COSTUME E SOCIETÀ - 26 settembre 2026, 12:00

La nostalgia di Dio, a Biella il vescovo Farinella presenta la Lettera Pastorale FOTO e VIDEO

Il testo è stato concepito per raggiungere chi si è allontanato o vive un’indifferenza silenziosa, analizzare senza giudizio le dinamiche che portano a questo allontanamento.

© Diocesi di Biella – Alessandro Bravaccino

Venerdì 25 settembre, nella cornice della Biblioteca Civica “A. Frassati” di Biella, si è tenuta la presentazione della nuova Lettera Pastorale del vescovo di Biella, intitolata La nostalgia di Dio. La serata, condotta con la moderazione del giornalista Lorenzo Iorfino, si è aperta con il saluto introduttivo del vicesindaco e assessore alla Cultura della Città di Biella, Sara Gentile, a cui è seguito l’intervento del vescovo.

Nell’introdurre l’incontro, Monsignor Farinella ha voluto condividere il senso profondo che guida l’intero documento, richiamando una recente espressione del Cardinale Pietro Parolin: «Io cerco di metterci un po’ di cuore». È proprio questo l’atteggiamento con cui è nato il testo pastorale, concepito per raggiungere chi si è allontanato o vive un’indifferenza silenziosa, analizzare senza giudizio le dinamiche che portano a questo allontanamento, attingendo dal Magistero della Chiesa e accogliendo il frutto del confronto aperto con sacerdoti e fedeli laici.

Il cuore della serata ha visto la forma del dialogo tra fratel Guido Dotti, del Monastero di Bose, e Fabio Marzaglia, giornalista e direttore del bisettimanale Il Biellese. Attraverso il loro confronto, la conversazione si è trasformata in un invito diretto alla lettura della lettera. Dalla discussione sono emersi gli elementi di novità del testo, sia nella scelta del linguaggio sia nelle forme di diffusione, uniti alla necessità di raccontare la situazione oggettiva e di partire dalla realtà, ricordando che l’ascolto precede ogni forma di conoscenza e attua un prezioso disarmo del giudizio e del linguaggio. Gli interlocutori si sono interrogati sul punto in cui si trova il cammino diocesano, metaforicamente giunto a un guado in cui scegliere se imparare a nuotare o tornare sui propri passi. Ampio spazio è stato dedicato alla duplice valenza del tema centrale: la nostalgia dell’uomo verso Dio e la nostalgia di Dio verso l’uomo che si è allontanato, con l’invito finale a vivere come testimoni capaci di condurre a questo incontro e di far tornare innamorati coloro che invece si sono allontanati.

Nelle conclusioni, il vescovo è intervenuto per approfondire la traduzione pratica della «terza via» descritta in un’ampia sezione del testo, ricordando la figura del vescovo americano neo-beato Fulton Sheen: «Un santo è una persona attraverso la quale gli altri possono vedere e innamorarsi di Cristo». Nel consegnare la Lettera Pastorale alla comunità, mons. Farinella ha incoraggiato tutti i presenti a diffonderla e regalarla come segno di accoglienza, sottolineando come, pur nella sua forma non convenzionale, il testo inviti la comunità a riempire la propria casa di vita, volti, calore e relazioni autentiche, per poi curare ogni altro aspetto organizzativo.

Nelle conclusioni della serata, il Presule è intervenuto indicando la traduzione pratica della «terza via», a cui dedica un’ampia parte della lettera, richiamando la figura del vescovo americano neo-beato Fulton Sheen e le sue parole: «Un santo è una persona attraverso la quale gli altri possono vedere e innamorarsi di Cristo». Monsignor Farinella ha così augurato a tutti di vivere con una gioia e una trasparenza capaci di far nascere il desiderio di bene e di speranza, consegnando ufficialmente il testo ai presenti e invitandoli a portarlo a casa o regalarlo a chi ha bisogno di sentirsi accolto. Nel descrivere il valore profondo di questa pubblicazione, il vescovo Farinella ha sottolineato come, pur nella sua forma non convenzionale, si tratti davvero di una lettera pastorale che interpella la vita della comunità, evidenziando il rischio di preoccuparsi di abbellire e restaurare la nostra “casa” senza accorgersi che si sta svuotando. Da qui l’invito centrale: «Facciamo tornare questa casa ad essere abitata, riempiendola di vita, volti, calore e relazioni vere. Poi, senza ansia, penseremo a come organizzare e abbellire tutto il resto».

Redazione g. c.