COSTUME E SOCIETÀ - 03 ottobre 2026, 08:30

Dalla Sardegna al Biellese, il filo della memoria

Antichi lavori a filet, portati dalla Sardegna da Sebastiana Vittoria Nurra, entrano nelle collezioni del Museo delle Migrazioni di Pettinengo.

Nell’immagine, Sebastiana Vittoria Nurra con la figlia Alba mostra un antico pizzo a filet donato al Museo di Pettinengo.

Sono antichi manufatti a filet, portati dalla Sardegna nel corso della lunga esperienza migratoria di Sebastiana Vittoria Nurra, ad aggiungersi alle testimonianze che raccontano partenze, lavoro e legami con la terra d’origine.

Nata a Pozzomaggiore nel 1943, Sebastiana lascia giovanissima la Sardegna e nel 1957 raggiunge Roma. Dopo il matrimonio con Antonio Deiana, nel 1964 si trasferisce in Svizzera, prima ad Arau e poi, dal 1971, a Faido, nel Canton Ticino, dove lavora presso l’ospedale. Nel 1998 si stabilisce a Biella, mantenendo i legami con la famiglia e con le figlie residenti in Svizzera. Oggi, rimasta vedova, è nuovamente accanto a figlie e nipoti.

Attiva nel Circolo “Su Nuraghe”, Sebastiana ha sempre mantenuto vivo il rapporto con la cultura di Pozzomaggiore. Tra gli oggetti conservati durante i diversi spostamenti ci sono anche i lavori a filet oggi donati al museo. Non sono manufatti realizzati da lei, ma antichi lavori che Sebastiana ha portato con sé dalla Sardegna, conservandoli negli anni come un legame concreto, quasi un cordone ombelicale, con la terra lasciata.

È proprio questo legame a dare alla donazione un significato che va oltre il valore degli oggetti. Un ricamo, un pizzo, un manufatto possono accompagnare una persona nel viaggio e continuare a raccontare il luogo da cui proviene. Nel museo, quelle stesse testimonianze entrano in una storia più ampia: quella delle donne che, attraverso le migrazioni, hanno portato con sé saperi, tradizioni e memorie familiari.

Il filo della donazione si intreccia con un’altra importante presenza custodita a Pettinengo: l’antico telaio appartenuto a suor Maria Battistina, al secolo Caterina Sotgiu, religiosa del Cottolengo e dal 1939 “Pietatina” di clausura a Biella. Arrivata in città nel 1947, la religiosa era specializzata nella realizzazione dei filet bosani, destinati ad adornare chiese e abitazioni.

Alla sua morte, nel 1978, il telaio fu consegnato dalle suore alla nipote Antonietta Sotgiu, figura storica delle “Donne del Filet” di “Su Nuraghe”. Fu lei a promuovere presso il Circolo il laboratorio di Filet, contribuendo alla trasmissione di un’arte tradizionale legata alla comunità di pescatori di Bosa.

Oggi il grande telaio continua a essere utilizzato dalle donne di “Su Nuraghe” per la realizzazione di nuovi ricami. Gli antichi lavori portati dalla Sardegna da Sebastiana e il telaio, dunque, non sono semplicemente testimonianze del passato: continuano a dialogare con il presente attraverso gli allestimenti temporanei e permanenti del Museo di Pettinengo e con le attività che ne fanno luogo vivo di trasmissione della memoria.

La donazione aggiunge così un nuovo tassello alla storia dell’emigrazione biellese e, in particolare, alla storia delle sue protagoniste. Donne che hanno attraversato paesi e confini, lavorato, cresciuto famiglie e conservato nelle proprie case oggetti capaci di mantenere aperto il rapporto con la terra d’origine. Oggetti che oggi, usciti dalle valigie e dagli armadi familiari, diventano patrimonio condiviso.

Il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli, inserito nella Rete Museale Biellese, è aperto ogni domenica dalle 15 alle 19, con ingresso gratuito. Ad accompagnare i visitatori sono le giovani guide Caterina e Maria Grazia.

Info, prenotazioni e visite: Idillio – 334 345 2685

C.S. Battista Saiu, Su Nuraghe