioni e le sfide dell'intelligenza artificiale sono stati al centro di “Persone, lavoro e futuro”, il confronto tra Paolo Piana, Ernesto Galli della Loggia, storico ed editorialista del Corriere della Sera, ed Enrico Mattiazzi, fondatore e CEO di Fiscozen, azienda di servizi digitali che conta circa 250 collaboratori con un'età media inferiore ai trent'anni.
L'impossibilità di Galli della Loggia di partecipare all'incontro per un improvviso impegno familiare ha offerto a Piana l'occasione per sperimentare una modalità insolita di dialogo: ricreare virtualmente la presenza dello storico attraverso l'intelligenza artificiale, e proporre una ricostruzione del suo pensiero sulla condizione delle nuove generazioni. Un esperimento che ha mostrato concretamente le potenzialità delle nuove tecnologie, diventando esso stesso parte della riflessione sul futuro del lavoro e della conoscenza.
Mattiazzi ha descritto un modello organizzativo lontano dalle gerarchie tradizionali: “La sfida per le imprese è costruire un ambiente nel quale le persone desiderino lavorare, condividendo non soltanto gli obiettivi economici, ma anche il senso di ciò che fanno” ha affermato. “ ll mondo dell’occupazione ha e avrà sempre più bisogno di persone in grado di comprendere, grazie alla cultura acquisita, il mondo che li circonda”
Il confronto ha affrontato anche il futuro della manifattura, la necessità di rivalutare le professioni tecniche e manuali e il ruolo dell'intelligenza artificiale in un Paese segnato dal declino demografico. Ancora Mattiazzi: “L'AI potrà compensare ampiamente la carenza di forza lavoro, ma comporterà anche una profonda riorganizzazione dei servizi e delle imprese. Per affrontare questo scenario sarà necessario investire tanto nella cultura scientifica quanto nelle competenze tecniche e nei mestieri manuali”.
«L'intelligenza artificiale porterà a una trasformazione rapidissima, destinata a coinvolgere tutti e che richiede nuovi strumenti di comprensione», ha osservato Piana nelle conclusioni. «Dobbiamo capirla e i libri ci aiuteranno a farlo».
Un quarto di secolo di industria raccontata attraverso i libri
Condotta dalla giornalista Maria Cristina Oreglia, la serata ha ripercorso le origini e l’evoluzione del Premio, nato alla fine degli anni Novanta da una preoccupazione di Paolo Piana, allora presidente di Città Studi Biella: il crescente disinteresse dei giovani verso il lavoro industriale, spesso percepito attraverso stereotipi lontani dalla realtà.
Da quell’ intuizione nacque il progetto condiviso con Pier Francesco Gasparetto e Raffaele Crovi, con l’obiettivo di raccontare l’impresa nella sua complessità, restituendo valore culturale e sociale al lavoro.
Piana ha ricordato con emozione la collaborazione con i due fondatori e, in particolare, le lunghe conversazioni con Pier Francesco Gasparetto dedicate alla strategia del Premio. Un’esperienza che, ha raccontato, gli ha permesso di leggere di più, conoscere persone, costruire amicizie e soddisfare la propria curiosità intellettuale. Ma anche un modo per restituire qualcosa a Biella, territorio al quale è rimasto profondamente legato nonostante una vita trascorsa in gran parte all’estero.
A ripercorrere venticinque anni di storia italiana è stato il DOCUFILM realizzato da Beppe Anderi e Maurizio Pellegrini di VideoAstolfo, con immagini dell’Archivio Nazionale Cinema Impresa di Ivrea e il contributo del giornalista del Sole 24 Ore e membro di giuria Paolo Bricco.
A riflettere sul lavoro delle giurie sono intervenuti anche Claudio Bermond, presidente della giuria per la Saggistica, e Alberto Sinigaglia, presidente per la Narrativa. Bermond ha ricordato come la pluralità delle competenze dei giurati abbia arricchito nel tempo il confronto e favorito l’attenzione verso nuovi temi, senza rinunciare alla qualità della scrittura. Sinigaglia ha richiamato il valore culturale di una giuria che ha annoverato figure come Luciano Gallino e ha auspicato una narrativa capace di esplorare prospettive ancora poco raccontate sul mondo del lavoro, evocando “La chiave a stella” di Primo Levi.
Paolo Bricco ha sottolineato una delle caratteristiche che distinguono il Premio: i libri finalisti, letti nel loro insieme, compongono un racconto corale dell’economia e della società italiana, capace di cogliere le trasformazioni dell’editoria e della cultura.
Il Premio, il territorio e la cultura come investimento
Il legame con Biella e con le sue istituzioni è stato un altro filo conduttore dell’anniversario.
Ermanno Rondi, presidente di Città Studi, ha ripercorso la storia del Premio dal punto di vista del sistema industriale riconoscendogli il merito di aver mantenuto nel tempo una forte identità e regole rigorose, a garanzia dell’autonomia della giuria. Venticinque anni di libri che, letti in successione, compongono anche una storia dell’industria italiana, da Olivetti alle grandi trasformazioni del sistema produttivo.
La vicesindaca di Biella, Sara Gentile, ha evidenziato il contributo del Premio alla crescita culturale e all’attrattività turistica della città. Il riconoscimento si inserisce in un sistema di iniziative, istituzioni e fondazioni che negli ultimi anni hanno favorito l’apertura del territorio a nuove forme di turismo culturale ed esperienziale, rafforzando il percorso di Biella come Città Creativa UNESCO.
Per Michele Colombo, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, il valore del Premio risiede nella capacità di mantenere salde le radici territoriali aprendosi al confronto con l’esterno. Una continuità tra passato e futuro che passa soprattutto dall’investimento sui giovani e dalla costruzione di una rete di realtà culturali capaci di lavorare insieme.
Di questa rete fa parte anche il festival Fuoriuogo, rappresentato da Gianni Crestani, che ha ricordato i punti di contatto tra le due manifestazioni: il libro come occasione di incontro e confronto, il rapporto con le due principali biblioteche biellesi, Civica e Città Studi, e la volontà di sperimentare nuove forme di promozione della lettura. Una collaborazione destinata a svilupparsi ulteriormente.
Dietro il Premio, una squadra che lavora tutto l’anno
A raccontare il lavoro che rende possibile ogni edizione è stata Mariangela Gasparetto, direttrice del Premio. Il suo intervento ha messo in luce il valore del lavoro di squadra che, nel corso di venticinque anni, ha contribuito alla crescita e al prestigio del Premio Biella Letteratura e Industria: una consolidata rete di istituzioni, enti e associazioni coinvolti nella co-progettazione delle iniziative, affiancata dal team di Città Studi e di una squadra di professionisti con cui si sono costruiti rapporti duraturi di collaborazione e fiducia. Un patrimonio di relazioni e competenze che ha permesso al Premio di ampliare progressivamente la propria proposta culturale, dando vita a nuovi riconoscimenti e iniziative che ne sono oggi parte integrante e ne rafforzano l'identità.
Teatro e musica raccontano i 25 anni del Premio
La celebrazione ha riservato ampio spazio anche allo spettacolo, con due interventi che hanno ripercorso in modo originale e divertente la storia del Premio.
Gli attori della compagnia Teatrando, Paolo Zenone, Graziella Panetta e Giuseppe Marrone, hanno portato in scena una rappresentazione ironica del Premio, dalla pubblicazione del bando all'albo d'oro dei vincitori. Un racconto teatrale capace di trasformare regole, protagonisti e venticinque anni di storia in un momento di intrattenimento.
La musica è stata invece protagonista con la compagnia Carovana, che dal 2019 collabora con il Premio attraverso il progetto Librinmusical, trasformando i libri vincitori in spettacoli musicali. Per l'occasione, Aldo Vellati e i cantanti Alessandro Vellati, Gianluca Marchi, Veronica Bordignon, Tiziana Galetti, Cosetta Sassi e Roberta Montagner hanno presentato “Più B(i)ella Cosa Non C'è”, una versione appositamente reinterpretata per celebrare il venticinquesimo anniversario del Premio. Un omaggio musicale che ha unito ironia e creatività per raccontare la “passione” che anima coloro che hanno dedicato 25 anni della loro vita a questa iniziativa.
La serata si è conclusa con il taglio della torta del venticinquesimo anniversario.