Gentili lettori di NewsBiella, eccoci giunti al nostro trentottesimo appuntamento con la rubrica “Riascoltati per voi”. La nostra macchina del tempo fa un nuovo scatto in avanti e si ferma nel 1996. Un anno che sulle nostre pagine abbiamo già esplorato attraverso le delicate sfumature pop dei Cardigans e le atmosfere cupe e romantiche di Nick Cave, giusto per citare gli ultimi ascolti.
Ma la bellezza di questo percorso risiede proprio nella sua capacità di mostrare come una stessa epoca possa contenere mondi diametralmente opposti: dalle canzoni da canticchiare in auto alle ballad da colonna sonora, fino ad arrivare a uno dei dischi più spietati e aggressivi che il metal americano degli anni Novanta abbia mai concepito. “The Great Southern Trendkill”, album in studio dei Pantera pubblicato nel maggio del 1996, non entra dalla porta principale chiedendo permesso, bensì la sfonda a calci, travolge tutto ciò che incontra e impone un ascolto senza concessioni.
Nati in Texas e protagonisti di una progressione straordinaria, i Pantera arrivano al 1996 nel punto di massima tensione interna ed esterna. Con il rock alternativo e il grunge a dominare i palinsesti e una scena metal in profonda ristrutturazione, Phil Anselmo, Dimebag Darrell, Rex Brown e Vinnie Paul scelgono la strada della sfida frontale.
“The Great Southern Trendkill” è un'esplosione di rabbia pura che rifiuta qualsiasi compromesso commerciale. Il titolo stesso ("l'uccisione delle tendenze del Sud") suona come una dichiarazione d'intenti: nessuna concessione alle radio, nessuna melodia rassicurante, solo la volontà di portare al limite il proprio caratteristico e spietato "groove metal”.
Nonostante la ferocia dei riff di Dimebag Darrell e la sezione ritmica monolitica di Rex Brown e Vinnie Paul, “The Great Southern Trendkill” rivela a un ascolto attento una sorprendente complessità emotiva. L'iniziale title track e la successiva e devastante “War Nerve” mettono subito in chiaro la profonda e prepotente carica d'urto del disco, mentre “Drag the Waters” sfoggia quei riff a dir poco ipnotici e cadenzati che hanno reso unico il marchio Pantera. Ma è nel cuore dell'album che si consuma il cortocircuito più affascinante: la doppietta formata da “Suicide Note Pt. I e Pt. II” mostra prima una fragilità acustica, cupa, quasi claustrofobica, per poi esplodere in una delle cavalcate più estreme della band. Il vertice assoluto dell'album risiede però in “Floods”, brano di oltre sei minuti dove la tensione accumulata si scioglie in uno degli assoli di chitarra più malinconici e memorabili della storia del rock.
A trent'anni di distanza, “The Great Southern Trendkill” è un disco fisico, doloroso e, probabilmente, necessario.
I miei brani preferiti sono: "War Nerve"; "Drag the Waters"; "Suicide Note Pt. 1” e "Floods"
Voto: 8,5
Tracce:
1) The Great Southern Trendkill – 3:46
2) War Nerve – 4:53
3) Drag the Waters – 4:55
4) 10’s – 4:50
5) 13 Steps to Nowhere – 3:37
6) Suicide Note Pt. 1 – 4:44
7) Suicide Note Pt. 2 – 4:20
8) Living Through Me (Hell's Wrath) – 4:50
9) Floods – 7:00
10) The Underground in America – 4:34
11) (Reprise) Sandblasted Skin – 5:41
Durata: 53 minuti.
Formazione:
- Philip Anselmo – voce
- Dimebag Darrell – chitarra
- Rex Brown – basso
- Vinnie Paul – batteria
Dopo aver ascoltato le ultime note, ci congediamo da “The Great Southern Trendkill” dei Pantera, il disco che per questa settimana è stato la nostra macchina del tempo. Questo nostro viaggio non è mai statico; ogni riascolto svela una nuova strada, un nuovo dettaglio nascosto che merita di essere visitato. Fatemi sapere le vostre impressioni, i vostri ricordi e le vostre riflessioni.
Grazie per aver condiviso la rotta anche questa settimana, il prossimo vinile è già sul piatto. A presto!