C’è chi ha conservato la casa di famiglia in Valle Cervo, chi ha ristrutturato una baita in Valle Elvo e chi ha scelto un alloggio vicino agli impianti di Bielmonte. Le seconde case in montagna, però, hanno un nemico comune nei mesi freddi: il gelo che si accumula durante le settimane di chiusura.
Chi le frequenta conosce bene la scena. Si arriva il venerdì sera, si apre la porta e si trova una casa fredda e umida, che richiede ore prima di diventare accogliente. Con qualche accorgimento, però, si può ridurre l’attesa e godersi il fine settimana fin dal primo momento.
Perché una casa chiusa impiega tanto a scaldarsi
Il problema non è solo l’aria fredda. Dopo giorni o settimane senza riscaldamento, sono i muri, i pavimenti e gli arredi ad avere accumulato il freddo. Le murature in pietra tipiche delle case di valle hanno una grande inerzia termica: trattengono il calore a lungo, ma impiegano altrettanto tempo a scaldarsi. Anche se il termostato segna una temperatura gradevole, la sensazione di freddo resta finché le superfici non si riscaldano.
A questo si aggiunge l’umidità, frequente nelle case poco abitate e nei fondovalle esposti a nord. L’aria umida rende il freddo ancora più pungente e, nel tempo, favorisce la formazione di muffe.
All’arrivo: arieggiare e scaldare solo dove serve
Il primo gesto, anche se sembra controintuitivo, è aprire le finestre per pochi minuti. Un ricambio d’aria rapido elimina l’umidità stagnante, e l’aria più asciutta si scalda prima e meglio.
Subito dopo conviene concentrarsi sugli ambienti che si useranno davvero. Riscaldare tutta la casa per un weekend, comprese le stanze che resteranno chiuse, allunga i tempi e aumenta i consumi.
Il soggiorno: calore e atmosfera senza fatica
È la stanza in cui si trascorre la serata, e il calore qui fa anche un’atmosfera. Per anni la soluzione naturale è stata il camino a legna. Comporta però tempi di accensione lunghi, la necessità di tenere una scorta di legna asciutta e la pulizia della cenere prima di ripartire la domenica.
Per questo, nelle case usate saltuariamente, si stanno diffondendo i caminetti elettrici. Basta una presa di corrente: niente canna fumaria, niente fumo e nessuna manutenzione. L’effetto fiamma, ottenuto con luci LED, ricrea il fascino del focolare, mentre la funzione di riscaldamento diffonde aria calda nella stanza pochi minuti dopo l’accensione. Molti modelli permettono di attivare la fiamma anche senza calore, per mantenere l’atmosfera quando la stanza ha già raggiunto la giusta temperatura.
Camere e bagno
Nelle camere da letto può bastare un piccolo apparecchio elettrico, acceso un’ora prima di andare a dormire per intiepidire l’ambiente. È preferibile sfruttare il timer e non lasciarlo acceso durante la notte. In bagno, invece, servono modelli compatti e adatti agli ambienti umidi, da posizionare lontano da doccia e lavabo.
Legna o elettrico? Dipende da come si vive la casa
Chi trascorre in montagna lunghi periodi, magari tutto l’inverno, può trovare nella stufa a legna una soluzione efficace ed economica. A patto di avere una canna fumaria a norma, legna ben stagionata e un apparecchio certificato. In Piemonte, come nelle altre regioni del bacino padano, i generatori a legna più vecchi e inquinanti sono soggetti a limitazioni ed è sempre bene verificare la classe ambientale del proprio impianto.
Per chi invece sale solo nei fine settimana, la praticità conta più di tutto. Chi vuole confrontare le diverse soluzioni, dalle stufe a legna agli apparecchi elettrici fino ai camini decorativi, trova su Bricoshop24 un’ampia scelta di prodotti per il riscaldamento domestico, con la possibilità di valutare potenze, dimensioni e metri quadrati riscaldabili prima dell’acquisto.
Attenzione all’impianto elettrico
Nelle case di montagna, soprattutto in quelle più datate, l’impianto elettrico va considerato con attenzione. Molti contratti per seconde case prevedono una potenza disponibile limitata, spesso intorno ai 3 kW. Accendere contemporaneamente un caminetto elettrico, una stufetta, il forno e lo scaldabagno può far scattare il contatore.
Qualche regola semplice aiuta a evitare problemi:
accendere un apparecchio di riscaldamento alla volta, soprattutto nei primi minuti;
non usare prolunghe e multiprese per dispositivi ad alta potenza;
far verificare l’impianto da un elettricista se la casa è rimasta a lungo inutilizzata;
valutare con il fornitore un aumento della potenza, se l’uso invernale diventa frequente.
Prima di ripartire: la casa va preparata alla prossima settimana
Il modo in cui si chiude la casa la domenica influenza molto la riapertura successiva. Prima di rientrare in città conviene seguire una piccola lista di controllo:
spegnere e scollegare dalla presa gli apparecchi elettrici;
lasciare il riscaldamento centralizzato, se presente, al minimo in modalità antigelo;
chiudere bene imposte e persiane, che limitano le dispersioni;
svuotare le tubature o proteggerle se si prevedono gelate intense e lunghe assenze;
lasciare socchiuse le ante degli armadi, per evitare che l’umidità ristagni.
Chi ha una caldaia o un termostato collegabile allo smartphone può anche programmare l’accensione qualche ora prima dell’arrivo. Così la casa si trova già intiepidita al venerdì sera.
Un weekend in valle senza aspettare il caldo
Le seconde case in montagna sono un patrimonio prezioso per molte famiglie, un modo per restare legati al territorio e alle sue valli anche in inverno. Viverle nella stagione fredda non deve significare passare la prima sera con il cappotto addosso. Un ricambio d’aria all’arrivo, il calore concentrato negli ambienti giusti e qualche soluzione pratica permettono di trasformare la casa in un rifugio accogliente in poco tempo, pronti a godersi la neve, i sentieri e la quiete delle montagne biellesi.