Lettera aperta alla Regione Piemonte
«RSA, pronte alla riforma. Ma servono certezze, risorse e fatti concreti.
L’Associazione RSA Biellesi ARBI ETS con Diocesi di Biella e Servizio di Pastorale della Salute dichiarano la disponibilità ad essere protagonisti attivi nella costruzione di una fattiva riforma del Sistema di Cura per gli Anziani Non autosufficienti in Piemonte ma sottolineano l’esigenza di avere risorse certe al fine di garantire la tenuta delle Strutture RSA dislocate nei territori in maniera capillare in tutte le province di tutta la Regione, una ricchezza tramandata nei secoli che va sostenuta e rivisitata insieme.
Dichiarano quindi:
“Abbiamo appreso dai colleghi di Cuneo di una annunciata riforma da parte della Regione Piemonte anche a seguito di quanto già anticipato dal Presidente Cirio nel Luglio scorso e successive dichiarazioni in altri incontri nel territorio.
Sottolineiamo come a Biella già da tempo sia stata realizzata una sinergia tra RSA e che queste si siano da tempo collegate con la Pastorale della Salute della Diocesi di Biella sui temi in oggetto con un cammino avviato e risultati incoraggianti in specifico sul fronte della capacità di confrontarsi e collaborare fino alla nascita della Associazione sopracitata.
In attesa di maggiori specifiche apprendiamo che in estrema sintesi il Presidente della Regione ha annunciato che si dovrà collegare ogni posto letto convenzionato in RSA all’assistenza di altri quattro o cinque anziani a domicilio. Un’impostazione che attribuirebbe alle strutture nuove responsabilità nella presa in carico territoriale.
Il dibattito si collega anche alle dichiarazioni di monsignor Vincenzo Paglia, ospite a Biella Sabato 10 ottobre che ha rimarcato nel suo intervento ad un Convegno la centralità della casa e della comunità, affermando che «Non è più tempo di rincorrere il numero dei posti letto, che i letti ci sono e sono quelli delle nostre case!».
Condividiamo appieno l’obiettivo di rafforzare l’assistenza a domicilio ma parimenti chiediamo che questo percorso valorizzi e sostenga la residenzialità, essenziale per chi necessita di cure continuative assistenziali, sanitarie e riabilitative atte a garantire alle persone più fragili la giusta Cura in un ambito idoneo e strutturato.
Basta con le politiche dell’O è giunto il momento dell’E soprattutto nella presa in carico delle Persone Anziane più fragili e delle loro famiglie!
Emergono preoccupazioni e perplessità sulle modalità di attuazione della riforma, insieme a una disponibilità chiara: le RSA sono pronte fin da subito a collaborare con la Regione per costruire un modello che integri residenzialità e domiciliarità, mettendo a disposizione competenze, professionalità e radicamento nei territori.
Unendoci all’appello degli Amici e colleghi del Cuneese dichiarano che per trasformare questa disponibilità in servizi concreti alle persone, occorre rispondere a tre questioni fondamentali così sintetizzate:
1. Una riforma ha bisogno di risorse e persone
La Regione chiarisca come intende sostenere la riforma sul piano economico e delle risorse umane. Quali finanziamenti saranno disponibili? Con quali professionisti si garantiranno i nuovi servizi domiciliari? Quali responsabilità, standard assistenziali e tempi di attuazione saranno previsti? In particolare, il rapporto prospettato tra un posto letto e quattro o cinque persone assistite a casa deve essere accompagnato da finanziamenti dedicati, criteri di appropriatezza e organici adeguati.
In un settore già segnato dalla difficoltà di reperire infermieri, operatori sociosanitari e altre figure professionali, ampliare i compiti delle RSA richiede investimenti nella formazione, nel reclutamento e nella stabilità del lavoro.
Servono risorse aggiuntive, adeguate e strutturali. Il semplice trasferimento di budget dalla residenzialità alla domiciliarità rischierebbe di indebolire servizi indispensabili senza garantire la sostenibilità di quelli nuovi.
2. Per costruire il futuro, bisogna sostenere il presente
Le RSA biellesi unitamente a tutte le piemontesi attraversano una crisi che mette sotto pressione bilanci, organizzazione e continuità dei servizi.
Si richiede quindi la piena attuazione degli impegni assunti con il Patto per un Welfare innovativo e sostenibile, il completamento degli adeguamenti tariffari e una revisione della DGR 45-4248/2012, coerente con l’evoluzione dei bisogni assistenziali e dei costi di gestione.
Gli interventi già adottati devono tradursi in un sostegno effettivo, tempestivo e sufficiente a garantire l’equilibrio delle strutture.
La domanda è concreta: come si pensa di affidare alle RSA un ruolo più ampio nella nuova riforma se non si riesce a sostenerne adeguatamente l’attività ordinaria?
Le strutture chiedono condizioni che permettano di assicurare qualità della cura, rispetto dei contratti di lavoro e rette sostenibili per le famiglie.
3. Difendere le RSA significa difendere i territori
Il sistema piemontese conta 33.025 posti letto RSA accreditati, esclusi i posti dedicati all’Alzheimer, secondo la rilevazione regionale aggiornata al 3 settembre 2026.
A Biella che tutti dichiarano lo specchio di ciò che avverrà nel prossimo future in Piemonte e in Italia abbiamo più di 2000 posti letto di cui ca 1500 accreditati col Sistema Sanitario Pubblico e solo ca 500 anziani beneficiano del contributo sanitario ma tutti I letti sono perennemente occupati e ogni singola RSA ha una lunga lista d’attesa e trattasi sempre di persone anziane malate dimesse dall’Opedale precocemente impossibli da gestire adeguatamente al domicilio
Per fortuna è attiva una corposa rete di RSA in particolare imprese sociali, fondazioni, enti e gestori che assicurano assistenza e sostengono parimenti l’economia dei territori ove sono ubicate.
Per questa rete si può ipotizzare un ordine di grandezza di circa 25.000–30.000 persone occupate in Piemonte più di 2.500 nel solo BIellese, tra personale sanitario, assistenziale, educativo, amministrativo e dei servizi, comprendendo chi lavora attraverso cooperative e appalti. Si tratta di una stima indicativa, non di un censimento ufficiale.
La crisi delle RSA quindi oltre ad anziani e loro famiglie mette a rischio migliaia di posti di lavoro e può compromettere gli equilibri economici di piccoli Comuni e interi territori. Ogni struttura che si indebolisce significa meno assistenza, meno occupazione, meno servizi e maggiore pressione sulle famiglie.
Le RSA in tante parti del Piemonte, Biella è un esempio, ormai da anni si sono attivate per fornire una gamma diversificata di Servizi secondo domanda e bisogni delle persone e possono ulteriormente svilupparsi per diventare veri CENTRI SERVIZI territoriali, capaci di integrare accoglienza residenziale, assistenza domiciliare, servizi diurni, sostegno ai caregiver e interventi di sollievo.
Ma resta imprescindibile che la RESIDENZIALITA’ sia centrale ed indispensabile per garantire continuità anche fuori le proprie mura 365 giorni l’anno 24 ore al Giorno grazie alle professionalità che ogni giorno rendono possibile la cura delle persone più fragili.
Concludiamo sottolineando che siamo pronti ma chiediamo alla Regione di essere chiamati per avviare insieme un percorso di progettazione condivisa: un tavolo operativo con obiettivi, risorse, tempi e responsabilità definiti, per costruire un modello virtuoso, sostenibile e replicabile.
Se c’è nell’aria una RIFORMA bisogna che questa esca dalla dimensione propagandistica Basta SLOGAN costruiamo insieme con persone e risorse certe e un serio investimento il futuro dei nostri Servizi alle Persone che danno risposte quotidiane alle famiglie
Occorrono delibere, finanziamenti certi e strumenti operativi.
Noi ci siamo e vogliamo essere protagonisti di questa riforma, ma senza ATTI CONCRETI tante RSA non sopravviveranno e non arriveranno mai vive e attive a sostenere l’atteso cambiamento.”»
Diocesi di Biella
Servizio di Pastorale della Salute della Diocesi di Biella
Associazione RSA Biellesi ARBI ETS