Music Cafè - 11 ottobre 2026, 11:20

Accademia Perosi, 50 anni di grande Musica a Biella e un Palazzo per il "presidio" universitario FOTO e VIDEO

Accademia Perosi, 50 anni di grande Musica a Biella e un Palazzo per il "presidio" universitario - Foto Cinzia Gillono

«Nessun dorma!»: l’Accademia Perosi festeggia cinquant’anni di musica e accende Palazzo Ferrero
Mezzo secolo de “I Concerti dell’Accademia”
Quasi 3.000 concerti. Oltre 250.000 spettatori. Una sala gremita, le istituzioni dal Comune al Governo, un palazzo antico che torna a vivere. Ieri sera Biella ha festeggiato la 50ª Stagione e ha aperto un capitolo nuovo della sua storia musicale.

Biella, 10 ottobre 2026. Prima delle parole, la musica. Prima dei discorsi, il suono. Tre violoncelli e una chitarra.

Così si è aperta ieri sera, sotto gli affreschi di Palazzo Ferrero, la presentazione della cinquantesima Stagione concertistica della Fondazione Accademia Perosi. Le sale si erano riempite molto prima dell’inizio. Volti noti e volti nuovi, abbonati di sempre e curiosi della prima volta, tutti stretti nello stesso respiro d’attesa. Poi gli archi si sono alzati, e il brusio si è fatto silenzio.

A prendere per primi la parola, con la sola voce dei loro strumenti, sono stati i giovani, la ragione stessa per cui l’Accademia esiste. Giovanni Melina e Marco Osbat hanno intrecciato i loro violoncelli nella Suite per due violoncelli op. 16 di David Popper: un dialogo fitto, complice, quasi una conversazione tra amici. Poi Matilde Preatoni al violoncello e Simone Musso alla chitarra hanno spalancato le finestre sul mondo. Prima la Spagna ardente di Manuel de Falla, con El paño moruno dalla Suite Populaire Espagnole. Poi il Brasile luminoso della Sonata per chitarra e violoncello di Radamés Gnattali. Applausi lunghi. Applausi veri.

Dopo il brindisi dell’aperitivo sono arrivati i saluti istituzionali, davanti a un pubblico che tutti, dal palco, hanno definito splendido, quasi commovente. E chi c’era sa che non era una formula di cortesia.

Un palazzo, cinque secoli di metamorfosi

Ci sono luoghi che attraversano i secoli senza mai smettere di cambiare. Palazzo Ferrero è uno di questi.
Fu dimora nobiliare, eretta tra il XV e il XVI secolo per volere della famiglia Ferrero e passata nel 1833 ai La Marmora. Fu luogo di lavoro, con uffici e una fabbrica tessile. Fu luogo di cura: dal 1864 un rinomato stabilimento idroterapico, celebre per le sue vasche inglesi e per le acque purissime che scendevano da Oropa. Fu caserma, fino al 1945. Nel 1902 il Comune lo acquistò, ma non la torre ottagonale, che restò esclusa dalla vendita. Sebastiano Ferrero l’aveva voluta per un sogno quasi folle: scorgere, laggiù all’orizzonte, il Duomo di Milano. Restaurato negli anni Settanta, il palazzo custodisce affreschi che vanno dal XVI al XVIII secolo.
E oggi? Oggi è musica. Il Comune di Biella ha affidato il palazzo alla Fondazione Accademia Perosi, che ne farà la nuova ala di Casa Perosi: aule per gli studenti, sale per i concerti, spazi aperti alla città, in un edificio che già ospita la banda “Società Giuseppe Verdi” e il Biella Jazz Club. Dopo cinque secoli di metamorfosi, Palazzo Ferrero ha trovato forse la sua vocazione più bella: suonare.

L’Accademia: dal 1973 l’alta formazione musicale a Biella

Tutto comincia nel 1973 con una piccola associazione musicale intitolata a Lorenzo Perosi. Nel 1976 nasce la Stagione “I Concerti dell’Accademia”, poi insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica. Nel 1984 nasce l’Accademia Internazionale Superiore di Musica. Il Ministero della Cultura la riconosce come “Scuola d’eccellenza nazionale operante nell’ambito dell’altissima formazione musicale”. Dal 2024, grazie all’equipollenza concessa dal Ministero dell’Università e della Ricerca, i suoi studenti conseguono titoli universitari di primo livello (L-3) e magistrali (LM-45). Arrivano da oltre 40 Paesi. E scelgono Biella.

Vietti: «Cinquant’anni di concerti sono davvero tanti»

Il Presidente della Fondazione, Giovanni Vietti, ha aperto gli interventi con l’emozione di chi guarda una sala piena e ci riconosce, uno per uno, dei volti amici. Ha ricordato un palazzo che «nel tempo è cambiato tante volte e ha sempre avuto un ruolo importante per la città». Poi ha lasciato parlare i numeri, e i numeri hanno strappato un applauso: «Cinquanta Stagioni concertistiche, cinquant’anni di concerti: sono davvero tanti. Dal primo concerto a oggi ne abbiamo realizzati quasi 3.000, con più di 250.000 spettatori».

Quasi tremila sere in cui qualcuno ha spento le luci, si è seduto e ha ascoltato.
Vietti ha annunciato anche molte nuove collaborazioni. Alla storica alleanza con la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella si affianca da quest’anno quella con Sella Patrimoni. Del palazzo ha parlato con evidente orgoglio: «È straordinariamente bello e ha potenzialità enormi per svolgere attività culturali e offrire alla città e ai turisti una vetrina».

Le istituzioni: un presidio per il territorio

Una dopo l’altra, le voci delle istituzioni hanno composto un unico coro.

Il Sindaco di Biella, Marzio Olivero, ha parlato della dedizione e dell’amore per il territorio che animano l’Accademia, e che le permettono di portare il nome di Biella ben oltre i suoi confini, facendo onore all’intera città.

Il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, Michele Colombo, ha ribadito quanto sia importante investire nella cultura, una scelta che la Fondazione porta avanti da anni.

La Vicesindaca e Assessora alla Cultura, Sara Gentile, non ha nascosto la sua soddisfazione. Per lei questa serata è un punto da cui ripartire nel segno dell’eccellenza, promuovendo cultura dal cuore di Biella, dentro «uno spazio meraviglioso» come Palazzo Ferrero, nel Piazzo, uno dei Borghi più belli d’Italia. La presenza dell’Accademia nel palazzo, ha detto, è un valore aggiunto per tutta la città, perché le sue note potranno portare cultura in ogni dove.

La Vicepresidente della Provincia, Elisa Pollero, ha ricordato il lavoro che la Fondazione svolge in rete con i Comuni del Biellese, perché la musica raggiunga anche chi vive lontano dai grandi centri. Perché nessuno resti escluso dalla bellezza.

La Consigliera regionale Elena Rocchi ha reso omaggio alla figura di Don Lorenzo Perosi e alla bellezza della sua musica, a cui l’Accademia nata a Biella deve il proprio nome. Ha poi letto la lettera del Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha portato il saluto suo e della Regione: «Cinquant’anni di concerti sono una bella storia. E soprattutto non si fanno per caso. Ci vogliono passione, lavoro, persone che ci credono. E un pubblico che continua a esserci». Cirio ha sottolineato che l’Accademia «non si ferma a celebrare quello che ha fatto. Continua a crescere». Ha citato due traguardi: il riconoscimento del titolo universitario e l’arrivo a Palazzo Ferrero, «che diventerà un luogo di formazione e di musica, aperto soprattutto ai giovani». E ha spiegato perché la Regione sostiene l’Accademia: «Crediamo molto nella formazione artistica e musicale, perché significa dare ai giovani la possibilità di coltivare il proprio talento e, soprattutto, di trasformare una passione in una professione». La lettera si chiude con un augurio: continuare a crescere «con la stessa passione e con la voglia di inventarsi sempre qualcosa di nuovo».

Infine il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha portato i saluti del Governo. Ha definito l’Accademia un «presidio» e il borgo del Piazzo un «presidio universitario». Poi ha parlato della sua crescita internazionale, un fenomeno insieme biellese, nazionale e internazionale: «Questo è un polo di attrazione, di sviluppo, di cambiamento, di crescita. L’Accademia è cresciuta in modo esponenziale, e questo non può che essere un servizio al territorio, un servizio alla cultura».
Biella, l’Italia, il mondo: tre orizzonti per un’unica storia.

Giacomelli: «La musica non è un sottofondo, ma un luogo»

Quando il Direttore artistico, Stefano Giacomelli, ha preso la parola, la sala si è fatta più attenta. Ha cominciato da un avvertimento, quasi un paradosso: i grandi numeri sono «bellissimi e per questo pericolosi, perché sussurrano la tentazione di sedersi. Cercheremo di non farlo».

Poi è arrivato al cuore. L’idea che da mezzo secolo guida l’Accademia è «semplice, quasi ostinata nella sua semplicità: che la musica non sia un sottofondo, ma un luogo. Una casa. Casa Perosi. Un posto dove tornare, un posto da vivere».

Una casa, appunto. E una casa che cresce ha bisogno di nuove stanze. «L’Accademia ha bisogno di più aule: i nostri studenti crescono, i percorsi si moltiplicano. Questo è il nostro modo di festeggiare i cinquant’anni: non guardandoci allo specchio, ma guardando avanti».

E la casa si prepara ad aprire le porte. L’11 novembre, in occasione di un concerto fuori abbonamento, a Palazzo Ferrero aprirà il Perosi Store, e all’inaugurazione sono invitati tutti. Nel 2027 partirà la caffetteria, perché Casa Perosi avrà presto anche la sua cucina. Una casa, del resto, è anche il luogo dove ci si siede insieme a tavola.

Giacomelli ha definito questa «una stagione a 360 gradi», e lo è davvero. Si allarga nello spazio: Perosi in Rete continua a crescere, con l’adesione dell’Unione Montana dei Comuni del Biellese Orientale e la collaborazione con Oasi Zegna, «segno che la musica non appartiene a un solo campanile, ma a un intero territorio». Si allarga nelle arti. Con la Fondazione CR Biella e il Comune arriva la grande mostra sul Divisionismo, divisa tra Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero, a cui sono legati i concerti per le scuole. Con Sella Patrimoni, al Palazzone, durante la mostra dedicata ad Antonio Bueno, ci sarà «una stagione nella stagione». E ancora il Circolo Sociale, un concerto al Fila Museum e uno con la Fondazione Sella per la mostra Pietra.

Il calendario si apre come un invito a una festa che dura un anno intero. Quattro stagioni, quattro colori, quattro modi di stare insieme.

L’autunno comincia nel raccoglimento. Il 30 ottobre, nella Chiesa del Santo Sudario, il Miserere di Galuppi con il coro e l’orchestra Musica Manens. Il 13 novembre l’arpa di Valerio Lisci tende le sue corde tra Händel e Debussy.

L’inverno arriva con il suo paradosso: «fuori il gelo, dentro il fuoco». Il 18 dicembre gli Slixs accendono Bach con le sole voci. A gennaio arriva il violoncello ribelle di Giovanni Sollima: Beethoven e i Led Zeppelin nella stessa sera. Il 29 gennaio è la volta di Arcimboldo 500 – Metamorfosi. Il 3 febbraio i giovani dei corsi universitari ci porteranno nella foresta incantata del Carnevale degli animali di Saint-Saëns.

La primavera rifiorisce il 5 marzo con Marco Rizzi e Simone Soldati, che tengono insieme Mozart e Kurtág, «un secolo in un respiro». Il 19 marzo la Notte trasfigurata di Schoenberg e Čajkovskij per sestetto. Il 14 maggio Gabo, per i cent’anni di Gabriel García Márquez, a ricordare che «la realtà, se raccontata bene, è sempre magica e noi proveremo a raccontarla nel teatro musicale».
E l’estate porta la musica all’aperto. Il 25 giugno, sulla terrazza di Palazzo Gromo Losa, il Motus Quartet ed Eliana Grasso suoneranno un concerto per pianoforte di Beethoven, compagno di tutta la stagione nel bicentenario della morte. Sotto le stelle del cortile di Palazzo Ferrero andrà in scena Nessun dorma! – opera show, dedicato a Puccini. Il congedo sarà il 9 luglio in Piazza Cisterna, con il violino di Giuseppe Gibboni, vincitore del Premio Paganini, ex studente dell’accademia e l’Orchestra Colibrì. Il colibrì, ha ricordato Giacomelli, è «l’unico uccello che vola anche all’indietro, come la memoria, e resta sospeso nell’aria, come la speranza».

E il titolo? Nessun dorma. Il grido di Calaf non culla e non addormenta: sveglia. Sveglia un’intera città, che veglia con lui e con lui attende l’alba. È un invito a non restare indifferenti, a non voltarsi dall’altra parte, a non smettere mai di ascoltare.

«Cinquant’anni fa qualcuno ha creduto in un’idea. Oggi tocca a noi», ha concluso Giacomelli. «Venite ai concerti, portate un amico, portate qualcuno che non ha mai ascoltato un’orchestra dal vivo. Spegnete per due ore il telefono per ascoltare altro. Ovviamente: Nessun dorma!»

La sala si è alzata in un applauso lungo e caloroso. All’uscita, a ogni ospite è stata consegnata la Perosi Gift Box, un piccolo dono da portare a casa insieme al ricordo di una sera speciale.

Cinquant’anni fa, un’idea. Ieri sera, una festa. Domani, una nuova stagione da ascoltare insieme.

Il calendario completo della 50ª Stagione è disponibile su www.accademiaperosi.org

C.S. Accademia Perosi, G. Ch.