ATTUALITÀ - 17 ottobre 2026, 06:50

LED e sensori su superfici flessibili: dai cristalli di sale al futuro dell'elettronica

Il metodo potrebbe consentire nuove applicazioni nell’elettronica stampabile e nell’illuminazione flessibile.

LED e sensori su superfici flessibili: dai cristalli di sale al futuro dell'elettronica

Il nitruro di gallio trova impiego nei LED e nei componenti elettronici di potenza, utilizzati anche nei caricatori compatti. È un composto di gallio e azoto che, nelle applicazioni elettroniche, viene spesso prodotto in strati cristallini su supporti rigidi.

Ottenerlo sotto forma di nanocristalli, particelle piccolissime disperdibili in un liquido, offre possibilità di lavorazione differenti. Queste particelle possono diventare ingredienti di inchiostri da depositare su una superficie. Per diversi nitruri, però, la sintesi presenta una difficoltà: le temperature necessarie alla formazione dei cristalli superano quelle sopportate dai comuni solventi e dalle sostanze che mantengono separate le particelle.

Il sale fuso al posto del solvente

Un gruppo di ricerca dell’Università di Chicago e dell’Argonne National Laboratory ha sviluppato un metodo per superare questo ostacolo. Lo studio, firmato come primo autore dal dottorando Ruiming Lin e coordinato da Dmitri Talapin, è stato pubblicato su Nature il 15 luglio 2026.

I ricercatori hanno fatto reagire composti metallici e ammoniaca in sali inorganici portati allo stato liquido. Questi sostituiscono i solventi convenzionali e costituiscono il mezzo nel quale si formano i nanocristalli.

Regolando temperatura e pressione dell’ammoniaca, il gruppo ha individuato condizioni che favoriscono la rottura e la ricostituzione dei legami tra metallo e azoto. Gli atomi possono così riorganizzarsi durante la crescita, correggendo le disposizioni che ostacolano la formazione di una struttura cristallina ordinata. Talapin ha descritto il procedimento come insolito, contrario alle consuetudini del settore.

I materiali ottenuti

Il metodo ha consentito di produrre nanocristalli di diversi nitruri, fra cui quelli di gallio, titanio, niobio e molibdeno. La novità riguarda la possibilità di sintetizzare in forma colloidale una gamma di composti difficili da ottenere con i procedimenti convenzionali.

Le loro applicazioni sono differenti. Il nitruro di titanio viene impiegato nei rivestimenti per utensili e negli impianti medicali. Quello di niobio è un superconduttore: al di sotto di una determinata temperatura può condurre corrente elettrica senza resistenza. Il nitruro di molibdeno trova invece impiego come catalizzatore, favorendo lo svolgimento di reazioni chimiche.

Disporre di questi composti come particelle disperse in un liquido potrebbe consentire di incorporarli nei polimeri o di formulare inchiostri per la stampa. Fra le prospettive indicate dai ricercatori figurano l’integrazione nei tessuti e la realizzazione di dispositivi flessibili.

La deposizione su superfici estese potrebbe offrire vantaggi produttivi, ma la convenienza economica resta da dimostrare. Una dispersione di nanocristalli deve essere trasformata in una formulazione adatta alla lavorazione e compatibile con il supporto scelto. Occorre poi verificare che il componente ottenuto raggiunga le prestazioni richieste.

Quanto è piccolo un nanocristallo

Un nanometro è un miliardesimo di metro. A questa scala alcune proprietà possono differire da quelle dello stesso composto in forma massiccia.

Nei semiconduttori, per esempio, le dimensioni delle particelle possono influenzare l’assorbimento e l’emissione della luce. È uno dei fenomeni alla base dei punti quantici, i nanocristalli al centro del Nobel per la Chimica del 2023. Il comportamento dipende dalla composizione, dalle dimensioni e dalla struttura delle particelle.

L’interesse riguarda quindi la possibilità di lavorare diversamente sostanze conosciute e di studiarne le caratteristiche quando vengono prodotte in particelle così piccole.

Materie prime e produzione industriale

La ricerca interessa anche il settore dell’approvvigionamento dei materiali per l’elettronica. Il gallio figura nell’elenco europeo delle materie prime critiche, che comprende risorse importanti per l’economia e soggette a rischi di fornitura. L’Unione europea considera prioritari il loro uso efficiente, il recupero e la diversificazione delle fonti.

Un sistema capace di depositare il composto soltanto dove serve potrebbe contribuire a limitarne gli sprechi. Nel caso del metodo sviluppato a Chicago, l’eventuale risparmio dovrà però essere misurato lungo l’intero ciclo produttivo. La disponibilità di nanocristalli non dimostra, da sola, una riduzione del fabbisogno di gallio.

Dal laboratorio ai prodotti

Prima di un eventuale impiego industriale occorrerà verificare la riproducibilità del procedimento su quantità maggiori, i costi e la stabilità nel tempo dei nanocristalli. Andranno inoltre confrontate le prestazioni dei dispositivi così realizzati con quelle delle tecnologie disponibili.

Per gli usi medicali saranno necessarie valutazioni specifiche di sicurezza e compatibilità biologica: l’impiego di un composto in un rivestimento non dimostra automaticamente la sua idoneità anche in forma nanometrica.

Non è ancora possibile indicare una data per l’arrivo di prodotti basati su questa tecnica. Lo studio dimostra una possibilità di sintesi; lo sviluppo delle applicazioni richiederà ulteriori ricerche.

Il possibile interesse per Biella

Per Biella il collegamento è, al momento, una prospettiva legata ai tessuti funzionali, progettati per svolgere compiti specifici, come rilevare un parametro o integrare una funzione elettronica.

Nel territorio esistono competenze pertinenti. Il CNR-STIIMA di Biella si occupa della funzionalizzazione delle fibre per l’abbigliamento e per applicazioni tecniche, fra cui medicina, filtrazione e dispositivi di protezione. Queste attività offrono un contesto nel quale valutare anche sviluppi provenienti da altri settori della ricerca sui materiali.

L’eventuale impiego dei nitruri studiati a Chicago in sensori o dispositivi luminosi integrati nei tessuti resta un’ipotesi applicativa. Per arrivare a un prodotto occorrerebbe verificare come depositare il composto sulla fibra o su un rivestimento, ottenere le prestazioni desiderate e conservarle durante l’uso. Flessibilità, resistenza ai lavaggi e sicurezza sarebbero requisiti essenziali.

Anche le possibili ricadute sui consumi energetici delle aziende richiedono verifiche. Il nitruro di gallio è già importante per l’elettronica efficiente, ma questo studio non dimostra che i nanocristalli consentiranno di ridurre i consumi di un impianto tessile.

L’interesse per il distretto riguarda dunque una tecnica da seguire e valutare nei suoi sviluppi. Per un’applicazione tessile, la prova sarà ottenere un dispositivo che conservi le proprie funzioni quando il tessuto viene piegato, indossato e lavato.

Per maggiori informazioni:

Sito web: www.seccomarco.com

LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/marco-secco-pqc/

Marco Secco, consulente informatico e di cybersecurity